martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Netanyahu esagera, per lui porte chiuse alla Casa Bianca
Pubblicato il 02-03-2015


Netanyahu-Casa BiancaPolitico abilissimo e scaltro, il primo ministro israeliano ha però questa volta letteralmente fatto infuriare la Casa Bianca e il Partito democratico, combinando con i parlamentari Repubblicani uno suo speech – domani, 3 marzo – davanti alla seduta congiunta del Congresso per perorare uno stop al dialogo tra Usa e Iran.
Le elezioni politiche si terranno in Israele il prossimo 17 marzo e il premier Netanyahu si sta giocando il tutto per tutto utilizzando anche le rivalità interne americane, per ottenere ‘visibiltà’ e tentare di condizionare quella che appare come una possibile svolta nei rapporti tra Usa e Iran.

I Repubblicani, che sono oggi in maggioranza nelle due Camere, sembrano anch’essi diposti a tutto pur di mettere in difficoltà l’Amministrazione Obama e impedirgli di concludere il mandato portando a casa un altro successo, quello della ripresa dei rapporti diplomatici con Teheran e in particolare una soluzione sul contenzioso nucleare. Un tema quest’ultimo di indiscutibile delicatezza per Israele che paventa una futura possibile capacità nucleare iraniana – che Netanyahu continua a definire uno Stato terrorista –  non solo e non tanto per ragioni di difesa quanto perché toglierebbe agli israeliani il monopolio che detengono nella regione da oltre trent’anni. Un accordo rimetterebbe l’Iran in carreggiata per riprendere quel ruolo di potenza regionale che il Paese aveva perso dopo la caduta dello Scià e la nascita del regime degli Aiatollah alla fine degli anni ’80.

Il fatto che i leader repubblicani non abbiano consultato l’Amministrazione Obama prima di invitare Netanyahu, è stata definita dalla Casa Bianca una violazione del protocollo anche perché l’appuntamento cade appena due settimane prima del voto in Israele. Comunque le porte della Casa Bianca resteranno chiuse perché Obama ha fatto sapere che non ha nessuna intenzione di incontrare l’ingombrante ospite che da parte sua si è affrettato a spiegare che “non è vero che le relazioni tra Israele e Stati Uniti sono finite” e che l’alleanza tra i due Paesi “è più forte che mai”. In verità Netanyahu  corre il rischio che il suo azzardo possa avere un effetto boomerang e che una parte dell’elettorato legga la missione negli Usa come una pressione controproducente sullo storico alleato americano.

Intanto il prestigioso quotidiano finanziario Wall Street Journal ha rivelato i contenuti di una lettera, l’ultima di una serie, che Obama ha inviato al presidente iraniano Khamenei. In gioco non ci sarebbe solo l’accordo sul contenzioso nucleare iraniano, ma anche la partecipazione dell’Iran, sciita, alla guerra contro il fanatismo religioso sunnita dell’Isis. Gli Stati Uniti hanno bisogno di alleati sul campo per contrastare l’aggressività del Califfato che sembra muoversi con il sostegno, o quantomeno col tacito accordo, di alcuni emirati del Golfo e l’ambiguo comportamento della Turchia.

A oggi comunque l’accordo sul programma nucleare di Teheran appare ancora in salita. Il termine per trovare un accordo scade il 24 novembre e per tentare di dare una spinta decisiva, il segretario di Stato Usa John Kerry vedrà il suo omologo iraniano Javad Zarif domenica prossima in Oman, dove si sono svolti anche i primi colloqui segreti che hanno permesso di dare il via ai negoziati.

Intanto è cominciato un nuovo round di incontri per stringere un accordo sul programma nucleare iraniano. Il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif è a Ginevra  e dopo aver incontrato Kerry, proseguirà i colloqui a Montreau con il gruppo dei ‘5+1’ (Usa, Cina, Russia, Germania, Francia, Gran Bretagna e Germania). Con Zarif c’è anche il capo dell’agenzia atomica iraniana Ali Akbar Salehi e a Vienna è cominciato l’incontro dei governatori dell’Aiea, l’Agenzia Onu per l’energia atomica, che parleranno anche del nucleare iraniano. Il tema è stato affrontato anche dal ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni nella sua a visita a Teheran. Gentiloni ha riferito che il presidente iraniano Hassan Rohani ha detto che un accordo è possibile solo con la revoca immediata delle sanzioni.

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