martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

DRAGHI FA BOOM
Pubblicato il 05-03-2015


Draghi-Board Bce-Cipro

Il bazooka di Draghi comincerà a sparare da lunedì. È stato lo stesso presidente della BCE, Mario Draghi, ad annuncire la partenza del Quantitative Easing (QE) ovvero l’acquisto di titoli di Stato dei Paesi membri a un ritmo di una sessantina di miliardi al mese, dal 9 marzo fino al settembre del 2016 e poi si vedrà in base ai risultati raggiunti.

Così come hanno avvenuto negli Stati Uniti, anche in Europa la manovra dovrebbe servire a rilanciare l’economica, immettendo denaro fresco nel circuito creditizio, contrastando la deflazione. Di certo, come ha sottolineato, lo stesso Draghi, alcuni effetti positivi ci sono già stati con il semplice annuncio della manovra e ha aggiunto che l’operazione non sarà chiusa  finquando “il consiglio direttivo non riscontri un aggiustamento durevole del profilo d’inflazione” coerente con l’obiettivo vicino al 2%.

I dati della deflazione sono oggi anche peggiori del previsto perché il tasso di aumento dei prezzi per il 2015 viene stimato a zero contro un +0,7% che era previsto a dicembre, ma nel 2016 dovrebbe risalire all’1,5% e arrivare all’1,8% nel 2017 in linea con l’obiettivo di fondo della BCE di tenere l’inflazione attorno alla soglia del 2%.

Gli indicatori a disposizione dell’Eurotower indicano comunque che la ripresa economica in Europa è ormai avviata e dovrebbe registrare un aumento medio del Pil del 1,5% per quest’anno, dell’1,9% nel 2016 e del 2,1% nel 2017.

La Bce potrà acquistare titoli di Stato che siano considerati investment grade, ovvero, con un rating superiore al livello ‘spazzatura’. Sono previste deroghe per quei Pche stiano seguendo un piano di assistenza internazionale e dunque la Grecia resterà fuori dal programma finché la troika di creditori internazionali non concluderà con successo la verifica in corso.

Oltre alla manovra di QE che parte definitivamente da lunedì, l’Eurotower ha lasciato il tasso principale di rifinanziamento al minimo storico dello 0,05%. Il tasso sui prestiti marginali e quello sui depositi bancari restano rispettivamente allo 0,30% e -0,20%. Tutti strumenti che servono a dare carburante al sistema creditizio e che combinati con la fortissima caduta dei prezzi del petrolio e la ripresa statunitense, sono oggi alla base delle buone prospettive dell’economia europea.

Non c’è dubbio però che il bazooka di Draghi, l’arma letale contro la deflazione, come è stato defuinito il Quantitative Easing, costituisce oggi il secondo più importante passo sulla strada dell’integrazione europea. Dopo l’introduzione dell’euro si è messo in moto un meccanismo che neppure i più intranisgenti oppositori e critici dell’Unione Europea sanno come fermare perché il potere di condizionamento dell’economia risulta di gran lunga più forte di quello politico. Così quello che fin dall’inizio è stato visto come un difetto nel processo di costruzione europea, ovvero quella di costruzione di un’Europa delle banche ma non dei cittadini, potrebbe alla lunga rilevarsi come un utile condizionamento per i governi, costretti a fare alla fine i conti con la necessità di guidare e non essere guidati dal potere economico e finanziario.

Altre decisioni importanti sono state imposte dall’esterno, come quella della cancellazione dei paradisi fiscali, voluta fortemente dall’Amministrazione Obama che ha deciso di correggere le regole del gioco per contrastare l’aggressività della finanza mondiale e fare pulizia nel sistema bancario.

“Draghi, con la scelta di varare il programma di QE, ha preso una decisione ‘politica’, imponendo una scelta di strategia economia generale anche a quei governi che ne avrebbero volentieri fatto a meno”. Ha commentato il segretario del PSI, Riccardo Nencini, aggiungendo che così “ha compiuto il passo più importante sulla strada dell’integrazione dopo l’avvio della moneta unica. Ma quella di Draghi è stata una supplenza e tocca ora alla politica decidere se continuare a farsi guidare dalla BCE oppure avviarsi a costruire un percorso di integrazione comune in Europa”.

Intanto i dati che arrivano dai nostri conti non sono ancora positivi. Il Pil italiano nel quarto trimestre del 2014 è fermo a zero rispetto al trimestre precedente. L’Istat conferma così le stime sul dato congiunturale diffuse a metà febbraio, ma rivede anche al ribasso la variazione su base annua, al -0,5% dal -0,3% (dati corretti per gli effetti di calendario). In un’intervista all’Espresso il Presidente del Consiglio Matteo Renzi spiega che “per il 2015 l’Ue ci assegna un più 0,6, Banca d’Italia più uno, Confindustria lancia cifre molto più positive. Noi abbiamo previsto un più 0,5: tutto quello che viene in aggiunta è un tesoretto che utilizzeremo”.

Armando Marchio

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