martedì, 16 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Sarà il bitcoin
a sostituire le banche?
Pubblicato il 23-02-2015


BitcoinNell’era virtuale, in un mondo globale in cui l’uso di internet si fa sempre più massiccio, le fratture con il passato e le conseguenti innovazioni sembrano essere inevitabili.

Bitcoin – moneta elettronica creata nel 2009 – potrebbe rappresentarne un esempio. Dell’ideatore, oltre lo pseudonimo Satoshi Nakamoto, non si sa nulla.

Il bitcoin si pone come mezzo di pagamento alternativo: utilizzando la tecnologia peer-to-peer elimina l’intermediazione di ogni autorità centrale e delle banche. Si serve della crittografia per generare nuova moneta e gestire altri aspetti funzionali. Il tutto – transazione ed emissione – viene effettuato in rete, collettivamente dai suoi utenti. Il bitcoin è un mezzo transazionale la cui progettazione è pubblica, priva di possesso e controllo da parte di privati.

Quali sono i contro? In tale sistema l’anonimato è assicurato e ciò potrebbe favorire usi illeciti. Un esempio? La chiusura di Silk Road 2.0 e l’arresto a San Francisco del suo fondatore Blake Benthall da parte dell’Fbi. Il primo Silk Road si serviva della moneta virtuale bitcoin, poiché difficilmente rintracciabile dalle autorità, per comprare illegalmente armi e droga. Con queste accuse il sito web fu chiuso nel 2013 dalla polizia federale degli Stati Uniti.

In seguito alla riapertura della piattaforma, l’Fbi definisce Silk Road 2.0 “uno dei mercati criminali più grandi, sofisticati e largamente usati su internet oggi. Silk Road 2.0 generava 8 milioni di dollari al mese con oltre 150.000 utenti attivi”.

Dall’altra parte coloro che sono favorevoli a questa moneta virtuale, sottolineano che bitcoin si serve della “prova del 9”: ogni portafoglio contiene un insieme di dati a chiave privata utilizzata per firmare le transazioni. Questa sarebbe la prova che ogni emissione proviene dal proprietario del portafoglio e che quindi non sia stata alterata da nessuno. Tale spiegazione tuttavia non rassicura, da noi, la Banca d’Italia. Con la comunicazione del 30 gennaio scorso, ha espresso la sua preoccupazione invitando banche ed altri intermediari finanziari a prestare massima attenzione perché “l’utilizzo delle valute virtuali può esporre a rischi di riciclaggio e finanziamento del  terrorismo”. In tal senso l’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) sottolinea che “gli intermediari finanziari, specie quando prestano servizi di pagamento, devono valutare con specifica attenzione le operazioni di prelevamento e/o versamento di contante e le

movimentazioni di carte di pagamento, connesse con operazioni di acquisto e/o vendita di valute virtuali, realizzate in un arco temporale circoscritto, per importi complessivi rilevanti. Tali operatività devono essere esaminate in relazione al profilo soggettivo del cliente, al coinvolgimento di Paesi o territori a rischio e alle eventuali ulteriori informazioni disponibili”.

I “pro bitcoin” insistono sui vantaggi, sottolineando ad esempio che le transazioni con bitcoin sarebbero certamente più veloci senza l’intermediazione delle banche, che questi siano stati progettati per avere un numero massimo di monete e che perciò non siano in grado di generare inflazione. Tale sistema è poi molto semplice da utilizzare, non sono necessarie competenze di alcun tipo per usufruirne e soprattutto è economico in quanto le spese transazionali sono praticamente nulle.

Seppur l’uso di bitcoin sia ancora limitato, è la moneta virtuale che ha riportato maggior successo. Il suo utilizzo è certamente una sensazionale innovazione, in linea con un mondo che sta cambiando. Ma quanto effettivamente questo sistema peer-to-peer è efficace?

Il declino di banche – come affermano a gran voce i sostenitori di bitcoin – e di altri intermediari finanziari sarebbe davvero la risoluzione all’opprimente crisi economica iniziata nel 2008 e non ancora terminata?

Francesca Fermanelli

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Commenti all'articolo
  1. figuriamoci se le banche centrali possono appoggiare iniziative di questo genere!!!! mica si fanno sfilare il business sotto il naso e allora giù con le solite tiritere sul riciclaggio e il finanziamento al terrorismo!! certo ci crediamo tutti che il problema dei bit coin è questo !! e smettetela una buona volta di dire buffonate che la gente non è più così tonta come 50 anni fa !! abbiate almeno il pudore di stare zitti pinguini impomatati!!

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