martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Per la Grecia di Tsipras
solo porte sbattute in faccia
Pubblicato il 06-02-2015


Tsipras-BCELa Grecia è rimasta sola nella sua battaglia per ottenere un alleggerimento del fardello del debito. Dopo l’iniziale sostegno avuto all’indomani delle elezioni politiche del 25 gennaio con la vittoria di Syriza, adesso che il suo leader e neo premier, Alexis Tsipras è arrivato alla stretta finale con la Troika, è tutto uno sbattere di porte in faccia. Se il 25 gennaio Pd, Debora Serracchiani, dichiarava: “Siamo convinti che Tsipras saprà sfruttare al meglio il risultato elettorale raggiunto, per il bene della Grecia e per consolidare in Europa il percorso per la crescita cui ha lavorato il governo Renzi in questi mesi”, ieri lo stesso Matteo Renzi assumeva fino in fondo la linea dura dettata da Berlino ripetendo, anche con le stesse parole usate da François Hollande, che la decisione della BCE sulla Grecia – la chiusura del rubinetto del credito in cambio dei junk bond ellenici – era “legittima e opportuna”. E il ministro Padoan aggiungeva che l’intervento della BCE era stato “opportuno e necessario”.

Oggi l’ultima porta sbattuta è quella del presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, che ha escluso la possibilità di prestiti ponte come richiesti da Atene in attesa di negoziare una soluzione diversa: “I Paesi dell’aerea euro non concederanno alla Grecia un prestito ponte per tenerla a galla mentre il governo del premier Tsipras tenta di rinegoziare i termini di un nuovo accordo finanziario con l’Ue”.

È insomma la linea di Berlino che continua a dettare legge e che ieri il ministro delle finanze Wolfgang Schauble aveva condensato in queste parole dopo l’incontrpo con l’omologo greco: “Non si può semplicemente dire: ‘Non ci atteniamo alle condizioni sottoscritte, ma abbiamo bisogno di soldi’. Le condizioni accordate alla Grecia nel programma di aiuti sono state oltre ogni misura generose. Cosa direbbero gli altri Paesi sottoposti a vincoli molto più stringenti?”

Paradossalmente mostra assai più elasticità il direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, Carlo Cottarelli, che ha avanzato l’ipotesi di un rifinanziamento da parte del Fondo del prestito alla Grecia spiegando che ci sono margini per un rollover, da accompagnare però a un nuovo programma e ha aggiunto anche che è prematuro parlare di un’uscita dalla troika del Fmi, che “ha espresso la sua disponibilità a parlare con Atene”.

L’appuntamento vero adesso è quello di mercoledì 11 febbraio quando, alla vigilia del vertice Ue, si terrà una riunione straordinaria dell’Eurogruppo sulla Grecia. La riunione dei ministri delle finanze dei 19 Paesi dell’eurozona sarà nel formato di una cena di lavoro e comincerà alle 17,30. A Bruxelles nessuno fa previsioni sull’esito dell’incontro, ricordando che è comunque prevista, oltre al vertice Ue del giorno dopo, la riunione mensile dell’Eurogruppo il 16. La dead line per trovare un’intesa sui passi futuri resta il 28 febbraio, quando arriva a scadenza il programma di assistenza finanziaria per la Grecia. Dopo quella data, in mancanza di un accordo, nessuno è in grado davvero di prevedere cosa potrà succedere ovvero se una crisi di liquidità metterà a ko le banche e in successione l’intero sistema finanziario ellenico con un possibile default e uscita dall’euro oppure se Atene, chissà forse anche con l’aiuto di Putin con cui Tsipras andrà a parlare, riuscirà a galleggiare sul mare dei 320 miliardi di dollari del debito pubblico. Certo è che con la vittoria della sinistra ad Atene sono entrate apertamente in conflitto due opposte concezioni dell’Unione Europea: quella tecnocratica che non vede altra strada che quella dell’austerità per rimettere a posto i conti, contro quella politica che privilegia la ricerca di un accordo, ben consapevole che i pareggi di bilancio non possono avvenire sulla pelle dei cittadini, soprattutto dei più deboli, pena un rischio mortale per l’intero sistema della democrazia parlamentare liberale.

Molti continuano comunque a ritenere che alla fine un accordo verrà trovato anche perché il collasso del sistema si ritorcerebbe contro gli stessi creditori  a cui mai serve la morte per asfissia del debitore.

Intanto però la paura che il Paese sia costretto ad uscire dall’euro ha già provocato una fuga di depositi dalle banche. Solo a gennaio, temendo un ritorno della dracma, sarebbero stati ritirati dai conti correnti tra i 10 e i 12 miliardi di euro, circa l’8% del totale mentre il mese prima erano già usciti 4 miliardi e mezzo. Per ora le banche greche hanno ancora accesso alla liquidità di emergenza della BCE – il fondo ELA – ma domani potrebbe non esserci più neppure questa possibilità.

Lo stesso processo che ha portato alla fuga dei risparmiatori, sta provocando danni ovvi anche al rendimento dei titoli triennali schizzati ieri fino a un massimo del 18,8% perché nessuno è più disposto a prestare soldi alla Grecia, se non per scadenze brevissime o per interessi elevatissimi.

Il caso del debito greco, assai piccolo in termini assoluti rispetto alle casse degli Stati europei, è però solo la punta di un iceberg. Secondo McKinsey (multinazionale di consulenza dirigenziale) a livello mondiale dal 2007 ad oggi il debito pubblico è aumentato di 25 mila miliardi di dollari e quello totale (anche privato) di 57 mila miliardi. Una mo0ntagna destinata ad aumentare nei prossimi 5 anni in molti Stati, europei e non solo, che altrimenti dovrebbero ridurre così tanto il deficit primario di bilancio che si condannerebbero a una recessione senza scampo.

Ecco perché la partita di Atene che sta giocando Tsipras è importante per tutti anche se molti leader europei preferiscono far finta che la questione non riguardi il proprio Paese.

Alvaro Steamer

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Commenti all'articolo
  1. 2012…regalo alla grecia con taglio del debito del 50%+diverse decine di miliardi di aiuti internazionali in cambio di riforme e richiesta di controllo del debito …hanno continuato a sperperare(pensioni assurde,voto di scambio,corruzione ,evasione,mafia)schizzo del debito al 175% su pil…ora tsipras non vuole ripagare il prestito…non solo ma vuole altri soldi che non ripaghera’ mai per continuare a fare altri debiti…poi altri soldi…poi ancora…poi ancora…ancora…ancora…e non li ripaghera’ mai…

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