mercoledì, 20 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

TSIPRAS CONTRO TUTTI
Pubblicato il 17-02-2015


Grecia_manifestazione_Tsipras_Siryza‘Non c’è un piano B per la Grecia’. Lo ha ricordato (ma sarà vero?) il commissario Ue agli Affari Economici, Pierre Moscovici, a margine dell’Ecofin in corso oggi a Bruxelles quando in molti ci si interrogava proprio sulla bozza che Moscovici avrebbe concordato l’atro ieri con Tsipras e che sarebbe improvvisamente sparita dal tavolo della trattativa, forse per le pressioni del fronte rigorista capeggiato da Berlino.

Il braccio di ferro è in corso e incombe minaccioso su tutti, ma non solo sulla Grecia, il fallimento delle trattative sul rifinanziamento del debito ellenico. “Il piano A – si ripete a Bruxelles – è che ci sia un accordo a 19 e questo è il solo piano sul tavolo”. “La decisione finale dovrà essere concordata da tutti i 19 stati membri dell’eurozona, e questo l’ha reso chiaro ieri l’Eurogruppo”.

Vignetta pubblicata da Avgi, il giornale di Syriza in cui Schaeuble in divisa da nazista dice: Vogliamo fare ancora sapone con il vostro grasso, pensiamo a usare le vostre ceneri come fertilizzante. Il leader Tsipras ha preso le distanze definendola infelice

Vignetta pubblicata da Avgi, il giornale di Syriza in cui Schaeuble in divisa da nazista dice: Vogliamo fare ancora sapone con il vostro grasso, pensiamo a usare le vostre ceneri come fertilizzante. Il leader Tsipras ha preso le distanze definendola infelice

Il più duro resta il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schaeuble che ha ribadito la posizione rigorista scaricando interamente sul governo guidato da Alexis Tsipras l’onere di sciogliere i nodi rinunciando alle promesse della sua campagna elettorale, ovvero rinunciando a rinegoziare il debito, a rallentare le misure di austerità che hanno massacrato il welfare ellenico e accettando di nuovo che siano gli ‘uomini in nero’, cioè i rappresentanti della troika, a vigilare sui conti di Atene. Se il Paese resterà nell’euro “è una decisione interamente nelle mani della Grecia”, lasciando intendere che un’uscita dalla moneta non è un’ipotesi solamente teorica. Tutto – ha aggiunto – è legato alla permanenza della Grecia in un programma di assistenza finanziaria che, se non venisse rinnovato, genererebbe una situazione “difficile”.

Ma se a Berlino fanno la faccia ‘feroce’ ad Atene non sembrano spaventarsi più di tanto. L’ultima dichiarazione dell’Eurogruppo è “una provocazione”, ha detto Tsipras, aggiungendo che a suo parere la posizione espressa dai ministri delle finanze “non riflette quella dei leader Ue”. C’è insomma una visione tecnocratica e una politica della vicenda e lui punta sulla seconda tanto da dirsi “ottimista” sulle possibilità di arrivare ad un accordo. La democrazia “non può essere minacciata”, ha sottolineato ricordando come la Grecia non sia una colonia o un paria dell’Europa. Atene, ha concluso, non ha fretta e non “non firmerà – come ha aggiunto Gavriil Sakellaridis, portavoce del Governo – (…) neppure con una pistola puntata alla tempia”. Ma cos’è che dà forza a Tsipras?

Le ragioni del premier greco non sono solo politiche, ma anche tecniche.

Difatti se venerdì non si dovesse raggiungere l’accordo e la BCE chiudesse il rubinetto dei finanziamenti di emergenza (ELA) alle banche greche per tamponare le richieste di liquidità dei risparmiatori e impedire un’ondata di panico, il sistema bancario ellenico potrebbe andare rapidamente in crisi costringendo il Governo ad adottare misure da tempo di guerra.

Atene sarebbe costretta a resuscitare la Dracma che naturalmente avrebbe un valore molto lontano dalla parità con l’euro, attorno – si ipotizza – al 50%. Con due dracme per un euro Atene ridarebbe sicuramente fiato al suo export – peraltro molto limitato – ma attirerebbe capitali e turisti. Nello stesso tempo però avrebbe grandi difficoltà a finanziarsi sui mercati, se non a tassi elevatissimi. Il problema sarebbe il suoi debito estero attualmente denominato in euro anche perché nel frattempo, tra la crisi del 2011 e oggi, le banche estere hanno ridimensionato i loro crediti nei confronti della Grecia, scendendo da più di 300 a 50 miliardi di euro, la maggior parte ‘scaricati’ sulle Istituzioni europee mentre il resto è anche probabilmente garantito da collaterali internazionali.

