domenica, 21 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Un nuovo dizionario politico
Pubblicato il 20-02-2015


Ho l’impressione che in tanti ragionino senza tenere presenti le conseguenze della nuove regole elettorali che dovrebbero essere approvate, senza emendamenti rilevanti sui punti fondamentali. Veri propri dilettanti, politici e giornalisti, in caduta libera continuano a parlare come se nulla di sostanzialmente nuovo fosse in cantiere. Vediamo di fissare un nuovo dizionario politico alla luce delle nuove regole. Primo: con la nuova legge elettorale non esisteranno più le coalizioni. Rispondo a quanti, leggo oggi della De Girolamo, auspicano la fondazione di un nuovo centro-destra. Costoro non hanno evidentemente capito che il premio alla lista che abbia superato il 40 per cento, o il ballottaggio in caso contrario, presuppongono una sorta di reductio a due degli schieramenti, ma di schieramenti che devono diventare liste.

Possono presentarsi anche liste senza l’ambizione di vittoria. Ma queste, se supereranno la soglia del 3 per cento, staranno tutte all’opposizione, sia che si collochino a destra, sia che si collochino a sinistra delle prime due. Secondo: i singoli partiti avranno una duplice possibilità. O di presentarsi da soli in liste diverse, o di coalizzarsi in una lista comune coi più grandi. Sarà ovviamente prevalente questa seconda possibilità, perché anche i primi due partiti avranno interesse ad aggregare in una stessa lista più consensi possibile per vincere la singolar tenzone. Dunque si creeranno con ogni probabilità non più coalizioni, ma liste di coalizione. Dunque riepiloghiamo. Non ci saranno più le coalizioni di centro-sinistra e di centro-destra, ma liste non necessariamente di partito e i singoli partiti potranno presentare liste da soli, ma saranno destinati, quelli che supereranno lo sbarramento, a collocarsi tutte all’opposizione, o, più probabilmente, a promuovere liste di coalizione.

Terzo: se quest’ultima ipotesi, la più probabile, si concreterà, allora anche la governabilità sarà a rischio, perché le liste di coalizione, così come possono essere costruite, possono anche essere distrutte. Mettiamo il caso che il Pd, per superare il 40 per cento, scelga di formare un’unica lista con Sel. Chi mi assicura che la lista Pd-Sel sia in condizione di costruire un governo stabile, che non vada in crisi dopo un anno? Ancor di più pare poco credibile una lista di coalizione che potrebbe mettere insieme Forza Italia e Lega. Se mai dovessero vincere perché non dovrebbero litigare come è quasi sempre successo dopo le elezioni? Dunque la lista di coalizione può comportare gli stessi identici rischi di ingovernabilità delle vecchie coalizioni. L’importante è saperlo. Ed evitare di continuare a emettere sentenze sulla legge che permetterebbe di conoscere la sera stessa l’identità del vincitore, come se le elezioni fossero una tappa del giro d’Italia. Che, come le elezioni, si vince poi alla fine di una lunga corsa…

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Commenti all'articolo
  1. Ed infatti nessuna certezza. Soli in pochi questa cosa pare l’abbiano capita con compiutezza. Aggiungo di temere che questa sia la morte dei partiti in senso più tradizionale e con loro la morte delle idee. Resto infatti convinto dell’esigenza di andare verso il maggioritario corretto, utilizzando per la realizzazione di questo obbiettivo la formula del metodo alla francese con il doppio turno di coalizione o, in subordine alla tedesca, in grado di dare rappresentanza proporzionale alle varie anime ed alle diverse componenti politiche di un Paese, unitamente alla possibilità di scelta del candidato da votare da parte dell’elettore. Si può discutere di sbarramenti, si può discutere di premierato o di presidenzialismo (cose ben diverse tra loro), ma la democrazia compiuta si esplicita attraverso strumenti trasparenti di partecipazione e garanzia di rappresentanza. L’obbiettivo del bipartitismo, così come sembra ormai venire avanti, credo sia ancora molto lontano dalle logiche italiane ed europee.

  2. Appunto. Ecco perché chi punta a prendere il 3% sa che pur andando temporaneamente all’opposizione potrebbe rientrare in gioco una volta che la coalizione si sfalda. Dilettanti sono coloro che stanno supportando questa proposta di legge elettorale che mal si confà all’esigenza di rappresentanza. Perché non facciamo una battaglia per il ritorno al proporzionale puro, che è il sistema più democratico che esista?

