martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Addio alle quote latte, ma i problemi restano
Pubblicato il 31-03-2015


Quote latte-Onestina

Il settore lattiero-caseario italiano, che rappresenta la voce più importante dell’agroalimentare versa in una profonda difficoltà e “questa situazione rischia di aggravarsi con la fine del regime delle quote latte” che determinerà il ritorno al libero mercato. A lanciare l’allarme è il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo durante la mobilitazione degli allevatori svoltasi a Roma in cui è stato presentato il “Dossier sull’attuazione delle quote latte in Italia”. Coldiretti chiede aiuto al governo contro la fine del regime lattiero: si teme l’invasione straniera e il crollo dei prezzi. Per il ministro Martina si tratta di una stagione nuova in cui bisogna “ripartire dalla qualità e tipicità italiane”. Per l’Ue si apre una nuova era.

IL DOSSIER: 1 STALLA SU 5 SOPRAVVISSUTA AL REGIME QUOTE LATTE – Solo 1 stalla su 5 è sopravvissuta al regime delle quote latte (introdotto il 31 marzo 1984, ndr) – che termina dopo 31 anni, lasciando in attività solo 36 mila stalle e provocando la perdita silenziosa di 32mila posti di lavoro. Un altro rischio concreto è relativo alla scomparsa del latte italiano e dei prestigiosi formaggi (quelli di denominazione di origine protetta, D.o.p., ndr) con effetti drammatici non solo sull’economia e l’occupazione, ma anche sulla sicurezza alimentare e sul presidio ambientale. Questa situazione rischia di precipitare nell’anno in corso con il prezzo riconosciuto agli allevatori (da 0.47 centesimi al litro dello scorso anno a 0.35 centesimi attuali, ndr) che – denuncia la Coldiretti – “non copre nemmeno i costi di produzione – per esempio quelli dell’alimentazione degli animali – e spinge verso la chiusura migliaia di allevamenti che, da domani dovranno confrontarsi anche con il ritorno al mercato libero.

RISCHIO INVASIONE LATTE STRANIERO E MULTE UE – Inoltre, la fine delle quote latte fa prevedere un incremento della produzione lattiera comunitaria: la principale organizzazione degli imprenditori agricoli stima un aumento della produzione del 6% con il rischio di un’autentica invasione straniera in Italia dove si importa già il 40% dei prodotti lattiero-caseari consumati. LatteNel frattempo – denuncia Coldiretti – si teme “l’arrivo di nuove multe, stimate attorno ai 40 milioni di euro – per il superamento da parte dell’Italia del proprio livello quantitativo di produzione assegnato dall’Ue”.

MARTINA: STAGIONE NUOVA, RIPARTIRE DA QUALITÀ E TIPICITÀ ITALIANE – Ma se gli allevatori italiani denunciano una concreta preoccupazione per l’intero settore, a salutare con ottimismo il tramonto delle quote latte è il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina che parla di “cambio di fase che presuppone una sinergia con le associazioni, le imprese e la grande distribuzione, mettendo in campo diversi strumenti quali il logo unico per il latte – previsto nell’ultima Legge di Stabilità – con una dotazione di 108 milioni di euro”. Martina ha poi aggiunto la necessità di adottare “una migliore strategia di posizionamento e di rafforzamento della nostra tipicità, dell’esperienza e del valore del latte fresco italiano, dei nostri formaggi D.o.p., della tracciabilità e della qualità dei nostri prodotti. Su queste partite abbiamo già aperto una serie di battaglie anche in sede europea, dove abbiamo già ottenuto la rateizzazione senza interessi per le multe della campagna 2014/2015. Andremo avanti su questa strada per tutelare il reddito dei nostri allevatori e promuovere al meglio il nostro latte”.

UE: SI APRE NUOVO CAPITOLO  Ottimismo è stato espresso anche dall’Unione europea. “La fine del regime rappresenta la chiusura di un capitolo della storia del settore lattiero-caseario europeo e mondiale. Ma rappresenta anche l’apertura di un nuovo capitolo, di una nuova era, senza vincoli di produzione”. Ad affermarlo è il commissario Ue all’Agricoltura, Phil Hogan, Per la Commissione Ue con una domanda globale di latte in aumento del 2,1% l’anno, la fine delle quote latte “permetterà a tutti i produttori europei di beneficiare di questa crescita”.

Silvia Sequi

 

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