martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

‘Volare’. La storia di
Domenico Modugno:
artista e uomo impegnato
Pubblicato il 30-03-2015


Beppe Fiorello nei panni di Domenico Modugno

Beppe Fiorello nei panni di Domenico Modugno

“Volare – la grande storia di Domenico Modugno”. Questo il titolo della fiction, per la regia di Riccardo Milani, che mostra la vita del cantante dalla gioventù sino al successo con il tripudio sancito da “Nel blu dipinto di blu” (poi ribattezzata “Volare”), al Festival di Sanremo del 1958. Scompariva il 6 agosto del 1994, lasciando un grande vuoto nella musica italiana. Rappresentò l’Italia e la musica italiana nel mondo, come ben dipinge la fiction con Beppe Fiorello (nei panni di Domenico Modugno stesso) e con Kasia Smutniak, che interpreta la moglie Franca.

La passionalità e l’amore struggenti tipicamente italiani appunto e dal carattere tutto mediterraneo; la voglia di libertà e la dimensione di sogno di chi in quegli anni scoprì lo spazio, lanciando la cagnolina Laika. Ottima l’intonazione delle canzoni, da parte di Beppe Fiorello. Perfettamente adeguata l’interpretazione della Smutniak. Modugno era un uomo verace e passionale. Un Artista con la maiuscola. Questo la fiction lo intercetta bene. Ma quello che occorre ricordare (nonostante la miniserie sorvoli su tale sfaccettatura ed eviti tali aspetti) è che fu anche molto impegnato nel sociale e anche attivo e valido uomo politico. E seppe sempre risollevarsi, dopo ogni incidente (sia lavorativo, che personale, che umano: tanto nella professione, che nella sua vita sentimentale con Franca, che per problemi fisici); e dopo ogni sconfitta (quando le sue canzoni vennero “bocciate” o “rifiutate”).

Proprio come un po’ l’Italia, che fu sempre in grado di reinventarsi. Metteva la sua vita e le sue esperienze personali nelle canzoni, così come si interessava a quello che accadeva intorno a sé. Con l’ambizione di diventare un uomo di spettacolo, non si sentì mai sopra le note, ma sempre una persona del popolo, cioè della gente e tra la gente. Non cercando né l’approvazione né il successo a tutti i costi, teneva in considerazione le opinioni e le richieste della gente. Il consenso gli venne automatico proprio dalla sua umiltà e dal suo essere sempre così moderno ed attuale, pur nella semplicità: sebbene la fiction ne intercetti più e soprattutto l’aspetto culturale ed artistico, più di quello politico, c’è anche quest’ultimo a connotare la sua vita.

Un esempio rende bene questo suo essere “impegnato socialmente” ed attento alle tematiche e problematiche sociali. Il 12 giugno 1984 fu colpito da un ictus (durante la registrazione della trasmissione di Canale 5 La luna nel pozzo, negli studi televisivi di Cologno Monzese). Fu costretto ad una lunga riabilitazione di tre mesi e solo a settembre di quello stesso anno iniziò a migliorare. Già da tempo prima, però, aveva aderito pubblicamente alle campagne progressiste del Partito Socialista Italiano: a quest’ultimo, infatti, aveva donato i diritti d’autore della canzone L’anniversario, composta nel 1973 in occasione della campagna per il referendum sull’abrogazione della legge FortunaBaslini che nel 1971 aveva introdotto il divorzio nella legislazione italiana.

Tra l’altro questo è un tema ritornato in auge e affrontato nuovamente dal PSI stesso (oltre che da altre forze politiche). Oltre, poi, a diventare nel 1990 consigliere comunale ad Agrigento, sarà nominato anche deputato: fu, pertanto, eletto (alle elezioni politiche del 1987) alla Camera tra i deputato della X legislatura, per dimettersi il 18 aprile del 1990. Sebbene in quella circostanza si schierò con il Partito Radicale (tra l’altro proprio nel 1987 partecipò ad una manifestazione del Partito Radicale per il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, tema di recente di nuovo in discussione anche tra i socialisti), la sua visione della politica sembrò abbastanza disinteressata, più tesa ad abbracciare una causa, che idealista. Tranne che per queste dimostrazioni di piazza, il suo non fu uno schieramento politico esacerbato né aperto.

A lui interessava impegnarsi per un obiettivo che avesse validi principi e ragioni dietro, non tanto per un colore politico. La politica, come la musica, erano un mezzo e un tramite per arrivare alla gente.

La fiction Rai dedicata a Domenico Modugno

La fiction Rai dedicata a Domenico Modugno

Al cuore del pubblico, così come dell’elettorato, dell’opinione pubblica e del popolo. Quel cuore che lo aveva tradito, con un ictus improvviso, ma che lo aveva anche sensibilizzato su tali problematiche. Se si avvicinò al partito Radicale, infatti, fu perché nel 1986 fu colpito dall’attività a favore dei disabili del Fronte Radicali Invalidi. Un impegno che continuò anche nel suo seggio a Palazzo Madama, dove siederà fino al termine della legislatura. Durante la sua permanenza in Parlamento, Modugno si impegnò a fondo sui temi dei diritti delle persone disabili e sulle norme a tutela degli artisti: difficoltà universali da affrontare, che non hanno bisogno di schieramenti politici di parte.

