lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Elogio della libertà di stampa
Pubblicato il 13-03-2015


Budapest-Liberta-stampaOgni Stato di diritto dal XVIII secolo nelle sue costituzioni garantisce la libertà di stampa, insieme ad altri organi d’informazione sviluppatisi con l’avanzare delle nuove tecnologie (radio, televisione, internet). I cittadini hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni in merito a questioni di rilevanza politica, morale, giuridica e molte altre.

Le agenzie di giornalismo, attraverso le loro pubblicazioni, danno libero accesso alle informazioni a proposito delle ultime novità. In Italia la libertà di stampa è sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione. Tuttavia esistono dei limiti. Infatti non si può ledere la dignità e l’onore di una persona; non si può, cioè, basare un’affermazione sul nulla. Le ingiurie e le offese possono essere perseguibili da leggi ordinarie, in particolare dal codice penale.

La libertà di stampa è un diritto riconosciuto anche dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: “Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferire ed a cercare, ricevere ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo indipendentemente dal fatto che essa attraversi le frontiere”.

Durante il regime fascista fu creato l’Ordine dei giornalisti, un mezzo per la dittatura di controllare l’operato dei giornalisti, i quali non potevano divulgare informazioni contrarie alla linea del governo di Mussolini. Dal 1925, perciò, si metteva a tacere qualsiasi posizione contraria alla dittatura totalitaria.

L’ordine dei giornalisti esiste tutt’oggi in Italia, e siamo uno dei pochi paesi al mondo che ce l’ha ancora. Un argomento molto dibattuto è quello dello smantellamento dell’ordine. Inoltre a ottobre è stato approvato al Senato il disegno di legge sulla riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa. Non viene più inflitta una pena carceraria, ma pecuniaria che oscilla dai 10 mila ai 100 mila euro. Il reato di diffamazione è stato esteso anche ai giornali online regolarmente registrati. Il giornale sarà costretto, entro 48 ore, a rettificare le informazioni date dal giornalista/collaboratore, senza però il diritto di controreplicare. In buona sostanza, non esiste il contraddittorio, cioè il giornalista non può difendere le sue affermazione e comprovarle.

La diffamazione, come l’ingiuria, consiste in una manifestazione del pensiero che rileva, ai fini della consumazione del reato, nella misura in cui l’espressione offensiva venga riconosciuta a uno o più persone. Come si può notare, si parla di offesa e di ingiurie nei confronti di un soggetto, non di affermazioni in merito a un determinato fatto presunto. Il nuovo reato di diffamazione a mezzo stampa in Italia è una sorta di “legge bavaglio” e che mina le basi di una seria democrazia.

Manuele Franzoso

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