lunedì, 20 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Vitelli: SC conserva
vocazione riformista
Pubblicato il 13-02-2015


Zanetti-Scelta CivicaNei giorni scorsi 8 parlamentari di Scelta Civica hanno lasciato il partito fondato da Mario Monti per entrare nel PD. I fuoriusciti sono la senatrice Stefania Giannini, attuale Ministro dell’istruzione, il Viceministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, i senatori Ichino, Lanzillotta, Susta, Maran e le deputate Borletti Buitoni e Tinagli. Anche il senatore Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Affari Esteri, ha abbandonato Scelta Civica ed è approdato al gruppo misto. La crisi è approdata domenica 8 febbraio al congresso nazionale che ha eletto un nuovo segretario, Enrico Zanetti, con un’ampia maggioranza. Zanetti, riferendosi ai fuoriusciti, ha parlato di “film di fantascienza” e di “ultracorpi che sembrano di Scelta Civica ma sono del PD”. Tuttavia nell’auspicare un chiarimento con il PD, ha rassicurato sul fatto che il partito continuerà a sostenere il governo. La crisi ha reso di attualità il fenomeno della Seconda repubblica, con partiti la cui nascita ed esistenza sembra legata soprattutto a un particolare momento politico, così come Scelta Civica che si è formata intorno alla figura di Mario Monti, aggregando numerose personalità del mondo imprenditoriale e della società civile, quasi tutti dei perfetti estranei della politica tradizionale.

Che cosa vi ha spinto – chiediamo all’on. Paolo Vitelli di SC – ad impegnarvi nella vita pubblica e quale vuoto la vostra lista si prefigurava di riempire nel panorama politico italiano?
Io ed altri esponenti della società civile siamo stati chiamati da Monti per attuare un’agenda di riforme per modernizzare e far ripartire il Paese. Monti poi ha lasciato il partito, incapace, per sua stessa ammissione, di coordinare un gruppo eterogeneo composto non solo da professionisti e imprenditori, ma anche da politici di lungo corso, soggetti radical chic, o appassionati di una poltrona. Alcuni hanno lasciato il partito, tra cui gli otto parlamentari che hanno aderito al PD: definirei questa defezione non tanto un “film di fantascienza” quanto “un ritorno alle origini”. Nonostante tutte le vicissitudini, Scelta civica ha mantenuto la sua vocazione riformista ed è stata un stimolo importante nel governo, che ha fatto proprie molte delle riforme proposte dal nostro partito. Il Congresso Nazionale di Scelta Civica, tenutosi nei giorni scorsi, vuole segnare un punto di ripartenza: il gruppo di parlamentari provenienti dalla società civile, rimasti in Scelta Civica, supportato sul territorio da numerosi cittadini che chiedono un vero cambiamento, può oggi realizzare il sogno iniziale: una politica fatta di cose concrete al servizio del Paese.

Come vede adesso il futuro di Scelta Civica, e della maggioranza che sostiene il Governo, alla luce delle recenti trasmigrazioni seguite alla crisi del “Patto del Nazareno”?
Il partito, ricompattato sotto la guida di un segretario giovane e determinato, Enrico Zanetti, si è dato una priorità: metter a punto un articolato programma di riforme che renda chiara qual è la nostra “ricetta” per il rilancio del Paese. Il progetto deve essere coerente con le aspettative dell’elettorato che ci ha votato: deve quindi porre tra i punti essenziali la detassazione delle imprese, quale presupposto della creazione di lavoro,lo smantellamento del sistema burocratico che blocca la vita degli italiani, l’aiuto alle famiglie, pilastro della società, e la riforma della giustizia, la cui bassa efficienza rende oggi poco credibile il nostro Paese. Sulla base di questo programma operativo, manterremo il nostro sostegno al governo e non escludiamo eventuali accordi con altri gruppi che condividano la nostra agenda riformatrice.

L’elezione di Sergio Mattarella, esponente della vecchia DC, al Quirinale rappresenta sicuramente un importante successo per il Presidente del Consiglio e per la componente centrista del PD che è riuscito anche a relegare quasi al ruolo di spettatori Forza Italia e Berlusconi …
Il Presidente Mattarella dovrà esser valutato sul campo per quello che farà. Al momento sicuramente gode dell’apprezzamento di quasi tutte le forze politiche. Io auspico e confido che, date le sue competenze, possa esser non solo un arbitro imparziale, ma anche un garante della qualità della legislazione, oggi decisamente inadeguata: abbiamo troppe leggi, redatte in modo astruso e poco chiaro.

Lei ha fondato un’ azienda leader nel settore della nautica da diporto che giudizio dà dell’attuale regime fiscale in relazione al tessuto imprenditoriale italiano?
Certo, il carico fiscale pesa come un macigno sulla vita delle imprese, ma non è l’unico fattore negativo. Mi spiego meglio. Il vero problema delle imprese italiane, in generale, è che esse sono poco competitive rispetto agli standard dei Paesi economicamente avanzati. Rendere il tessuto imprenditoriale più competitivo significa attuare un mix di riforme (proposte da tempo da Scelta civica) che includano non solo e in primis abbassare il costo del lavoro ma anche ridurre la burocrazia, garantire la certezza del diritto, migliorare la logistica nazionale ed in particolare, ridurre il costo dell’energia. L’azione congiunta di queste riforme può far crescere la competitività e quindi uno sviluppo delle imprese che a sua volta genera lavoro e occupazione. Per quanto riguarda più specificamente il settore della nautica, questo ha beneficiato di una riduzione della tassazione che oggi è a livelli accettabili. Il settore, tuttavia, risente di una sorta di “persecuzione” verso il diportista, considerato per “default” un evasore. Questa “persecuzione”, unitamente alla crisi economica, ha ridotto il mercato italiano ad un decimo di quello che era in passato ed ha distrutto il turismo nautico internazionale, arrecando un danno economico incommensurabile.

Il sistema fiscale è un problema. E la corruzione di cui ha parlato all’inaugurazione dell’anno giudiziario il Presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri?
La corruzione è un problema grave che ha effetti negativi sulla crescita e sulla credibilità del nostro Paese. E’ una questione della quale non ho avuto modo di occuparmi poiché, come imprenditore, posso dire che in 46 anni di lavoro nessuno mai mi ha chiesto di pagare una tangente! Ritengo comunque che il controllo delle istituzioni dovrebbe esercitarsi ex ante, anziché ex post. Non è possibile che si scopra che l’Expo è gestito da famosi “faccendieri” solo dopo anni di loro indisturbata attività. Occorre far crescere una consapevolezza etica e un senso di responsabilità in tutti coloro che vengano a conoscenza di fatti illegali e di corruzione e che, pur avendo la possibilità di denunciare tali fatti, non lo fanno.

La chiarezza e la semplicità degli enunciati delle norme di legge possono concorrere alla crescita degli investimenti economici, anche esteri, e al rispetto della legalità da parte degli stessi cittadini?
Questo è un punto importantissimo. Norme poco chiare, il più delle volte comprensibili soltanto attraverso la consultazione di esperti, sono inaccettabili per un Paese moderno. La qualità delle leggi è condizione necessaria per un contesto normativo atto a facilitare produttività, investimenti e innovazione. A questo riguardo, ho proposto, nell’ambito delle riforme costituzionali, un emendamento che mira ad inserire esplicitamente nella Costituzione il principio che le leggi devono essere scritte in maniera chiara e che questo costituisce un vincolo per il legislatore. I regolamenti delle Camere devono prevedere procedimenti e procedure di controllo per assicurare il risultato.

Pier Paolo Palozzi

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento