venerdì, 19 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Manuele Franzoso: Costituzione, un nuovo patto fondativo?
Pubblicato il 11-02-2015


Dal 2013 a oggi i governi di Enrico Letta e Matteo Renzi hanno cercato e stanno cercando di cambiare parte della nostra Costituzione. I loro, però, non sono i primi tentativi. Già nel 1985 ci fu una commissione per riscrivere la seconda parte della carta costituzionale. Poi nel 1992, 1994, 1997 altri comitati di revisione furono creati. Nessuno di questi è riuscito ad apprestare cambiamenti sostanziali e significativi. Perché cambiare la Costituzione della Repubblica Italiana?
Con le elezioni del 2 giugno 1946, oltre alla scelta tra monarchia e repubblica, gli italiani votarono per la formazione di un’Assemblea Costituente con il preciso scopo di dare all’Italia liberata nuove regole e un nuovo patto fondativo del vivere comune. I tre grandi partiti di massa vincenti furono la DC, il PSI e il PCI; entrarono nell’Assemblea anche rappresentanti di partiti quali il vecchio Partito Liberale, l’antico Partito Repubblicano, il Partito Monarchico, il Partito d’Azione, Democrazia del Lavoro e il Partito dell’Uomo Qualunque. L’Assemblea Costituente composta da 556 deputati era troppo numerosa per scrivere e discutere contemporaneamente degli articoli costituzionali. Così fu creata la commissione scelta dei “Settantacinque”.
I “Settantacinque” si divisero a loro volta in altre commissioni e sottocommissioni per ogni parte della Carta. Fu accolta la proposta di Aldo Moro, cioè di dividere gli articoli in “Principi fondamentali”, “diritti e doveri dei cittadini” e “ordinamento della Repubblica”. Tra i politici più influenti che scrissero la Costituzioni, oltra ad Aldo Moro, vi furono Giorgio La Pira, Umberto Terracini, Lelio Basso e Piero Calamandrei. La Costituzione italiana si fondava così sullo “spirito del Comitato di Liberazione Nazionale” che aveva operato per la sconfitta nazifascista nell’Italia occupata.
Quali sono i punti, gli articoli, le norme della Costituzione obsolete al giorno d’oggi?
C’è chi sostiene di cambiare la parte denominata “Ordinamento della Repubblica” e passare da una repubblica parlamentare a una repubblica presidenziale. Nei governi presidenziali la maggioranza parlamentare e il governo costituiscono due centri di indirizzo e di decisione reciprocamente autonomi. Inoltre vi sarebbe l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. I governi parlamentari, invece, sono espressione dello stesso indirizzo politico.
Altro punto controverso è la legge elettorale con la quale vengono eletti senatori e deputati. La Costituzione auspica e dichiara che ai fini di una buona rappresentanza, e per una maggiore democrazia, sia meglio adottare un sistema elettorale proporzionalistico. Tuttavia la questione della legge elettorale è rimandata a una legge ordinaria. Nel referendum del 1993 sul sistema elettorale vinse il sistema maggioritario. Oggi il governo Renzi sta per mettere a punto l’Italicum, a forte connotazione maggioritario. La Corte Costituzionale ha deliberato che il Porcellum, la legge elettorale con la quale siamo andati a votare alle ultime elezioni nazionali, è anticostituzionale poiché non rispetta il principio di proporzionalità. L’Italicum, se mai venisse approvato, incorrerà in una sentenza simile, condannando il popolo italiano ad avere, per la seconda volta, un Parlamento delegittimato.
Il potere legislativo appartiene alla Camera dei Deputati e al Senato, che insieme costituiscono il Parlamento. Il nostro Parlamento ha dunque un sistema bicamerale di tipo “perfetto”, cioè ogni Camera ha le stesse funzioni dell’altra e l’approvazione delle leggi deve avere il consenso di entrambi le assemblee. Tuttavia esso è un percorso tortuoso, lento e farraginoso. Le proposte di cambiare il bicameralismo perfetto risalgono agli anni ’80. La tesi più accreditata sarebbe di diversificare le funzioni delle due Camere, una con il compito di proporre(statuire) l’altra di deliberare(impedire). Tutto questo non sarebbe possibile senza affidare alla Corte Costituzionale un potere maggiore di controllo, snellendo al contempo il processo di “revisione delle leggi”.
Una corrente politica, poi, vorrebbe riformare l’ordinamento giudiziario nella Costituzione. In tutti questi proclami nessuno si è preso il disturbo di ascoltare i cittadini italiani. Se la Costituzione del 1948 è scaturita dai rappresentanti del popolo, unico e vero detentore della sovranità, perché è utopistico parlare di un nuovo patto fondativo? Una nuova Assemblea Costituente per sbloccare questa situazione d’impasse potrebbe essere una soluzione più che accettabile. Il filosofo inglese John Locke nel 1690 pubblicò i “Due trattati sul Governo” e sottolineò come “il popolo non è la forza originaria della costituzione, ma il punto al quale tornare se la costituzione non funziona più”. Sono ormai passate tre generazioni dal 1948 e il mondo si è completamente trasformato. Con questo, però, non si vuole cambiare perché è cambiato il mondo, ma perché è avvenuto un mutamento talmente repentino che gli strumenti sanciti dalla Costituzione Italiana risultano anacronistici.
Manuele Franzoso

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