sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

“Voce del verbo Amare”,
dedicato a Carmelo Bene
Pubblicato il 03-02-2015


Marina Polla de Luca (1)Dal 5 all’8 febbraio il Teatro Lo Spazio di Roma ospiterà lo spettacolo-concerto “Voce del verbo Amare” Dedicato… di e con Marina Polla De Luca (nella foto) con la partecipazione di Gloria Pomardi, musiche di Louis Siciliano, video di Andrea Baracca.

Ricordiamo Marina Polla de Luca giovanissima protagonista nel ruolo di Kate-Ofelia in “Hommelette for Hamlet” (da J. Laforgue) nel 1987 accanto a Carmelo Bene. Quali ricordi ha di quella esperienza?

Sicuramente l’Hommelette for Hamlet è lo spettacolo a cui sono più legata sia dal punto di vista professionale che emotivo. Avevo cominciato a lavorare con Carmelo Bene già due anni prima nell’”Otello” dove – giovanissima allieva dell’Accademia Nazionale d’Arte drammatica – mi ero ritrovata a combattere sul ring con un fuori classe. Ma solo durante l’”Adelchi” (nel ruolo di Ermengarda), quando ho finalmente deposto le armi comprendendo che non c’era partita, ho cominciato veramente a comprendere, ad imparare e finalmente ad essere ascoltata. Così sono cominciati gli anni più belli, quelli  in cui ho avuto la fortuna di partecipare non solo ai risultati finali di grandi opere d’arte, ma ho potuto mischiare i colori, impastare la calce, tenere puliti i pennelli. Ho partecipato alla “costruzione dell’opera” e alla “destrutturazione dell’opera shakespeariana” che apparentemente massacrata ritornava incredibilmente fedele all’autore d’origine nel quadro finale… Con “la scrittura di scena” Bene riusciva miracolosamente – attraverso la sovrapposizione di diversi linguaggi apparentemente distonici – a restituire una fedeltà assoluta al testo scritto senza tradire l’orale. E lì ho capito finalmente la differenza tra agire ed essere agiti.

A tre anni esatti dalla prima e unica  rappresentazione (omaggio a Bene) torna al Teatro Lo Spazio lo spettacolo “Dedicato a…”, ci sono delle differenze rispetto alla volta scorsa? Perché ha aggiunto “Voce del verbo Amare”?

Sì, ci sono alcune differenze perché la vita va avanti e ci propone nuove incontri, nuove sfide da compiere, nuove emozioni, nuovi palpiti, nuove illusioni e delusioni. E se la vita non è immobile perché lo dovrebbe essere il teatro che è l’unica forma d’arte che “vive del vivere non cristallizzato” in una scena già girata? Così, mentre come “autore” riscopro la validità quasi vaticinante di un testo scritto a priori nella speranza di un futuro diverso e continuo ad aggiungere brandelli di vita che solo l’arte riesce a rimettere insieme come “attore” ne agisco la possibilità di cambiamento, attraverso un suono che dura la durata di un soffio e che domani potrebbe già essere diverso. “Voce del verbo Amare” dunque tutte le possibili declinazioni di un Verbo che contiene gioia e dolore già nel passaggio tra gerundio e passato tra “l’Amante” e “l’Amato”.

Lo spettacolo è definito “Melologo in forma di versi sciolti per musica e immagini, un concerto moderno sulla presa di coscienza al femminile rispetto alla difficoltà dell’incontro nell’epoca moderna”, ci può spiegare meglio di cosa si tratta?

L’idea di questa rappresentazione è quella di accompagnare un moto dell’anima  con suoni ed immagini, costruendo universi paralleli, ma assolutamente indipendenti, perché ritengo che qualunque tentativo di sottolineare, accompagnare o peggio ancora interpretare le parole porterebbe solo ad un risultato goffo, dannoso e riduttivo. È un monologo che vuole essere la voce di una donna come tante, una donna che attraverso la sua passione e la sua ricerca spasmodica dell’Amore con la A maiuscola, a posteriori, incarna l’ode  all’ “impossibilità dei rapporti”. Uno solo e circolare il suo movimento drammaturgico: dall’Amare – all’Altro – all’Abbandono –  alla consegna finale – alla Parola che ne fa risuonare la perdita. Una rivelazione, una richiesta di perdono per aver tanto Amato, una collana di parole in cui il soggetto esce da sé per rivedersi, accettarsi e ri-tornare a vivere nel cambiamento inevitabile di chi ha amato e confessa di aver perduto…

Le musiche sono di Louis Siciliano, qual è il rapporto tra la musica e il testo?

Le musiche del Maestro Louis Siciliano, (con cui avevo già collaborato per il film “Family Game” e per il quale abbiamo anche scritto una canzone, lui le musiche e io la mia prima lirica!) sono molto di più di una colonna sonora, sono qui un vero e proprio spartito emotivo che raccoglie tutti pezzi  e li re-intreccia in una partitura omogenea, a volte in assonanza assoluta e a volte dissonante dalla mia voce come nella migliore tradizione del recitar cantando.

CB 11 (1)Bene è stato un grande innovatore, in particolare per quanto riguarda l’amplificazione della voce e dei microfoni, la strumentazione fonica, l’uso del playback, la campionatura dei suoni, ecc. ci sono degli elementi che ha ripreso da lui e portato anche nel suo spettacolo o nel suo lavoro in generale?

