martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ban Ki-moon: “Fondamentale il ruolo dell’Italia”
Pubblicato il 19-03-2015


Ban Ki Mooon-Renzi-RomaNew York, 19 marzo – C’è un grande potenziale nella politica estera italiana, che non si riesce ancora a sfruttare a pieno, e che è allo stesso tempo un grosso rischio: l’Italia, come è noto, è essenziale per le politiche del Mediterraneo, e di conseguenza per quelle, ad oggi particolarmente centrali, del Medio Oriente. In particolare, oggi all’Italia si richiede di assumere un ruolo di primo piano nella risoluzione del disastro libico, che sembra – piuttosto – peggiorare.

A questo è servita ieri la visita del segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon a Roma, che si è incontrato con il ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio,Matteo Renzi. La Libia prima di tutto, scenario nel quale l’Italia gioca un ruolo essenziale e insostituibile. È per spronare l’Italia quindi, che da più parti è stata chiamata a prendere il ruolo di guida nei confronti della preoccupante situazione in Libia, ma anche per scongiurare il rischio di un intervento armato verso il quale l’Italia si muove precisamente alla stessa velocità con cui l’ISIS si muove verso gli stabilimenti dell’ENI, ma che, secondo Ban Ki-moon “non potrà che peggiorare la situazione” che il Segretario Generale ci ha tenuto ad incontrare i vertici della nostra politica.

Ban Ki-moon ritiene “fondamentale” il ruolo dell’Italia, perché questa “rappresenta una pietra miliare per la pace e la sicurezza internazionale”  e chiede, come gli americani, che l’Italia si faccia carico delle missioni libiche, volte a scongiurare il rischio concreto che le già presenti infiltrazioni dell’ISIS (o piuttosto di altri gruppi armati che all’ISIS si ispirano) si allarghino a dismisura. Ban chiede, insomma, che l’Italia ripeta in Libia quanto fatto in Libano, un parallelo che il Segretario Generale ha espresso chiaramente tramite il plauso all’operato della missione UNIFIL.

In Libia, tuttavia, a differenza di quanto avvenuto in Libano, dove l’Italia ha svolto un ruolo di stabilizzatore tramite un’operazione che è stata realmente votata al peacekeeping, questa opzione non è praticabile, e non sembra che il nostro Paese possa avere le forza necessarie per guidare una coalizione ONU. Dall’altro lato, tuttavia, la crisi libica si svolge decisamente “in our backyard” e, oltre alle pressioni esterne è chiaro anche al Governo che non può essere ignorata.

Non solo, infatti, la Libia continua ad essere il punto di raccolta dei barconi diretti a Lampedusa, ma soprattutto le forze dell’ISIS ormai stabilite nel Paese sono una seria minaccia alla catena di approvvigionamento energetico dalla quale siamo fortemente dipendenti. Se, infatti, l’ISIS decidesse di attaccare gli oleodotti – come già minacciato – la situazione per l’Italia si farebbe decisamente critica.

A sottolineare la gravità della situazione è stato, oggi, anche l’attentato al museo Bardo di Tunisi (durante il quale, secondo le prime dichiarazioni, sono morti 4 italiani), segnale di un davvero preoccupante allargamento delle forze terroristiche in un territorio sempre più vasto. Se l’ISIS si dovesse stabilire in Nord Africa, infatti, la situazione diventerebbe completamente ingestibile, tanto per motivi logistici quanto economici e di forze a disposizione.

Mentre, quindi, gli americani buttano all’aria 3 anni di diplomazia, corteggiando Assad, l’Italia è stretta fra l’insufficienza di forze per assumere quel ruolo guida che tutti le richiedono e la necessità urgente di un intervento. Le forze diplomatiche stanno già lavorando da tempo, ma non sembrano aver trovato una soluzione in un territorio che, dopo la caduta di Gheddafi, è una miscellanea di rapporti di odio e di forza. Ban Ki-moon, tuttavia, non è ancora pronto ad uno scontro armato, e lo ha ribadito oggi a più riprese, mentre l’Italia sembra sempre più orientarsi verso questa direzione. Mentre quindi l’ONU aspetta di conoscere i risultati del proprio inviato speciale in Libia, Bernardino Leon, nello stesso tempo cerca anche di prendere tempo dall’Italia e di orientarla verso la “soluzione diplomatica”.

Un delicato equilibrio che potrebbe essere stato oggi ulteriormente compromesso dall’attentato di Tunisi.

Costanza Sciubba Caniglia

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