domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

‘Sei mai stata sulla Luna?’,
un cast stellare per una
commedia impegnata
Pubblicato il 12-02-2015


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Il cast del film “Sei mai stata sulla luna?”

Che succede se Nord e Sud si incontrano, se il Sud diventa il Nord del Paese, se la moda di lusso finisce in una campagna sperduta della Puglia? E cosa accadrebbe se, come avviene per la protagonista dell’ultima commedia di Paolo Genovese (Liz Solari che veste i panni di Guia), tra paradisi fiscali, donne in carriera che tentano la scalata nell’alta moda, ci si rendesse conto che il bene più prezioso resta una masseria pugliese ereditata?

La comicità tocca il massimo tra gag divertenti alle prese con mucche da custodire e da portare al pascolo, uova di gallina da raccogliere, stalle da pulire. Anche questo rende riconoscibili le firme degli autori del soggetto: oltre allo stesso Paolo Genovese, Enrico Vanzina, Carlo Vanzina, Riccardo Milani, Alessio Maria Federici. Allora Guia si chiede se sia davvero possibile sopravvivere in un ambiente così squallido e distante, così diverso rispetto alla moda di Milano. Tanto più che, all’epoca degli abusivismi edilizi, dei subaffitti illeciti di locali, la masseria scopre essere abitata “abusivamente” dal cugino Pino (Neri Marcoré), affetto da “un ritardo dello sviluppo cognitivo – non scemo”, e dal fattore che si sta occupando della masseria stessa, il vedovo Renzo (Raoul Bova), che occupa gratuitamente la dependance insieme al figlio Tony.

In un momento in cui regna l’opportunismo, soprattutto economico e del business, in cui anche i piccoli bar di paese si fanno una concorrenza spietata (stile far west, come si vede in una scena all’inizio del film), ed in cui anche gli affetti sono “di convenienza”, tra fidanzati scomodi, figli ingombranti e legami che vanno e vengono (ma vengono costruiti a propria insaputa su siti di incontri, nascosti dietro nickname), forse non resta davvero che mettere un foulard al collo delle mucche in luogo di catenacci per sentirsi a casa, veri, autentici. E forse, colei che era considerata “una stronza cinica e snob”, come la sua assistente Carola (Giulia Michelini) definiva Guia, al contrario probabilmente cela quel romanticismo nascosto che non ti aspetti, cerca il vero amore come non si direbbe, ritenuta solamente interessata alla propria carriera.

Perché, in fondo, l’insegnamento del film è, oltre alla riscoperta del fascino della campagna, di mostrarci a guardare oltre le apparenze. Spesso non si riesce a vedere oltre il proprio naso, come si suol dire, non ci rendiamo conto effettivamente di quello che ci circonda, delle persone che abbiamo vicino, di chi ci ama veramente o ci è affezionato sul serio. Spesso non ci rendiamo conto di quanto possiamo realizzare i nostri sogni anche là dove sembrerebbe regnare la desolazione, come nel piccolo paese della Puglia che fa da scenario al film.

Raoul Bova e Sabrina Impacciatore in una scena dell'ultimo film di Genovese

Raoul Bova e Sabrina Impacciatore in una scena dell’ultimo film di Genovese

E tutto questo perché non si riesce ad osservare con la lucidità dell’immaginazione di chi è considerato scemo come Pino, mentre troppo spesso nella vita siamo abituati che “a volte si fanno molte cose per finta”. E così si finisce per “prendere lucciole per lanterne”. Mentre si gioca col sogno americano, per cui Ostuni è diventato Houston, e per chi viene dalla Sicilia Ostuni è al Nord, si finge quello che non si è, mentre la verità è che anche l’umile Ostuni può rappresentare una piccola grande Houston, un’America in cui vivere quel sogno americano tanto ambito.

E questo poiché “qui abbiamo una dignità e quella non ha prezzo. Non è come da voi (al Nord, ndr), che tutto ha un prezzo” e si può comperare ogni cosa. Potendo persino contrattare sul matrimonio, come vuole fare il fidanzato di Guia (interpretato da Pietro Sermonti), che pensa persino di fare un accordo pre-matrimoniale per evadere il fisco. Ma, nonostante questo, “la vita vera è più bella”, dice Pino. In quanto ci sono ancora persone in grado di sorprenderci positivamente; spesso “pensiamo di conoscere una persona per sempre, ma ne ignoriamo la parte migliore, più nascosta, che è quella che ci intriga di più, che ci fa sognare”, come dice Mara (una Sabrina Impacciatore che recita con sensibilità il ruolo della romantica protagonista che interpreta), che il fratello Delfo (Sergio Rubini) protegge dalle insidie di uomini cinici  spietati; ma non dal romantico e buono Felice (Emilio Solfrizzi). A loro è affidata la parte più vera e tenera della commedia, col romanticismo di una scena finale girata in una delle capitali europee considerate la patria dell’amore quale Parigi.

Un film che vanta la canzone omonima della colonna sonora scritta da Francesco De Gregori, che mentre gioca col sogno americano omaggia il cinema di Hollywood e nostrano. Le melodie e i paesaggi ricordano quelli de “Il ciclone” di Pieraccioni. Mara ama uscire di nascosto dalla finestra come Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”. Guia sembra una nuova Andrea Sachs de “Il diavolo veste Prada”. E il sogno americano richiama quello del primo uomo sulla Luna. Spesso quando si desidera qualcosa di straordinario, eccezionale, si pensa subito al satellite della Terra. La Luna, infatti, viene vista spesso come “quel posto magico” in cui tutto è possibile, come viene rappresentato nel piccolo paese pugliese. La domanda del film: “Sei mai stata sulla Luna?” equivale dunque a chiedersi: “Hai mai espresso e realizzato un desiderio enorme” che non credevi si potesse realizzare? Crederci e provarci non costa nulla. Poi quello che verrà si vedrà. Dunque anche il titolo sembra una scelta curiosa e intelligente per rendere il tributo ad una figura invocata spesso non a caso, quasi a infondere la speranza nel credere ancora nei sogni. Anche in una società moderna, attenta agli affari e ai soldi, e che ha perso le tradizioni locali, i valori umili ed importanti della campagna. Sempre in viaggio, sempre di corsa, sempre a lavoro e meno a casa circondati da affetti sinceri. Un habitat da ricostruire e salvaguardare, come la masseria.

Barbara Conti   

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