lunedì, 11 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Economia, dall’Ocse stime in crescita per l’Italia
Pubblicato il 18-03-2015


Ocse-crescita-Pil-ItaliaFinalmente una notizia positiva per l’economia italiana ed europea. L’Ocse rivede in meglio le stime di crescita dell’Italia e dell’Eurozona. I bassi prezzi del petrolio e gli effetti del  quantitative easing lanciato dalla Bce aiutano l’Europa ad uscire dalla stagnazione. Peggiorano invece le prospettive economiche di Cina e Brasile e si conferma la solida ripresa degli Stati Uniti. In Italia, si legge nell’Interim Economic Assessment dell’Ocse, per il 2015 è prevista una crescita del Pil dello 0,6% in miglioramento di 0,4 punti rispetto all’Outlook Ocse di novembre (+0,2%). Per il 2016 si stima un +1,3% contro l’1% di novembre, con un rialzo quindi di 0,3 punti. Nell’Eurozona si prevede una crescita dell’1,4% nel 2015, in accelerazione rispetto al +0,9% del 2014. Si tratta di una revisione al rialzo di 0,3 punti rispetto al +1,1% previsto nell’Economic Outlook di novembre.

Per il 2016 si prevede per l’area euro una crescita del 2% nel 2016 (+1,7% secondo le stime di novembre). Corre in particolare la Germania che, dopo aver chiuso il 2014 con un +1,6%, è prevista in espansione dell’1,7% nel 2015 (+1,1% secondo le stime di novembre) e del 2,2% nel 2016. Revisione al rialzo anche per la Francia che, dopo essere cresciuta dello 0,4% nel 2014, segnerà, secondo l’Ocse, incrementi del Pil pari all’1,1% al 2015 e all’1,7% e nel 2016 (+0,8% e +1,5% secondo l’Economic Outlook scorso), mentre subisce una lieve correzione al ribasso (-0,1%) il dato sul Regno Unito (+2,6% nel 2015, lo stesso dato del 2014).

“I bassi prezzi del petrolio e gli effetti del quantitative easing da parte della Bce costituiscono dei nuovi, importanti e positivi fattori di crescita per spiegare la revisione al rialzo delle stime sulla crescita economica dell’area euro”, spiega l’Ocse. “Questo fornisce un’opportunità per l’area euro di evitare un prolungato periodo di tagnazione, mercati del lavoro deboli e inflazione troppo bassa”. Inoltre l’Ocse legge il piano Juncker come un’opportunità per catalizzare gli investimenti. “Aumentare gli investimenti – si legge nel rapporto – sarà un elemento chiave di ripresa ciclica nell’area euro, oltre a essere necessario per aumentare la produttività nel medio termine. Il piano Juncker offre un’importante occasione per catalizzare investimenti privati con il sostegno pubblico entro i vincoli di bilancio attuali. Agendo insieme i Paese dell’Ue possono avere un impatto maggiore della domanda e portare avanti progetti di investimento con rendimenti elevati”. Il piano però ha bisogno “del sostegno e dei contributi dei governi nazionali per ottenere l’effettiva attuazione. Tuttavia l’efficacia del piano richiede riforme normative di mercato e quadri normativi tranfrontalieri per garantire la redditività degli investimenti”. Più in generale prospettive di crescita delle maggiori economie avanzate appaiono in “leggero miglioramento” ma le stime puntano comunque su un’espansione “moderata piuttosto che rapida” del Pil mondiale, soggetta peraltro a “rischi relativi alla stabilità finanziaria”.

“I salari reali devono aumentare, perché ci sia una vera ripresa globale e sentita in modo più ampio”, ha dichiarato il capo economista dell’Ocse, Catherine Mann, rilevando come negli anni tra 2010 e 2014 l’aumento dei salari è stato molto ridotto, mentre la produttività è aumentata in modo rilevante. L’Unione europea potrebbe trarre forti benefici da una “armonizzazione delle regole” in materia economica e fiscale. Secondo dati Ocse, citati dal capo economista Catherine Mann, con una riduzione di un quinto delle differenze nelle regole si potrebbe ottenere un aumento degli investimenti esteri diretti all’interno dell’Ue del 25%, e dell’intensità del commercio tra i diversi Stati del 15%.

Parlando dell’Italia Mann  ha sottolineato come il nostro Paese sia passato “da uno stallo sulle riforme a un passo ottimale di riforme, e per questo siamo più positivi sulle prospettive future”. Per il Paese “ci sono opportunità” anche grazie a un contesto migliore, ha concluso.

Una analisi non condivisa dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi per il quale è ancora presto per dire che c’è una ripresa. Per Squinzi “una ripresa significativa non è lo 0,2%, quando parlo di crescita penso sempre a una soglia minima del 2%. In generale si vede qualche segnale positivo dall’economia legato anche a fattori esterni. Mi auguro comunque che quest’anno si possa constatare una ripresa significativa”. E alla domanda se quella del 2% è una soglia possibile risponde: “Possiamo farcela, naturalmente cogliendo i segnali che ci arrivano dalla congiuntura economica internazionale, dal cambio euro-dollaro, dal costo del petrolio e dal quantitative easing della Bce: sono tutte spinte in questa direzione”. Ma è da vedere se siamo in grado di coglierle.

Redazione Avanti!

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento