martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Banche e “danni
collaterali”. Storia di un
uomo che ne resta vittima
Pubblicato il 27-03-2015


soldi bancheLa storia di un uomo coinvolto nel fallimento dell’azienda dove lavorava. Vittima inconsapevole dei “cecchini” del credito che hanno colpito anche la sua vita. “Danni collaterali”, appunto! Ormai, per abitudine, mi alzo alle sette del mattino, lo faccio da 34 anni. Prima lavoravo in ufficio, ora esco di casa e non so dove andare. Mia moglie non sa ancora che mi hanno licenziato, impazzirebbe! Questa storia va avanti dal primo dell’anno: quanto posso durare ancora prima di farla finita?!? Io non c’entro niente con le banche anche se ho ottenuto un piccolo prestito, ma il mio ex titolare sì, visto che, revocandogli tutti i fidi, lo hanno costretto a fallire! In questo nostro Paese di “esodati” da ogni forma di reddito mi chiedo chi ci guadagna?!?
Sempre loro, le banche, che speculano pure sulle spoglie dei “morti”, aspettano con pazienza l’esito del lavoro del cecchino, che appostato fuori dalle aziende in difficoltà faccia bene il suo mestiere di “sparatore”. Sono le stesse banche che gli passano le informazioni dopo aver fatto la spia alla “centrale rischi”, una sorta di braccio della morte coordinato da aguzzini infami che si sono sostituiti ai plotoni di esecuzione di una catastrofe finanziaria che ci ha rubricato come “danni collaterali”. Nel mio immaginario vedo sguainare la sciabola da un ufficiale senza volto che ordina: “fuoco!!!”. Sarò io stamattina uno di quegli uomini bendati messi al muro? Ma quante volte devo morire per trovare pace? Non c’è più ansia in me, se non quella di essere chiamato, il prima possibile, a giocare in un centro per l’impiego alla roulette russa, con il tamburo della pistola carico però, non di una, ma di sei pallottole, un colpo sicuro per fuggire da una crisi di cui non ne sapevo nulla! In quella azienda, io, mi occupavo di sicurezza! Ma mai e poi mai avrei pensato che dovevo assicurare la “difesa” dell’azienda che mi dava lavoro contro un pericolo così subdolo come quello del sistema bancario.
D’altra parte non era un mio compito. Dovevo lavorare per fare in modo che nessuno si facesse male, ma la mia preoccupazione era per un rischio materiale, diretto e prevedibile. Costoro ci hanno fatto del male indirettamente e senza traumi da Pronto Soccorso. Ed in modo imprevedibile per noi poveri ed umili lavoratori. L’opera delle banche che sono fuggite abbandonandoci ai nostri destini arriva invece da lontano, il giorno che hanno iniziato le pratiche dell’altoforno, e cioè a “fondersi” tra di loro, era già tutto finito. Noi non abbiamo voluto vedere che stavano espatriando; eppure i camion dei traslochi erano lì, pronti a partire per raggiungere la città di Basilea che, nel tempo, è riuscita a clonare se stessa ben più di tre volte, come il “canto del gallo” di evangelica memoria, anche lei ci ha tradito.

Angelo Santoro

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