lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Banche, tablet e funerali
Il patibolo lo fornisce la giustizia
Pubblicato il 03-03-2015


Suicidi-banche-crisiDialogo tra Angelo Santoro e l’avvocato Marco Polizzi

A.S.: Abbiamo il nome della banca, della filiale, e sappiamo anche come si chiama il direttore, ma non possiamo dirlo a nessuno perché è un segreto! E’ notizia di questi giorni, un imprenditore si uccide lasciando un biglietto con scritto “scusatemi!” L’uomo è stato trovato impiccato nella sua azienda da un parente, il messaggio era indirizzato alla moglie e ai tre figli piccoli. Le cronache dei giornali riportano che questo signore sarebbe crollato sotto il peso della disperazione quando l’istituto di credito gli aveva bloccato tutti i fidi, e quindi destinato all’infamia della centrale rischi, anticamera del fallimento. Qualcosa è scattata nell’uomo che ha deciso di porre fine alla sua vita lasciando alle persone più care la storia del suo tormento racchiusa in una sola parola: “perdonatemi”. Aveva 55 anni! Nelle stesse ore, un altro padre di famiglia, sempre cinquantenne si suicida pure lui, accanto al corpo, anche lì, viene trovato un altro biglietto che cita: “vi proteggerò dall’inferno!”. Ad oggi sappiamo solo che, contagiato dal morbo della follia, commette una strage in famiglia e poi rivolge l’arma su se stesso per porre fine alla sua esistenza terrena. Il gesto, forse, lo premeditava da tempo, da quando, cioè, era iniziato l’iter dell’esproprio della casa dove viveva da sempre con i suoi cari. La banca, i debiti, l’asta della sua vita e della sua anima, hanno fatto crollare le ultime riserve di lucidità. Ecco che l’uomo viene risucchiato dal gorgo della pazzia, e come lui stesso dice: “all’inferno”! Migliaia di persone si sono ammazzate, il copione sembra essere, e in moltissimi casi lo è, identico: banca, revoca dei fidi, fallimento, beni immobili che si dissolvono, suicidio. Questa è la cronologia di morti annunciate. Eppure anche i più inesperti funzionari di banca dovrebbero rendersi conto che questi gesti estremi sono commessi da persone perbene! I malfattori di professione, invece, fanno uccidere gli altri. Mi chiedo le ragioni di tanta superficialità, di questa indifferenza, quasi una sorta di “istigazione” a rivolgere la violenza su se stessi?!? Cosa ci guadagnano questi Istituti diScredito? Forse che alcune banche, oltre ai Tablet, vendono anche funerali?!? …

M.P.: No mio caro Angelo, non casse da morto ma possibilità di usare il ricatto.

La banca ti segnala alla centrale come insolvente (sofferente), il funzionario si è coperto dal rischio interno e cosa più funzionale Ti costringe a correre a pagare altrimenti salti.

Ma la cosa più anomala in un contesto in cui la Tua controparte decide la Tua vita è che la nostra Corte di Cassazione con la Sent. 1725/14, resa pubblica il 29.1.15 nella causa da me patrocinata, si ostina a sostenere che non può essere sostenuta l’illegittimità della norma che conferisce questo potere alle banche Tue carnefici.

Afferma la Suprema Corte che Il fatto che la norma nel concetto di insolvenza non fa riferimento a parametri economici predefiniti lascia agli intermediari un certo margine di discrezionalità che però deve essere fondato su dati oggettivi.

Poi uno riflette e pensa questi dati oggettivi saranno mai valutati da un organo terzo in favore del debitore defunto?

L’ho chiesto alla collega avvocato Urbano, capo dipartimento finanza dell’associazione consumatori che presiedo, mi ha risposto con una speranza: l’Associazione potrebbe rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea e poi, finalmente, il ddl Buemi sulla responsabilità civile dei magistrati è divenuto legge!