Anche ad Agrigento, poi, fece una vera e propria battaglia per l’ospedale psichiatrico della città, in cui i malati vivevano in condizioni disumane, riuscendo nel 1988 a farlo chiudere, e dedicando ai ricoverati un concerto che fu il primo tenuto dopo la malattia. È stato più volte ospite del Centro Culturale Pier Paolo Pasolini (che conosceva bene). Negli anni Novanta, nonostante i disagi di cantare nuovamente in pubblico, volle fare un ultimo regalo a un posto che gli aveva dato tanto, ma che sentiva di non aver omaggiato a sufficienza. Fu un ulteriore gesto di coraggio e di verità, degno del Modugno che tutti hanno conosciuto: un uomo sincero, onesto, che ruppe ogni indugio. Il 26 agosto 1993 tenne a Polignano a Mare, sua città natia, l’ultimo grande concerto della carriera, alla presenza di circa 70.000 persone: cercò, così, di riappacificarsi coi polignanesi, dopo essersi sempre dichiarato siciliano.

La manifestazione di tre giorni, chiamata “Modugno torna a casa”, ideata e diretta dal regista Gianni Torres, vide Mr. Volare (come lo chiamavano gli americani dopo il successo del brano sanremese del ’98) sfilare lungo la costa di Polignano a bordo di una barca (come si usava fare il 15 giugno di ogni anno per i festeggiamenti in onore di San Vito, patrono locale):  fu un vero tributo per lui. Come lo fu a suo tempo, nel 1958, “Volare”. E, in grande stile, non poteva che chiudere la sua carriera con un’ultima canzone che seguiva la scia di “Nel blu dipinto di blu”: il suo nuovo “inno alla libertà” si intitolò “Delfini (Sai che c’è)”; arrangiata da Stefano Borzi, fu incisa nel 1993 e Modugno la interpretò con suo figlio Massimo, anch’egli poi divenuto cantante.

Di lui, pertanto, oltre che la musica resta l’esempio. Speriamo che, in aggiunta ai già molti tributi (soprattutto musicali) che gli sono stati resi, gli altri omaggi che verranno, in particolare cinematografici, renderanno onore a questo suo impegno sociale e civile, alla sensibilità umana di quest’uomo. Un grande artista che non seppe solamente abbracciare grandi progetti discografici, ma anche grandi cause sociali. Se altre fiction su di lui verranno, speriamo riportino anche questo aspetto meno noto del grande cantante. A ricordare chi fosse, a sancire la sua maestosità e l’importanza che ebbe soprattutto per Polignano, sul lungomare della città è stato edificato, il 31 maggio 2009, un monumento a lui dedicato, intitolato “Volare”; ideato e realizzato dallo scultore argentino Hermann Mejer, è stato molto apprezzato persino dalla moglie e Franca Gandolfi.

Nel decennale della sua scomparsa, la Cineteca Nazionale, il Centro Sperimentale di Cinematografia, Rai Teche organizzarono una manifestazione per ricordarlo. E molti furono i cantanti celebri che gli resero omaggio: da Claudio Villa a Roberto Murolo, che pubblicò nel 2002 un album interamente dedicato all’artista intitolato (non a caso, ma anzi per evidenziarne la valenza) Tu si’ ‘na cosa grande: Tributo, e contenente 11 brani tutti in napoletano. Per non parlare poi del tributo più recente dei Negramaro, che fecero una versione rivisitata di un altro dei suoi più grandi successi: Meraviglioso. Essa fu accolta nel loro disco dal vivo Negramaro San Siro Live, che venne eclusa nel 2009 nella colonna sonora del film di Giovanni Veronesi, “Italians”.

Ma anche gli americani non lo hanno dimenticato. Lo hanno molto apprezzato ed amato in vita. Ed anche il noto regista Chris Carter lo ha voluto ricordare, inserendo uno dei suoi testi in un episodio della nona stagione (2001- 2002) della nota serie di X-Files. Si tratta di “Improbable”, dove si rende omaggio a Modugno con una versione della sua canzone “Io, mammeta e tu”. Chi fu Modugno? Per rispondere un’ulteriore volta e in maniera definitiva a questo interrogativo, ben si prestano le parole usate nei suoi confronti da Lino Patruno, sulle colonne de “La Gazzetta del Mezzogiorno” (in un articolo del 27 agosto 1993): “Domenico Modugno è come la Gioconda o come la Torre di Pisa: un monumento che ormai appartiene all’umanità intera, un brivido di bellezza senza più nazionalità”. Sì perché Domenico Modugno fu soprattutto un artista internazionale.

Barbara Conti 

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