sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

TTIP, imprese d’accordo,
sindacati un po’ meno
Pubblicato il 06-02-2015


TTIP-auto-GermaniaGrande eco sulla stampa tedesca ha avuto la presa di posizione del settore automobilistico tedesco favorevole agli accordi di libero scambio in fase di negoziazione tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea: Bosch, Porsche, Audi, BMW, Daimler e Ford dichiarano all’unisono: “Sì al TTIP”. Cosa li spinge?

Ritengono che se fossero abolite le tariffe risparmierebbero ogni anno 1 miliardo di euro. Infatti l’integrazione del mercato europeo e di quello statunitense ridurrebbe i dazi ed eliminerebbe qualsiasi ostacolo per mezzo dell’equiparazione di norme e regole in ogni settore. La risposta dei sindacati non si è fatta attendere. Tra le tante perplessità che dichiarano di avere, ritengono che la procedura di risoluzione delle controversie tra investitore e Stato (ISDS) “pone una limitazione non accettabile al margine di manovra del governo e alle procedure decisionali democratiche”.

Secondo Dieter Zetsche, CEO di Daimler AG e responsabile di Mercedes-Benz Car, “TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership) offre un’opportunità unica per integrare i nostri mercati su entrambe le sponde dell’Atlantico”. A suo dire se ne gioverebbero anche i clienti. L’accordo dovrebbe portare circa 545 euro in più nelle loro tasche, sottolinea Zetsche.

Anche Norbert Reithofer, numero uno di BMW Group, dichiara le motivazioni della sua adesione al TTIP. “Tutti i marchi tedeschi fabbricano negli Stati Uniti e tutti quelli americani producono in Europa”. Risparmiare quel miliardo di euro, di cui sopra, è fondamentale per impiegarlo, nell’ottica di Reithofer, in altro. Si pensi che i dazi incidono fino al 25% per gli europei in Nord America e per il 10% per gli americani in Europa. Se Bosch si appella direttamente alla politica chiedendo “coraggio e lungimiranza” per accordare le norme, Matthias Müller, capo di Porsche, sottolinea che i tedeschi chiedono parametri uniformi per le auto elettriche e i crash test.

La questione degli accordi di libero scambio tra i due Continenti è sempre più presente.

Lo dimostra quanto trapelato da AWP, Associated Whistleblowing Press. Sembrerebbe infatti che il TISA (Trade in Services Agreement) la stessa trattativa del TTIP, ma per il settore dei servizi, sia intenzionato a delocalizzare i servizi sanitari su scala globale. Tale mercato vale 6 trilioni di dollari e tutti i partecipanti si sono dichiarati interessati, durante incontri rimasti pressoché segreti.

La leader del sindacato internazionale Public Services International, Rosa Pavanelli, sostiene che “è scandaloso che simili proposte, mirate a smantellare la sanità pubblica, siano discusse in segreto e che i cittadini debbano venire a sapere dalle fughe di notizie ciò che i governi decidono in loro nome. La salute è un diritto umano e non è in vendita, i sistemi sanitari esistono per dare servizi alle nostre famiglie, non per consentire profitti alle multinazionali.” Gli interessi in ballo sono altissimi e i trattati raggiungono, incontro dopo incontro, sempre più intese. È il prezzo che paghiamo alla globalizzazione? Fino a che punto essa è a favore del cittadino?

Francesca Fermanelli

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