Angelo Santoro

 

 

 

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Commenti all'articolo
  1. Bravi, raccontate queste storie, riaccendete i riflettori sul dramma di quanti si sono uccisi per la vergogna di un debito non onorato. Interessante questo dialogo, un modo nuovo di spiegare e coinvolgere il lettore sia nella parte sociale che in quella giuridica. Continuate!

  2. Bene avete fatto ad affrontare il dramma di quanti si suicidano per debiti verso le banche. Chi fallisce costretto dalla crisi, spesso, si sente condannato senza appello alla vergogna a vita. Solo qualche tempo fa il fenomeno guadagnava le notizie di apertura dei telegiornali, oggi, invece, c’è solo indifferenza!

  3. Possibile parlare co tuo amico avvocato Marco per signora che banca portano via casa. Ti avevamo chiesto altra volta di aiutare Console, situazione tanto brutta pe nostra amica che parla cose strane. Molto preoccupati tuti noi, chiedi avvocato se puoi a noi dare suo numero pe favore Console. Vieni trovare me o aperto bela attività. Grazie. sempre tua amico Tonin Deda

  4. Ho conosciuto una persona che si è ammazzata per la vergogna di un pignoramento. Ricordo che negli ultimi tempi aveva una gran voglia di parlare, ma nessuno lo ascoltava con l’attenzione necessaria. Nemmeno io che sono una addetta ai lavori! Elisabetta

  5. Modalità apprezzabilissima anche perchè mi auguro che si possa aprire un dialogo con seri professionisti dei vari settori riconducibili al problema originale .Grazie Dr. Santoro e grazie Avv.Polizzi, con cordialità Oscar Acerbi

  6. Egr.Dott. Santoro è veramente triste e penoso leggere le vicende che lei racconta. ma questa è la dura e cruda realtà.Ma saremo forti,anche per chi non c’è più,e cercheremo di rompere questo cilicio insanguinato che ci ferisce la carne viva.Complimenti a lei ed all’Avv. Polizzi ed a rileggerci presto. Mark75

  7. Caro Santoro, che sconforto, che tristezza, non riesco a capacitarmi del perché la mia vita è cambiata. Non mi riferisco solo ai soldi, alle rinunce, alle mortificazioni giornaliere, ma al fatto che non mi riconosco più la capacità di reagire. Sono diventato inerme, almeno è quanto dice mia moglie. Auguri, caro Santoro, che almeno lei nelle sue avventure sociali possa trovare quegli stimoli emotivi che io non riesco più ad individuare. Complimenti anche all’Avv. Marco Polizzi, che sapientemente sperimenta con lei un modo diverso di “dialogare”. Con l’apprezzamento di sempre. Giuseppe

  8. Condivido quanto ha scritto prima di me Fabrizio, anche io trovo molto interessante l’esperimento di questo dialogo tra Angelo Santoro e Marco Polizzi. In merito alla prima parte dell’articolo, invece, credo che sia molto difficile capire un gesto estremo come il suicidio. Forse siamo disattenti, forse siamo presi dai nostri problemi, il fatto è che quando una persona si toglie la vita, qualsiasi sia la causa, è una sconfitta di tutti noi, incluse le banche! Deanna

  9. Sono veneta, purtroppo abbiamo pagato il prezzo più alto di tante brave persone che non hanno retto alla vergogna del vicino di casa, degli operai messi in mezzo ad una strada e tanto altro. No, non c’è l’hanno fatta a sopportare tutto questo. Il sistema bancario è parte importante della causa di questi suicidi. Vania

  10. Alcune volte mi ha sfiorato la folle idea ,ma grazie alla fotografia mentale della mia famiglia mi sono salvato.Tanta riconoscenza devo anche a due persone che nel tempo mi hanno degnato di un ascolto attento e partecipe elargendomi consigli sul come affrontare la vita quando diventa troppo dura.Quindi ritengo che sia imperativo che la società torni ad essere civile e che si possa godere di assistenza reciproca atta a farci diventare più forti nelle avversità.Non lasciamoci andare ad una indifferenza colpevole ed addirittura quando un nostro simile ci accorgiamo che sta chiedendo aiuto evitiamo, come a me è capitato di accorgermene,di fare gli scongiuri e di voltare il capo da altra parte.Oscar