Dopo tanti anni lontana da Carmelo Bene (in Italia, ma soprattutto all’estero) e dopo esperienze diverse, non mi è più così chiaro quali siano gli elementi esatti che siano riconducibili “solo a lui” e che porto quotidianamente sia nel mio lavoro che nel mio “vivere”. Quel che è certo è che tutto ciò che ho vissuto (dopo di lui) e “come l’ho vissuto” parte da quella matrice. Un incontro che come tutti i grandi incontri non può che segnare tutta la vita, il lavoro e oltre. Ma se Carmelo Bene nascesse oggi, quale sarebbe il suo nuovo apporto di contaminazione tecnologica (oltre all’amplificazione) all’interno del linguaggio teatrale moderno? Dove si incepperebbe il linguaggio nel passaggio tra la pagina e la messa in scena (messa in crisi) di quel linguaggio? Per anni e ancora oggi, ogni volta che mi arrovello su questa domanda, mi risuonano in testa le sue parole così tante volte ascoltate durante le cene solitarie delle tournée (magari dopo una critica che lo aveva fatto arrabbiare) o nelle centinaia di notti insonni passate insieme ad ascoltare pezzi d’opera (Verdi sopra tutti) e/o parlare di nuovi progetti: “… ancora mi si chiede se io usi il microfono e l’amplificazione perché non ho abbastanza voce … non capiscono che la voce portata è mono-tonica? che perde i suoi colori più intimi a favore del farsi sentire?… ma sentire cosa? Se si è spogliata del tutto!…Con il microfono io posso tornare a tutte le gradazioni di colore, posso giocare e restituire l’intimità del non detto facendo risuonare l’anima e il pensiero a tutto tondo con possibilità infinite di modulazione che “l’urlare” non permette… Certo per fare questo bisogna avere un dentro… Marina, bisogna essere dentro… per poter esser fuori…”.

Già! Quel “dentro” lui ce l’aveva. E il suo arcobaleno vocale ineguagliabile attraverserà i secoli, non solo i miei anni, come un opera polifonica.

Ma oggi nel linguaggio moderno del segno visivo più che del significante sonoro quale sarebbe la sua ulteriore lezione di scrittura di scena? Forse è un azzardo, forse questo è un ulteriore tradimento alla sua memoria, ma io credo (anche rivedendo i pochi esperimenti visivi cinematografici che ci ha lasciato, e ricordando il suo assillo sui primi piani e sui dettagli durante le riprese di “Hommelette for Hamlet”) che la sua ricerca procederebbe nel visivo. Insieme ad Andrea Baracca e grazie al suo lavoro straordinario questo ho cercato di creare in questo concerto. A fianco al suono, una sceneggiatura visiva, il risultato emotivo semantico o di contrappunto ai versi (suoni) pronunciati. Ecco questo forse è l’elemento che porto oggi, qui: quello che poteva essere, se fosse oggi, secondo me.

Marina Polla De Luca-DedicatoIn scena con lei ci sarà anche Gloria Pomardi, qual è il suo ruolo?

La donna di questo monologo, apparentemente protagonista, è in realtà vittima della sua mancanza e porta su di sé il segno dell’ineffabile, inafferrabile, indefinibile, rovesciando l’immagine “classica” e passando da “oggetto del desiderio” a “desiderante”.

E’ una voce senza corpo (io) ed un corpo senza voce (Gloria) nello sdoppiamento di un’attrice e una danzatrice che le prestano suono e azione. Ecco, questo è qui con me Gloria, ma prima di tutto lei è una straordinaria artista che dipinge con il suo corpo e con il suo movimento quadri meravigliosi.

Invece i video di Andrea Baracca in cosa consistono?

Le immagini che abbiamo scelto di utilizzare riflettono una sorta di sogno o incubo visivo a struttura circolare che non inizia e non finisce mai, proprio come il senso di sogno o incubo che l’impossibilità di agire o più precisamente di diventare “il desiderio”, genera nella protagonista. Qualunque struttura di tipo lineare, con un arco narrativo tradizionale, tradirebbe l’essenza di questo testo. Se il testo ci ri-porta quindi al rigore metrico dei versi, le immagini devono viaggiare verso l’impossibilità di trovare una risoluzione ritmica e grafica. ”Pezzi di immagini staccate dall’album dei ricordi” e l’unico modo perché ciò avvenga è che la loro visione sia macroscopica, che si sospendano, si accartoccino ed infine si richiudano su sé stesse.

So che ha fondato una scuola per bambini (@cross Academy) dove insegna teatro e linguaggi delle nuove tecnologie, vuole scoprire nuovi talenti? Secondo lei potrebbe nascere un nuovo Carmelo Bene?

I talenti non si scoprono, si possono solo accompagnare in silenzio al loro destino. E per quanto riguarda la seconda domanda, la risposta è “sì”. È già nato!

I suoi prossimi progetti? Ha in programma nuovi spettacoli teatrali? 

Spettacoli teatrali? Io? Mai fatti. Progetti? Sì, tanti. Tutti in cantiere e pieni di giovani talenti a cui spero di essere utile per ritrovare il coraggio e la forza di riprendere in mano e far rinascere la nostra straordinaria e ineguagliabile cultura di cui –  “a prescindere da noi” – siamo impastati, ma per questo.. chi vivrà vedrà.

Alessandro Sgritta

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