martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

DATI BALLERINI
Pubblicato il 31-03-2015


Disoccupazione

Continua l’altalena delle cifre e dei dati Istat. Appena ieri l’Istituto di statistica rilevava la crescita di fiducia dei consumatori, portando alle stelle gli umori di quanti vedono la luce in fondo al tunnel di una crisi che non vuole cessare. Oggi i dati Istat sulla disoccupazione riportano a terra gli umori di quanti, avevano visto nei dati di ieri una prospettiva di netto miglioramento.

Secondo l’Istat, infatti, il tasso di disoccupazione continua a tenere l’indice alto, tornando a salire al 12,7% a febbraio, mese in cui il numero di occupati è calato di 44mila unità, tutto questo dopo che la disoccupazione aveva visto un “forte calo” di dicembre e l’ulteriore diminuzione di gennaio. Febbraio segna quindi un passo indietro per la situazione lavorativa italiana: rispetto a gennaio gli occupati sono diminuiti dello 0,2% (-44.000), i disoccupati sono aumentati dello 0,7% (+23.000), mentre il numero di inattivi cresce dello 0,1% (+9.000) nel confronto con gennaio. Sembra che l’istat in questi giorni stia dando i numeri, ma se si analizzano ancora i dati risulta come la situazione, così come calcolato dalla Reuters, sia di fatto stagnante.

Nel periodo dicembre-febbraio, infatti, l’occupazione è rimasta sostanzialmente stabile sui tre mesi precedenti, mentre il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,4 punti percentuali, sebbene in larga misura per la risalita del tasso di inattività (+0,3 punti).
Eppure in questi giorni l’esecutivo aveva cantato vittoria sulla crisi, portando come merito le misure del Jobs act e gli agravi fiscali, proprio ieri il ministro Poletti aveva annunciato un “numerone” per quanto riguarda l’occupazione, sostenendo la disposizione quest’anno per le assunzioni di “1,9 miliardi di sgravi” e quindi “fino a un milione di posti di lavoro”. Il Governo ha forse cantato vittoria troppo presto, ma Poletti cercando di tenere la stessa posizione di ieri ha ribadito oggi che “in coda ad una crisi le cose tendono a non essere stabilizzate ed è immaginabile che ad una fase positiva possa seguire una flessione. Questa situazione non contraddice i segnali positivi come il consolidamento della ripresa della fiducia da parte di imprese e consumatori”.
A preoccupare però resta il futuro lavorativo di giovani e donne, perché i dati Istat evidenziano soprattutto delle cifre paurose tanto che la disoccupazione giovanile arriva a toccare il 42,6%.
Il tasso di disoccupazione giovanile (ovvero quello che riguarda gli italiani tra i 15 e i 24 anni) tocca il 42,6% a febbraio, con un aumento di 1,3 punti rispetto al mese precedente e di 0,1 punti rispetto all’anno precedente, a fronte di una crescita del numero di inattivi (+0,8 pari a +35mila). In media negli ultimi tre mesi, si osserva un calo dell’occupazione e della disoccupazione giovanile e una crescita dell’inattività.
Il nostro Paese continua ad ansimare e per di più il rallentamento va a toccare l’occupazione femminile, il calo dell’occupazione a febbraio infatti è dovuto esclusivamente alla diminuzione delle lavoratrici. L’Istat sottolinea che gli occupati di sesso maschile sono “sostanzialmente stabili” mentre quelli di sesso femminile diminuiscono in un mese di 42mila unità. Anche il tasso di disoccupazione cresce al 14,1% per le donne (+0,3 punti su mese e +0,9 punti su anno) mentre per gli uomini è all’11,7% (invariato sul mese e in calo di 0,3 punti nell’anno).

Una discriminante così forte da portare il Presidente della Camera, Laura Boldrini a intervenire: “Colpiscono e preoccupano i dati diffusi dall’Istat sul calo dell’occupazione a febbraio. Ad essere espulse dal mercato del lavoro sono le donne, soltanto le donne: 42.000 di loro hanno perso il posto e sono rimaste a casa, mentre l’occupazione maschile rimane sostanzialmente stabile”. Lauda Boldrini sottolinea che “la crisi è dura per tutti, ma per le donne lo è ancora di più, evidentemente. Ma il prezzo lo paga un’intera società, non solo un genere. Un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa – aggiunge – è un freno alla ripresa di tutta l’economia italiana. Come ha ricordato recentemente Christine Lagarde, direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale, a causa delle discriminazioni contro le donne l’Italia disperde il 15% del Pil potenziale. Questi dati sono un campanello d’allarme che suona per tutti”.

La Portavoce del Psi, Maria Pisani, ha espresso forte preoccupazione: “Non stupiscono, ma colpiscono, i dati diffusi dall’Istat sul calo dell’occupazione a febbraio. Ancora una volta ad essere escluse dal mondo del lavoro sono le donne, sempre più discriminate. Non è il problema di un genere”.
“C’è ancora – aggiunge la portavoce socialista – per troppe donne, un soffitto di vetro difficile da sfondare”.
“Non possiamo accontentarci più di provvedimenti neutri – sottolinea Pisani – occorrono misure che tengano conto delle differenze di genere anche nel mercato del lavoro per impedire che venga ancora preclusa loro anche la sola opportunità di competere per valorizzare le proprie competenze professionali”.

L’Italia sconta un’occupazione femminile ai minimi rispetto al resto d’Europa ma anche una disoccupazione che continua a crescere nonostante nel Vecchio Continente sia diminuita. A febbraio infatti il tasso di disoccupazione dell’Eurozona si è attestato all’11,3%, mentre a gennaio era a 11,4% e nel febbraio 2014 a 11,8%, il dato migliore da maggio 2012, secondo i dati dell’Eurostat. Nella Ue a 28 la disoccupazione è al 9,8% (9,9% a gennaio e 10,5% 12 mesi prima) e a febbraio i senza lavoro sono 23,8 milioni, mentre nell’Eurozona sono 18,2 milioni. L’Ufficio statisrico europeo evidenzia come la disoccupazione italiana sia la sesta più alta della Ue dopo Grecia, Spagna (23,2%), Ungheria (18,5%), Cipro (16,3%) e Portogallo (14,1%).

Ma l’istat sempre oggi, nel giorno in cui viene evidenziato il rallentamento del mercato lavorativo, parla di un deciso miglioramento per l’economia italiana e per il Pil. L’Istituto di statistica ha segnalato nella nota mensile che “l’indicatore anticipatore dell’economia permane su livelli positivi, supportando l’ipotesi di un miglioramento dell’attività nel primo trimestre”. Allo stesso tempo però, l’Istituto di statistica evidenzia anche “segnali contrastanti sul lavoro”.

Nei primi mesi dell’anno “si rafforzano i primi segnali positivi per l’economia italiana, all’interno di un quadro ancora eterogeneo”. L’Istat poi tiene a precisare, dopo gli annunci di ieri, che “il continuo miglioramento delle opinioni di consumatori e imprese non trova un pieno riscontro nelle informazioni sui volumi produttivi”.

Maria Teresa Olivieri

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