  3. Direttore, la tua esplicazione è precisa, al fine di discutere con i termini reali il problema. Quindi conosciuti i termini esatti della questione, siccome questa è ancora una proposta di legge in discussione in Parlamento o va votata oppure va respinta. Io ritengo che vada respinta per consentire il pluralismo politico che è una caratteristica dei sistemi democratici che rispecchino la storia di società complesse e mature . Poi al risultato di scelta parlamentare, avvenuta definitivamente, ci si regolerà di conseguenza negli schieramenti che la Storia ha scritto nel passato e che,comunque risultano aggiornati e sono presenti nel nostro Paese. Per il PSI a un doveroso Congresso la risposta.

  4. Perché dobbiamo approvare una legge elettorale che ci annienta? Perché dobbiamo approvare una riforma costituzionale che va in senso contrario alla nostra proposta di legge in senso semipresidenzialista? Ma a pensar male ci si prende!!

  5. Un piccolo partito come il nostro che non ha nessuna possibilità di superare lo sbarramento ha due possibilità : 1) aggregarsi alla lista del PD sapendo che i 100 capilista nominati saranno tabù e farsi eleggere con le preferenze nelle liste PD è difficilissimo 2) cercare una aggregazione che superi il 3% e collocarsi all’opposizione. In entrambi i casi dovremo sacrificare il simbolo del Partito . Questa legge elettorale va modificata profondamente per renderla appena appetibile nei capilista nominati e nel premio di maggioranza che può essere guadagnato da una lista che ha ottenuto un risultato molto basso con il ballottaggio.

  6. Veniamo a noi.
    Al nuovo dizionario politico dobbiamo rispondere con il nuovo “trattato” politico, fatto di nuove elaborazioni, nuove idee, nuovi progetti per l’epoca nuova.
    Non c’è legge elettorale favorevole per chi non produce idee, così come non esiste legge elettorale annichilente per chi sa intercettare lo spirito del tempo.
    Certo, la nostra strada sarà lunga ma se mai ci si incammina, continuando a mimetizzarsi nel PD, ogni riferimento anche ai metodi è vuoto.
    Il prof Colletti usava dire: ” la metodologia è la scienza dei nullatenenti”.

  7. Caro Direttore, parlavo sul serio, l’altro ieri, quando ti dicevo che lo spazio dei socialisti è quello di essere “renziani non democristiani”. Non ho votato per la lista della bicicletta, promossa dal PSI, nelle ultime elezioni in Emilia Romagna e confermo che non ho nessuna intenzione di votare per un “PSI partitino” nelle elezioni future perché credo nella soluzione maggioritaria bipolare. Meglio bipartitica. Però ho rinnovato la tessera del PSI perché sarebbe stupido lasciare il nostro patrimonio storico, culturale e quel minimo di struttura ad un “club di fighetti” senza alcun collegamento con l’Italia che si vuole rinnovare, quell’Italia che è contemporaneamente antifascista, liberale, democratica e laica. Ci sono battaglie sulle cose concrete nelle quali ci possiamo impegnare: per esempio il Ponte di Messina come strumento di unificazione del Paese da Trieste a Palermo e perno del sistema intermodale del trasposto merci. Un’altra battaglia è quella contro il gioco d’azzardo dilagante e la speculazione finanziaria usata dai poteri forti per il rastrellamento del risparmio. Non è un caso che, al gruppo PSI al Senato abbiano aderito Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo, a sottolineare che una battaglia socialista è quella per maggiori risorse alla ricerca, pura e applicata, pubblica o dell’impresa privata. Hanno fatto bene i nostri parlamentari a sostenere le riforme di Matteo Renzi. Anche per loro, come per il nostro Segretario Riccardo Nencini, ho rinnovato la tessera del PSI. So che altri non l’hanno fatto perché volevano un PSI alleato di Nichi Vendola, di Beppe Grillo, sostenitore della “decrescita felice” e dello smantellamento delle bassi di difesa militare contro la barbarie che dilaga in una parte del mondo. Parecchi dei commenti a questo articolo sono d’accorto con loro. Chissà se hanno rinnovato tutti la tessera del PSI?