  11. Non lo dica neanche Oscar, la strada è quella da lei indicata: sostenerci a vicenda! Affrontare le avversità della vita consapevoli che non siamo soli è molto importante, perché a volte solo parlare, o anche scrivere e ricevere una risposta aiuta moltissimo. Sono d’accordo con lei quando ringrazia la famiglia, unico vero pilastro della nostra società. Claudio

  12. Caro Avvocato Polizzi, mi scusi un paragone insolito ma spero efficace! Quindi Fabrizio Corona, va in prigione perché vende impropriamente delle foto scandalo, che certo non mettono sul lastrico i suoi “manichini” ricchi e famosi, e invece un povero disgraziato può essere, di fatto, “ricattato” dalla banca e nulla accade? Sarei onorato di una sua risposta. F. Farioli

  13. Gentile Avvocato M. Polizzi, mi chiedo e le chiedo se un povero disgraziato sull’orlo del fallimento, perché titolare di una piccola bottega artigiana, possa davvero permettersi di fare ricorso alla Corte Europea? Concordo con quanto riportato nel titolo del dialogo: … il patibolo lo fornisce la giustizia! Ringrazio per una sua risposta. Giuseppe

    • Gentilissimo Giuseppe,
      penso che abbiamo il dovere civico di impegnarci a migliorare la società in cui viviamo.
      Io, penso anche per questo ho assunto l’onere e l’onore di presiedere un’associazione di consumatori.
      In associazione, quando la questione è di interesse diffuso e può riguardare una moltitudine di cittadini nella stessa posizione, affianchiamo il cittadino e se possibile lo facciamo anche per le spese.
      Marco Polizzi

  14. Un signore si toglie la vita e lascia un biglietto con su scritto: scusatemi! Vale la vita di un uomo un debito non onorato con una banca? C’è un passaggio nel film “il Gladiatore” dove la protagonista ad un certo punto dice: Roma, vale la vita di un uomo ecc.? Questo per dire che oggi, secondo i canoni dell’ipocrisia più spinta, siamo condannati a vivere a tutti i costi perché uccidersi e’ peccato! Sotto un ponte, sporchi, rigettati dalla società, umiliati, svergognati, dileggiati, ma obbligatorio è’ vivere. Io non c’è l’ho tutta questa voglia, anzi, per nulla! Forse senza di me mia moglie e i miei figli si costruiranno un futuro! Ma andate tutti a quel paese. Claude

    • Caro Claude ho letto il suo commento che definirlo tale lo sminuisce della sua drammaticità.Mi permetto ,e mi scuso fin d’ora, per questa intromissione in una situazione che ovviamente non conosco.Mi rattrista e mi crea preoccupazione quanto lei dice ,ma ,senza volere esprimere una “perla di saggezza” le dico che ho 70 anni e negli ultimi 20 anni circa come detto in un commento precedente ,ho rischiato più volte di farmi acchiappare da situazioni di folle depressione .Anch’io ho pensato che forse moglie e figli senza di me avrebbero potuto marciare più liberi.dopo avere riflettuto a lungo e consigliato da persone per bene sono giunto alla conclusione che mancando io avrei lasciato a loro tutto il peso dei problemi senza nessuno che potesse difenderli da attacchi che comunque avrebbero inevitabilmente subito.Ho valutato che anche una sola cellula di un solo componente la mia famiglia sicuramente valeva molto di più della somma dei miei problemi.Con il dialogo,con un poco di buon senso e con la forza datami da loro ,dopo anni siamo riusciti a ricrearci quel minimo di equilibrio mentale che mi ha fatto desistere anche solo dal pensiero orrendo.Non so se le sono stato utile ma mi raccomando a lei si faccia forza e reagisca per non lasciare la vittoria ad altri che sicuramente non la meritano.Auguri di tutto cuore da Oscar e famiglia:

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