giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Donne socialiste
Pubblicato il 09-03-2015


Alcuni lettori ci hanno chiesto di fornire alcuni cenni illustrativi dei personaggi femminili che la Fondazione Nenni ha ricordato l’otto marzo. grandi donne che nella loro vita si sono battute per l’emancipazione, la libertà, la democrazia e il socialismo in Italia e in Europa.

Ad Anna Kuliscioff, medico, russa ma partecipe interamente della vita politica italiana, dobbiamo la prima rivendicazione del diritto delle donne al voto, diritto che Anna vedeva come uno strumento della lotta di classe: Finchè lavorerà le dodici, le quattordici, le sedici ore sulle ventiquattro….la donna lavoratrice potrà diventare forse una buona macchina da lavoro, ma non potrà mai assurgere a dignità di donna e cittadina”. E’ l’ispiratrice della legge Carcano del 1902, prima legge di tutela del lavoro delle donne e dei minori.

Donne socialisteE sempre in difesa delle donne lavoratrici si batte Argentina Altobelli, prima donna a ricoprire la carica di segretaria generale della Federterra. L’Italia alla fine dell’Ottocento muove i primi passi sulla via dell’industrializzazione, ma è un paese prevalentemente agricolo e buona parte del lavoro nei campi è svolto dalle donne, basti pensare alle risaiole vittime di condizioni lavorative orribili. Proprio l’assoluta mancanza di tutela di queste donne, che in risposta alla loro richiesta di miglioramento delle condizioni salariali ricevettero fucilate, spinse Argentina Altobelli ad un impegno che durò ben venti anni, finché il regime fascista sciolse la Federazione dei lavoratori agricoli.

Su Vittoria Nenni la Fondazione che porta il nome di suo padre ha scritto e non voglio aggiungere molto, se non sottolineare il coraggio e la dignità di una giovane donna che in nome della “sorellanza” nata tra oppositrici ai regimi totali affronta la deportazione ad Auschwitz, dove troverà la morte. Vorrei però qui ricordare un’altra Nenni, Giuliana, la figlia maggiore di Pietro Nenni alla quale dobbiamo la presentazione nella terza legislatura repubblicana del primo disegno di legge sul divorzio.

Ancora due righe per ricordare un altro nome che oggi spesso è citato con connotazioni negative: mi riferisco a Lina Merlin.

Oggi Lina Merlin è ricordata soltanto per la legge che chiudeva le case di tolleranza. E’ un po’ poco perché a Lina Merlin le donne debbono moltissimo. Basta soltanto notare che la maternità di una donna nubile che sceglie di diventare madre non è più contrassegnata da un infamante “figlio di N.N” sui documenti del nascituro. A lei noi donne dobbiamo la possibilità di accedere ad ogni carriera: l’ingresso delle donne in magistratura, ad esempio, fu difeso dalla Merlin in un infuocato dibattito parlamentare rintuzzando con feroce sarcasmo le osservazioni maschili contro questo provvedimento.

Gianna Granati
dal blog della Fondazione Nenni

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