martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Carceri. Antigone, situazione al limite della decenza
Pubblicato il 17-03-2015


carceriNulla di nuovo sul fronte “penitenziario”, l’ultimo rapporto Antigone, l’associazione che si occupa delle carceri italiane, evidenzia per l’ennesima volta come il nostro sistema penitenziario sia al “limite della decenza”. Dopo la condanna della Corte europea dei diritti umani che denunciava le violazioni dell’Italia nei riguardi dei suoi detenuti costretti alla permanenza in celle dove avevano a disposizione meno di 3 metri quadrati – condizione fisica necessaria a riconoscere legale la reclusione, la situazione non sembra cambiata.

Oggi l’osservatorio nel presentare il XI Rapporto sulle condizioni di detenzione quest’anno intitolato “Oltre i tre metri quadri”, pone il problema di come persista il problema del sovraffollamento delle carceri italiane. Secondo il rapporto c’è stato comunque un calo di reclusi negli ultimi due anni, i detenuti presenti al 28 febbraio 2015 infatti erano 53.982, di cui il 32% stranieri, mentre nel 31 dicembre 2013 erano 62.536. Ad oggi sono dunque 8.554 in meno rispetto a fine 2013. Questo calo, sottolinea però Antigone, “non è tuttavia servito a risolvere completamente il problema del sovraffollamento: i posti regolamentari in tutte le carceri del Paese sono infatti 49.943 secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap)”.

Nel rapporto si evince tuttavia che ben 53.982 sono i detenuti presenti nelle 207 strutture penitenziarie, cioè 4.039 in più rispetto al numero di posti letto regolamentari stabilito dal Dap. Il tasso di sovraffollamento arriva a cifre a dir poco indecenti ovvero al 108% e ciò significa che ci sono 108 detenuti ogni 100 posti disponibili. Un dato allarmante se si considera che i dati comunque non tengono conto di situazioni transitorie, come il caso di reparti chiusi per manutenzione “per stessa ammissione dell’amministrazione” e quindi si dovessero inglobare questi dati la cifra del tasso di sovraffollamento salirebbe al 118%. Non solo, ma stando al rapporto di Antigone, il nostro Paese spende molto di più rispetto ad altri Paesi europei. Il bandolo della matassa sta nel “modo” in cui l’Italia spende le risorse destinate al settore penitenziario. Nel confronto fatto da Antigone risulta che che l’82,9% delle risorse vengono impiegate per gli stipendi del personale penitenziario che risulta anche molto più numeroso rispetto a quello di Paesi con una popolazione carceraria maggiore rispetto alla nostra, come Francia, Germania e Gran Bretagna.

“La popolazione carceraria da sempre nel nostro Paese vive una condizione di assoluto disagio al limite della sopravvivenza, una condizione che ha fatto inabissare negli ultimi decenni il nostro paese, l’Italia insieme a Serbia e Ungheria negli ultimi posti tra i paesi dove le condizioni carcerarie ledono i diritti umani”, ha affermato Luigi Iorio, responsabile dipartimento nazionale diritti umani Psi. “In questi ultimi mesi – aggiunge Iorio – grazie ad alcuni provvedimenti come il decrete legge carceri dell’11 agosto del 2014, che ha implementato le misure cautelari alternative come gli arresti domiciliari e un maggior impegno in merito ad accordi bilaterali con i Paesi di appartenenza dei detenuti stranieri, le cose sono migliorate”.

“Il numero dei detenuti è sensibilmente diminuito – avverte il socialista – ma molto c’è ancora da fare: migliorare le strutture penitenziarie, molte delle quali risalenti ai inizi del ‘900, troppo spesso senza acqua calda e termosifoni. Ma occorre anche continuare a depenalizzare alcune fattispecie di reati, si pensi ad una eventuale legalizzazione della cannabis, reato per il quale al momento sono in carcere oltre 9000 detenuti e per il quale a causa di una legge proibizionista molti altri ne saranno arrestati” ha concluso Iorio.

Liberato Ricciardi

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