Circa 2/3 dei titoli di Stato greci sono detenuti da diversi soggetti pubblici, dal Fondo di salvataggio europeo (Esm) per 142 miliardi, dai Paesi della zona euro, 53 miliardi, dal Fondo monetario internazionale (FMI) per 34 miliardi e dalla Banca Centrale Europea (BCE) per 20 miliardi. Che possa reggere il peso di questo debito in moneta europea non è credibile e dunque sarebbe inevitabilmente costretta a dare forfait, o meglio, potrebbe decidere secondo alcuni di rimborsare solo l’FMI per lasciarsi aperta la strada di ulteriori aiuti mentre concorderebbe una soluzione ‘argentina’ con il resto dei creditori, ovvero in cambio di circa 200 miliardi potrebbe rimborsarne una percentuale da concordare. Nel caso dell’Italia la perdita potenziale viene valutata tra i 40 e i 61,2 miliardi di euro. Dunque il default sarebbe interamente a carico dei cittadini europei in proporzione alla partecipazione percentuale dei rispettivi Stati ai diversi meccanismi finanziari. Comunque in testa c’è la Germania, a seguire la Francia, terza l’Italia e poi tutti gli altri.

C’è poi il contraccolpo sulla credibilità della moneta unica e della capacità dell’UE di governare crisi gravi come questa della Grecia e ancora più pesante quello sulla credibilità del progetto europeo nel suo insieme. Non solo l’uscita della Grecia sancirebbe il fallimento dell’integrazione economica, ma anche di quella, oggi congelata, politica. All’insegna del motto ‘ognuno per sé e dio per tutti’, Atene, in mancanza di un sostegno europeo, lo cercherebbe altrove cominciando a Washington, ma anche a Mosca o a Pechino.

Pesante sarebbe anche il fallimento politico personale di Angela Merkel (e non è un caso che finora stia parlando solo Shaeuble). La Germania, sotto la sua guida, potrebbe venir riconosciuta come un ‘gigante economico dai piedi di argilla’, ovvero incapace di assumere un ruolo politico di guida a fianco di quello economico. E sarebbe un ‘libera tutti’ che riporterebbe l’Europa indietro ai tempi dell’Euroatom. Un insuccesso storico.

Un evento con riflessi pesanti sulla politica del Vecchio Continente, una prospettiva che dovrebbe indurre soprattutto la sinistra a spingere per una soluzione della crisi.

“Se non si trova un punto d’incontro tra Ue e Atene – ha commentato il Segretario del Psi, Riccardo Nencini – si rischia di rafforzare negli europei l’idea che è inutile votare per cambiare governo se poi la politica economica viene decisa a Berlino”. “Questa dovrebbe essere una preoccupazione innanzitutto per i partiti membri del Pse e in Germania per la Spd, ma riguarda tutti. L’alternativa è rafforzare l’integrazione nell’Ue per avere una Commissione di eletti e non di nominati pena la disintegrazione in tempi rapidi della sinistra europea e dell’Unione stessa”.

“Lo stallo tra Grecia ed Eurogruppo – aggiunge Patrizia Toia, capodelegazione Pd all’Europarlamento – deve essere assolutamente superato e lo si può superare solo con una soluzione condivisa nel rispetto delle regole europee, ma anche con uno sforzo ulteriore da parte dell’Europa”. “I ministri delle Finanze non possono limitarsi a pretendere che Atene sottoscriva l’estensione del programma di salvataggio così com’è”. “Occorre mettere nero su bianco la promessa al popolo greco che nel rinegoziare un nuovo programma Bruxelles non ripeterà gli errori della troika, ma renderà il programma di salvataggio sostenibile economicamente e accettabile dal punto di vista sociale”. “In Grecia ci sono state libere elezioni e non si può non tener conto di un voto espressione della democrazia”.

Già questo è il nodo vero perché o si dà retta a Schaeuble quando dice che non glie ne importa nulla del voto che ha portato Siryza al Governo e si passa la mano ai consigli di amministrazione delle banche oppure si trova una strada per far uscire la Grecia dalla trappola del debito disegnando un futuro diverso per tutta l’Unione.

Alvaro Steamer

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Commenti all'articolo
  1. E’ quello che modestamente anch’io segnalo all’AVANTI da tempo…..Una ribellione GRECA contro la GERMANIA, non tanto contro l’EUROPA MA …SOPRATTUTTO contro la GERMANIA. Lo sapevate che alle acciaierie di TERNI-ITALIA, sventola la bandiera tedesca…? …si dirà che centra…?…EPPURE CENTRA …a Terni hanno protestato…ed ora accanto a quella tedesca c’è pure LA nostra tricolore…

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