domenica, 21 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scalfari, l’Europa
e la “sovranità condivisa”
Pubblicato il 09-02-2015


Sembra quasi di sentire le parole di “Alice nel Paese delle meraviglie”, leggendo alcuni commenti sull’attuale crisi europea, con richiami da sognatore, ad esempio, di Eugenio Scalfari, che invoca un’”Europa federata, con un bilancio unico, un debito sovrano unico, una politica estera e della difesa uniche, una politica dell’immigrazione unica”.

Certo, “Gli Stati Uniti d’Europa”, che furono la speranza di uomini come Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Adriano Olivetti sarebbero auspicabili, per affrontare le gravi sfide geopolitiche, in primo luogo del terrorismo religioso e del novello focolaio di guerra Est-Ovest in Ucraina, ed economiche, con il terribile mix di deflazione, stagnazione e disoccupazione che affligge l’eurozona. Ma, ad essere realisti, tale prospettiva appare distante, a causa, non tanto di un presunto “ritorno di fiamma dei nazionalismi”, descritto dal fondatore di “Repubblica”, con la malcelata volontà di non passare dall’attuale confederalismo debole ad uno Stato federale, come tratteggiato molto approssimativamente dal Trattato di Lisbona, ma in primo luogo per la volontà di potenza della Germania della Merkel, che utilizza come una clava i parametri di Maastricht contro gli altri Paesi dell’Unione europea, nel quadro di un’austerity di ispirazione monetarista. Per non parlare dell’assenza di qualsivoglia unità politica nell’Unione europea, testimoniata, ancora una volta, dall’iniziativa franco-tedesca della Merkel e di Hollande nei confronti di Putin per risolvere la crisi ucraina, senza la presenza di alcun rappresentante degli organi dell’Unione, a partire dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, l’italiana Federica Mogherini.

Ma questa Europa della moneta unica che sta distruggendo i diritti sociali nel Vecchio Continente è oggi pesantemente messa in discussione dai importanti fattori di novità politica a livello nazionale. In Grecia, dove la nuova coalizione che va oltre gli schemi ideologici tradizionali del ‘900, basati sulla contrapposizione di valori e programmi tra destra e sinistra, tra il partito di Tsipras e la destra nazionalpopolare, rivendica la sovranità nazionale contro le interferenze da “golpe bianco” della Troika; in Spagna con il crescente consenso al movimento di sinistra nazionale Podemos, che come Syriza in Grecia contesta l’euro e le banche, la “casta”, i privilegi della classe politica e la corruzione, proponendo il controllo pubblico degli istituti di credito, l’introduzione di una Tobin tax sulle transazioni finanziarie, l’inasprimento delle pene per i reati fiscali, un tetto massimo alle rate dei mutui, un referendum obbligatorio su tutti i temi importanti, e l’introduzione del reddito di cittadinanza. In Francia, dove il movimento nazionalista di Marine Le Pen è dato nei sondaggi al primo posto e in Inghilterra, con il premier Cameron che per contrastare la destra antieuropea dell’Ukip di Nigel Farage, ha indetto un referendum popolare nel 2017 sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea, sino alla nostra Italia, in cui le contestazioni all’Europa dell’euro vengono dalla Lega di Salvini e da un movimento in crisi d’identità e di ruolo politico quale è quello di Grillo.

Per rompere la camicia di Nesso dell’euro e dell’austerity (e contrastare la vocazione egemonica tedesca), bisogna rivedere i Trattati, restituendo alla politica democratica il compito di guidare l’Europa, contro le oligarchie dei banchieri e degli euroburocrati, individuando nuove forme di sovranità condivisa. Si tratta di un principio, quello della sovranità condivisa, che rovescia la tesi della “cessione di sovranità”: non più Bruxelles che sottrae il potere democratico di scelta ai Parlamenti nazionali, ma questi ultimi che in nome della prospettiva dell’unione politica, danno alle istituzioni europee la legittimità democratica di cui hanno bisogno.

Maurizio Ballistreri

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