lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giuseppe Ferone:
Dibattere dall’interno
con le incongruenze del Pd
Pubblicato il 25-02-2015


Ho letto attentamente il confronto che, apertosi tra le colonne dell’Avanti!online a seguito di un editoriale del direttore Mauro Del Bue, ha raccolto immediatamente la risposta in un corsivo di Bobo Craxi. Oggi, rileggendo la conclusione del compagno Del Bue alla risposta di Bobo “Mai col Pd” ho notato degli spunti di notevole importanza, soprattutto in merito ad alcune conclusioni di Mauro, a mio parere, non condivisibili in toto. Vado a spiegare.

D’accordissimo con Del Bue quando disegna il quadro generale della sinistra italiana e della posizione ideale di un nucleo socialista, socialdemocratico e libertario: impossibile a sinistra del Pd, impossibile a destra di quest’ultimo. Allora restano due vie possibili, o confluire del maggior partito della sinistra italiana, il Pd, cercando di apportare al partito i nostri valori, ideali, ricchezza culturale e tradizione. E questo anche per ovviare al paradosso che un partito (uno dei più grandi) aderente al Partito Socialista Europeo non abbia al suo interno un forte stampo di valori socialisti e socialdemocratici; oppure tentare una seconda via con la creazione una lista unica per le prossime elezioni, che si riconosca nei nostri valori e cercare di raggiungere il 3% richiesto dall’italicum per poter fare opposizione. E’ chiaro che il compagno Del Bue si riconosca nella seconda via, così come, ne sono certo, anche il compagno Bobo Craxi.

Ma il punto è questo: andiamo ad analizzare tutti i motivi elencati da Mauro Del Bue per cui oggi risulta difficile la prima scelta da lui auspicata.

In primis Del Bue parla di “correnti” socialiste interne al Pd e del fatto che nonostante i numerosi esponenti ex Psi confluiti nel Pd (come La Ganga, Andò, Amato, Signorile e Del Turco), ancora oggi non vi sia all’interno del Partito Democratico una forte e concreta “corrente” socialista. La mia riposta è “e a cosa servirebbe?”. Se iniziassimo, infatti, ad intendere la politica per quello che oggi effettivamente è, per quello in cui debba necessariamente evolversi e trasformarsi, io non vedo spazio, in futuro, per le correnti. Lo si è visto a Roma, in seguito all’inchiesta “Terra di Mezzo”, Renzi ha azzerato il partito romano e, a mio avviso, le correnti e i “figli di”, che prima dell’inchiesta giudiziaria comandavano il partito, non torneranno più forti come prima.  Semmai ci sarà un possibile spazio per un’area. Un’area ideologica fatta da anime culturali ancorate a tradizioni politiche storiche, ed in questo, noi socialisti dovremmo imprimere al Partito Democratico la nostra, quella socialista e libertaria. Ma le aree non serviranno per creare cordate di amministratori locali, comunali, regionali e facenti capo a deputati e senatori. I capi e capetti devono finire. Un’area che si riconosca in una precisa appartenenza politica storica servirà per allargare il confronto interno, confronto di idee e di ideologie, costruttivo e non distruttivo. Servirà per aprire il confronto interno su posizioni delicate come l’aborto, l’eutanasia, i matrimoni gay ed unioni civili, la liberalizzazione delle droghe leggere, la regolamentazione della prostituzione, all’interno di un partito forse ancora oggi fortemente accecato dalla reminescenza cattolica della ex sinistra democristiana. Ma proprio per questo sono necessari socialisti.

E questo è il primo punto.

Inoltre, Del Bue parla della nuova legge elettorale. Secondo la nuova legge elettorale, l’Italicum, si andrà al voto con i capilista bloccati e gli altri candidati eletti con le preferenze. La preoccupazione di Mauro sta nel fatto che per noi socialisti sia impossibile, o comunque molto difficile, riuscire a strappare qualche capolista bloccato tra quelli del Pd o riuscire ad ottenere molte preferenze tra i candidati eleggibili.

Beh, schierandoci all’ultimo momento sul carro che si prospetta essere quello vincitore può darsi. Ma iniziando a lavorare da adesso, sino al 2018, lavorando sul territorio e stimolando un confronto come noi socialisti, del resto, abbiamo sempre fatto, credo che anche noi qualche preferenza riusciremo ad ottenerla. Perché si dà per scontato che noi socialisti non abbiamo o comunque abbiamo poche preferenze personali. Conosco compagni, soprattutto sul mio territorio, a Roma, ma anche nei dintorni (Castelli e provincia di Roma), che sono dei veri maestri della preferenza. Le correnti non esisteranno più, o comunque, non avranno più il potere e la rilevanza che hanno avuto sino ad oggi. E quindi, in un partito nuovo e moderno, aperto a diverse aree ideologico-culturali, la battaglia sta a noi. Riuscire a raccogliere preferenze ed aprire un forte dibattito e confronto interno credo sia l’obbiettivo da raggiungere. Difficile ma non impossibile.

E di certo, pur ammettendo che in questi due punti, Mauro Del Bue abbia ragione, e pur ammettendo che la riuscita ne sia davvero quasi impossibile, senz’altro mi pare un obiettivo molto più facilmente raggiungibile che creare una lista assieme a qualche altra anima pia (i radicali o i verdi) e cercare di raggiungere, tutti assieme, il 3% per riuscire ad entrare all’opposizione. Mauro invece auspica, quest’ultima via, come quella maggiormente possibile. Sinceramente, a parere personale, a me sembra la più difficoltosa.

Giuseppe Ferone

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