martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Atene-UE, ‘tira e molla’ su riforme e prestiti
Pubblicato il 09-03-2015


Tsipras-JunckerRiunione interlocutoria dei ministri delle finanze UE sul caso greco. Sul tavolo il piano in sette punti presentato dal ministro delle finanze Yanis Varoufakis che, sembra, stia incontrano critiche severe e sarebbe dunque insufficiente a convincere l’Eurogruppo a dare il via libera agli aiuti per sette miliardi di euro che servono ad Atene per far fronte agli impegni interni e internazionali.

Il premier Alexis Tsipras, giovedì sarà all’Ocse e il giorno successivo incontrerà il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. Un cammino a tappe forzate per arrivare a incassare almeno una parte della tranche di finanziamenti che si aspetta dai partner internazionali anche perché la Grecia deve rimborsare al Fondo monetario internazionale (FMI) circa 1,5 miliardi entro marzo e nelle banche elleniche la liquidità basta appena alle operazioni di sportello.

Ieri, secondo quanto scrive Bloomberg, il piano che Atene ha inviato è stato di fatto bocciato. Secondo il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, l’agenda preparata sarebbe ‘lontana dall’essere completa’ e per essere attuata richiederà ‘tempi lunghi’. Dijsselbloem, ha ribadito l’intenzione di sostenere “la Grecia se prosegue sul cammino delle riforme, ma il confronto sulle riforme deve ripartire al più presto possibile, stiamo perdendo troppo tempo, l’estensione degli aiuti è solo per 4 mesi e abbiamo già perso due settimane”.

“La nostra politica – ha sottolineato da parte sua il cancelliere tedesco Angela Merkel – è che la Grecia resti nell’Eurozona. Per molti anni abbiamo lavorato per questo ma naturalmente ci sono due facce della stessa medaglia: una è la solidarietà e l’altra è la determinazione a spingere sulle riforme; se la via è questa c’è ancora molta strada da fare”. Insomma da una parte la ‘carota’ degli aiuti, dall’altra il ‘bastone’ del default, una ‘tira e molla’ faticoso per il governo Tsipras che teme la pressione delle componenti più radicali, orientate a chiamare nuovamente i greci alle urne, anche su un referendum pro o contro l’euro se l’esecutivo dovesse accettare un piano di ‘riforme’ troppo simile a quelle indicate dalla Troika al precedente governo di centrodestra di Samaras.

Ancora Dijsselbloem in un’intervista al quotidiano olandese De Volkskrant, ha sottolineato che “la Grecia ha urgente bisogno di soldi perché le casse del Paese sono quasi vuote, ma c’è ancora bisogno di qualche passo ulteriore prima che i soldi possano essere versati. Abbiamo chiesto venti riforme, ne sono arrivate solo sei”. Dijsselbloem ha escluso che gli aiuti dai partner europei possano essere pagati “questo mese”, perché “i greci devono dimostrare di aver compiuto questi passi”.

Il problema è che Tsipras e Vaoufakis non hanno un piano ‘B’ alternativo all’accordo con BCE, FMI e Commissione europea e dunque la trattativa è destinata a proseguire anche perché i governi europei non hanno nessuna intenzione di ‘mollare’ la Grecia al suo destino ben consapevoli che i danni sarebbero ingenti per tutti e non solo per i greci.

Alvaro Steamer

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