  8. Io, renziano non democristiano.
    Caro Direttore, parlavo sul serio, l’altro ieri, quando ti dicevo che lo spazio dei socialisti è quello di essere “renziani non democristiani”. Non ho votato per la lista della bicicletta, promossa dal PSI, nelle ultime elezioni in Emilia Romagna e confermo che non ho nessuna intenzione di votare per un “PSI partitino” nelle elezioni future perché credo nella soluzione maggioritaria bipolare. Meglio bipartitica. Però ho rinnovato la tessera del PSI perché sarebbe stupido lasciare il nostro patrimonio storico, culturale e quel minimo di struttura ad un “club di fighetti” senza alcun collegamento con l’Italia che si vuole rinnovare, quell’Italia che è contemporaneamente antifascista, liberale, democratica e laica. Ci sono battaglie sulle cose concrete nelle quali ci possiamo impegnare: per esempio il Ponte di Messina come strumento di unificazione del Paese da Trieste a Palermo e perno del sistema intermodale del trasposto merci. Un’altra battaglia è quella contro il gioco d’azzardo dilagante e la speculazione finanziaria usata dai poteri forti per il rastrellamento del risparmio. Non è un caso che, al gruppo PSI al Senato abbiano aderito Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo, a sottolineare che una battaglia socialista è quella per maggiori risorse alla ricerca, pura e applicata, pubblica o dell’impresa privata. Hanno fatto bene i nostri parlamentari a sostenere le riforme di Matteo Renzi. Anche per loro, come per il nostro Segretario Riccardo Nencini, ho rinnovato la tessera del PSI. So che altri non l’hanno fatto perché volevano un PSI alleato di Nichi Vendola, di Beppe Grillo, sostenitore della “decrescita felice” e dello smantellamento delle basi di difesa militare contro la barbarie che dilaga in una parte del mondo. Parecchi dei commenti a questo articolo sono d’accorto con loro. Chissà se hanno rinnovato tutti la tessera del PSI?

  9. La proposta di nuova legge elettorale così come è oggi non va votata. Tutto ci si può chiedere ma non di metterci da soli la corda al collo.
    Abbiamo la pessima esperienza della nuova legge elettorale con cui si è svolta la elezione per il rinnovo del consiglio regionale in emilia-romagna.
    Basta e avanza.
    Su la testa e avanti c’è un 63% di elettori che non si sono recati alle urne vogliamo motivarli?

  10. Caro Mauro, questa legge elettorale è un obbrobrio ” relativo” solo perchè quello assoluto è il Porcellum, ma sempre obbrobrio è, per tutte le ragioni spiegate benissimo da te direttore e dal compagno Besostri. Per cui a mio avviso non andrebbe votata dai nostri parlamentari. Detto questo, allo stato dei fatti, caro Mauro non credo il PD correrà il rischio che facendo una ” lista coalizione ” con qualche estraneo dentro possa trovarsi poi, con un gruppo parlamentare che perde pezzi. No, non credo proprio, compresa l’eventualità che gli estranei siamo noi, coso mai i nostri coltivino il recondito pensiero di ripetere l’operazione del 2013. No, stavolta i PD vanno da soli, lista PD con soli candidati PD, mettendo in pratica la renziana vocazione maggioritaria, intanto o prendono il premio direttamente superando la soglia del 40% o vanno al ballottaggio e vincono al secondo turno. A meno che…….tutto salti e si vada alle elezioni col Consultellum, la legge attuale proporzionale scaturita dalla sentenza della Corte, che non lo nego è la mia segreta speranza. …..E la vostra?

  11. Lo spazio dei Socialisti non dovrebbe essere renziano, scuserete la critica, ma a difesa delle prerogative dell’autonomia.
    il piccolo potere non serve a nulla, il Renzi, con il Job Act confindustriale e sponsorizzato da certe università filo -industriali( ex Pro-Deo), ha portato indietro la lancetat almeno al 50, agli accordi collettivi sui licenziamenti, con norme sul piano giuridico, come ribadito da Cester o Carinci, insigni lavoristi, che producono non solo incertezze interpretative, ma che civilisticamente non stanno da nessuna parte. M adi questo il Psi, per qualche poltrona, per qualche collegio locale, ha fatto baratto rispetto all’originario Atto unico.
    Che poi lei mi parli, caro DEL BUe delal riforma elettorale, ma da incompetenti cosa si attendeva…questi le lauree le hanno prese in corsa, hanno fatto i portaborse, una vergogna per il Psi siedere accanto…la vergogna e la disfatta del riformismo.

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