mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Banche Popolari, è ancora fiducia al Senato
Pubblicato il 24-03-2015


Banche popolari-fiduciaCi risiamo. È successo ancora. Questa è la volta delle Popolari. Il governo infatti pone la fiducia sul decreto banche e investimenti, che contiene la riforma delle banche popolari. Lo ha annunciato nell’Aula del Senato il ministro per i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, tra le proteste delle opposizioni. Ancora una volta quindi il Parlamento viene esautorato dal proprio ruolo di legiferare costretto oramai a ratificare senza potere di intervenire nel merito su quanto proposto, o imposto, dal Governo. Ma questa volta la protesta va oltre la mera questione di fiducia e riguarda direttamente il ministro che la ha annunciata per il suo presunto conflitto di interessi con il provvedimento. Ma Maria Elena Boschi davanti alle proteste si è limitata a dire che “il ministro ai Rapporti con il Parlamento fa il suo lavoro. Le contestazioni – spiega – ci sono tutte le volte che noi mettiamo la fiducia, ormai ci siamo abituati”.

Subito dopo l’annuncio della Boschi è stata convocata, dal presidente Pietro Grasso, la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama per stabilire i tempi del voto che dovrebbe avvenire entro stasera in quanto il dl va convertito prima di domani, giorno della scadenza. Il testo, che all’articolo 1 introduce l’obbligo di trasformazione in società per azioni (Spa) per le banche popolari con attivo superiore a 8 miliardi di euro, non ha subito modifiche rispetto alla versione arrivata dalla Camera dove è stato approvato lo scorso 12 marzo. Con il sì del Senato il decreto diventa quindi legge.

Il presidente della commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti, intervenendo in aula a palazzo Madama durante la discussione generale per la conversione in legge del decreto ha detto che una “trasformazione forzosa in spa delle popolari maggiori non è di per sé un errore, anzi, ma le modalità con cui viene fatta suscitano diffuse riserve, che condivido”.
“La soglia degli 8 miliardi di euro di attivi, oltre la quale scatta la norma contenuta nel provvedimento – continua il senatore del Pd – appare arbitraria sia sotto il profilo qualitativo sia sotto quello quantitativo. Si dice che le grandi popolari non sono più cooperative perché slegate ormai dai territori d’origine. Ciò è giusto, ma è ancor più giusto dire che tutte le popolari sono cooperative spurie. Ma allora, perché limitare la trasformazione in SpA alle sole popolari di maggior dimensione?”, si chiede il presidente della commissione Industria. “Se la dimensione è il criterio scelto dal Governo, come si stabilisce la soglia oltre la quale scatta l’obbligo di diventare SpA? L’Unione bancaria europea fissa in 30 miliardi il limite minimo per essere considerate banche di rilievo sistemico. Un criterio – sostiene Mucchetti – non troppo logico ma comunque equitativo avrebbe potuto essere stabilire la soglia europea e comunque la soglia qualitativa dell’essere quotate per trasformarsi in SpA”.

Per il presidente della Consob Giuseppe Vegas le banche popolari possono “coalizzarsi fra loro per fare una cosa solida” se temono l’arrivo di grandi istituti esteri a seguito del dl che trasforma le maggiori in spa. Il decreto, ha ribadito il presidente della Commissione, “oltre ad avere un impatto positivo sugli assetti di governance, permetterà un più agevole accesso al mercato dei capitali, nell’eventualità di possibili ulteriori rafforzamenti patrimoniali”. Il provvedimento, spiega, fa rientrare le popolari nell’alveo del sistema capitalistico di mercato dove a un maggiore investimento corrisponde una maggiore quota di controllo.

Redazione Avanti!

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