domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Un “Barbiere” nel segno
della contagiosa vitalità
Pubblicato il 10-02-2015


Barbiere di SivigliaApplauditissimo e coinvolgente debutto al Teatro Goldoni di Livorno de “Il Barbiere di Siviglia”, andato in scena il 6 e 7 febbraio a sigillare la quattordicesima produzione del progetto LTL Opera Studio. I tre Teatri di Tradizione della Toscana (Teatro Goldoni di Livorno, Teatro del Giglio di Lucca e Teatro Verdi di Pisa) assieme al Teatro Coccia di Novara rafforzano dunque l’ impegno per un progetto oramai divenuto centrale all’interno della loro programmazione. Con questo allestimento il “Laboratorio Toscano per la Lirica” si conferma un’esperienza unica  nel panorama nazionale di perfezionamento ed alta formazione per i giovani cantanti e per le professioni legate al teatro musicale, già insignito nel 2013 del prestigioso Premio della critica musicale “Franco Abbiati” per la categoria “migliore iniziativa”.

Il progetto si apre ad una nuova fase approdando ad una delle opere più amate e rappresentate dal grande repertorio italiano, quel “Barbiere di Siviglia” considerato universalmente il capolavoro di Gioacchino Rossini nell’ambito del genere dell’opera buffa, da lui portata all’altezza suprema di quel comico assoluto e di quella “follia organizzata” riconosciutagli da Sthendal. Il confronto inevitabile con le grandi edizioni di questo titolo non ha scoraggiato, bensì stimolato i giovani interpreti provenienti da molte parti del mondo (perfino dal Libano o dalla lontana Costa Rica) a calarsi nei rispettivi ruoli ed a viverli come gioco ed espressione artistica nello stesso tempo. La regia di Pizzech mira a restituire la dimensione surreale e anticonvenzionale dell’infallibile drammaturgia musicale dell’opera, coadiuvato dall’elegante impianto ideato da uno scenografo del calibro di Pier Paolo Bisleri. La scenografia riproduce infatti uno spazio vuoto e lineare che può divenire (grazie alla mobilità di sei grandi veneziane) in pochi secondi piazza o interno della casa di Bortolo.

Gli elementi scenici, i mobili, tutti gli oggetti sono bianchi, gessati, statue-oggetto che aiutano e servono all’azione, ma grazie all’utilizzo di un colorato disegno luci dipingono improvvisamente di riflessi la scena. Il rimando è ad un accennato taglio anni’50 che si completa con una costumistica divertita nel nascondersi dietro un vintage rockabilly ambiguamente infarcito di inserti settecenteschi.  Un Barbiere di Siviglia dunque fatto di colori che si stagliano sulla scena e assecondano uno spirito giovanilistico che si respira e si plasma sugli spettatori attraverso il medium della vitalità. Pizzech riesce infatti a concretizzare lo scontro generazionale tra l’intraprendenza dei personaggi più giovani (il Barbiere Figaro e la coppia degli “amorosi” Rosina e Almaviva”) e la vecchia, ottusa classe dell’ancien regime incarnata dal Dottor Bortolo, che si troverà alla fine stritolato da una vera e propria macchina infernale.

E’ il trionfo delle ascendenze illuministiche che permeano la partitura di Rossini, complici la pièce originale di Beaumarchais e la splendida rielaborazione librettistica di Cesare Sterbini: l’uomo nuovo che avanza, illuminando con la sua creatività e la sua esuberanza il vecchio mondo che fu. Elementi che si concretizzano sulla scena incarnandosi in movenze rock sospese tra Freddy Mercury, Michael Jackson e John Travolta, di cui ne è portavoce la splendida figura di Figaro, vero e proprio deus ex machina dell’intreccio teatrale e musicale, che dona inesauribile e irrefrenabile energia a tutti gli altri personaggi, compreso il burbero e riottoso antagonista.

Carlo Da Prato

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