sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Un No a Tsipras può dimostrare
che votare è inutile
Pubblicato il 17-02-2015


Nelle trattative, soprattutto in quelle davvero importanti e in cui le parti hanno una capacità simile di far valere le proprie ragioni, un braccio di ferro può protrarsi fino all’ultimo minuto utile. Anzi, in qualche caso vengono ‘fermati gli orologi’ per andare oltre la 24.ma ora e sciogliere l’ultimo nodo. Nel caso del debito della Grecia il tempo sta davvero scadendo. C’è chi teme che ormai Atene abbia già varcato la soglia del non ritorno, ovvero che comunque non sia più in grado di soddisfare i creditori. Può essere che sia così, ma può essere anche che ci si trovi di fronte all’ennesima pressione.

Oggi però sta emergendo una consapevolezza che dovrebbe essere materia di dibattito urgente: se non verrà trovata una soluzione soddisfacente tra Ue e Atene, si rafforzerà nell’opinione pubblica europea la sensazione, o la convinzione, che ormai l’esercizio del voto sia una pratica inutile perché anche cambiando maggioranza e governo – ed è quanto è avvenuto in Grecia – comunque la politica economica verrà decisa altrove. E non importa se questo altrove è a Berlino oppure a Bruxelles, oppure ancora in circoli ristrettissimi di onnipotenti oligarchi della finanza mondiale, il risultato non cambia.

Se questo assunto è esatto, i primi a preoccuparsene seriamente dovrebbero essere i partiti che si definiscono di sinistra o di centrosinistra, che aderiscono al PSE o ne sono ai margini come il greco Siryza, ma anche gli altri, di destra estrema che propongono, per noi improbabili, uscite dall’euro, ritorni all’autarchia o abbracci con ciò che resta dell’impreso sovietico oppure con il nascente strapotere di Pechino.

Non è un caso se si trova sull’orlo di una crisi totale e profonda, il PSOE che si vede mangiare l’elettorato da Podemos. Così come non è un mistero che il PS francese potrebbe trovarsi a fronteggiare il prossimo scontro elettorale con il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, ma fortemente indebolito. Per non dire della SPD, oggi in un governo di grande coalizione con la CDU-CSU, e che domani dovrà spiegare agli elettori tedeschi la differenza tra la sua ricetta economica e quella della destra. Se ce n’è.

La china è divenuta scivolosa e ripida e non è un mistero che i più duri oppositori di un alleggerimento delle richieste dei creditori di Atene siano i governi di Madrid, Lisbona e Dublino (e forse un po’ anche quello di Roma). Difatti se accettassero di concedere respiro ad Atene dovrebbero poi spiegare a casa propria perché mai hanno imboccato e percorso senza fiatare la strada dell’austerity così come indicata da Bruxelles. Una posizione davvero imbarazzante. Ma qual è l’alternativa?

Rafforzare politicamente l’Unione Europea per avere a Bruxelles una Commissione composta da commissari eletti e non nominati. Dare ai cittadini europei il potere di decidere cosa sia giusto fare o non fare, limitando drasticamente il potere, ambiguo e oscuro, di organismi non elettivi.

La questione del debito e della finanza, così come del fisco e dell’evasione fiscale, non può più essere trattata e risolta a livello nazionale – con buona pace della Lega – ma è una questione affatto globale. Una Commissione europea eletta può discuterne con Washington e Pechino e trovare soluzioni utili e condivise perché, come diceva il poeta, ‘nessuno è un’isola’, e davvero quando ‘suona la campana’, nel nostro caso quella del debito e della speculazione finanziaria, suona per tutti, ‘anche per te’.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Dovremmo ringraziare Tsipras per la battaglia che conduce contro la politica che ha portato la Grecia nel terzo mondo ed i suoi cittadini alla fame (letteralmente).
    Dispiace constatare che il PSE non si muove, chiuso nel nazionalismo, come nel 1914, a Zimmerwald: e l’esito allora fu la guerra ed è probabile che anche questa crisi mondiale finisca con una grande guerra.
    Ah, come sarebbe bello ce il PSI potesse rivendicare una politica per salvare la grecia, l’UE e il mondo!

  2. Carissimo Carlo. Hai messo in luce non solo i punti deboli della funzione delle Istituzioni europee ma anche la profonda crisi del Socialismo europeo sia livello dei singoli Stati che come PSE.
    I grandi valori della tradizione socialista non riescono più a tradursi in contenuti alternativi a quelli del Centro destra, per cui gli elettori europei, alla brutta copia dei Programmi del Centro destra offerta dai Partiti socialisti, preferiscono l’originale. Il Socialismo può sopravvivere solo se rimane ancorato alla sua Cultura che si esprime nella difesa dei più deboli e nel contrasto alle disuguaglianze sociali e al presidio dei capisaldi della Democrazia oggi messi a repentaglio dal potere della grande finanza.
    Quando un Partito socialista non è in più in grado di farsi carico dei bisogni del suo Popolo, è normale che Tsipras e Podemos lo sostituiscono in questo ruolo di rappresentanza. Se a questa carenza si aggiunge l’attuale mancanza di veri Leader il rinnovamento per il Socialismo deve avvenire in maniera radicale.
    Je suis socialiste

  3. Da tempo il PSE latita. Mi chiedo peró cosa fanno i partiti socialisti che ne fanno parte. Il PD, che ha aderito al gruppo socialista, parla o sta muto? E il PSI, pur ridotto ai minimi termini, potrebbe chiedere una convocazione o una specie di congresso PSE per discutere delle politiche economiche e decidere come procedere?
    A me sembra che non si muove nulla!

  4. Condivido le considerazioni di Correr sia nei riguardi della latitanza del PSE e delle gravi contraddizioni di Renzi nel dichiarare nei colloqui diretti con Tsypras il sostegno e poi schierarsi con le posizioni oltranziste della Merkel, che intende annullare persino il valore delle elezioni in Grecia, il cui consenso è avvenuto proprio contro gli impegni sottoscritti da Saramas con la Troika. Le conseguenze che patirà ancora la Grecia, sono destinate a pesare anche su di noi. Coerenza, coraggio e impegno del PSE da far seguire posizioni conformi da parte dei vari esponenti aderenti, come il PD e la SPD.

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