mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

‘Grexit’ dietro l’angolo.
La fine della UE anche
Pubblicato il 16-03-2015


Domino_euro_grexitLa minaccia del governo ellenico di rendere esecutiva una vecchia sentenza di confisca di beni tedeschi in Grecia, allo scopo di risarcire i parenti delle vittime dei crimini nazisti nel paese durante la seconda guerra mondiale, è solo l’ultimo atto di uno scontro dentro l’eurozona, che ben rappresenta le incongruenze di base dell’Unione monetaria.

Infatti, tra la Germania, impegnata per l’egemonia in Europa non con le armi (come nella prima e nella seconda guerra mondiale), ma con il potere economico e finanziario che soprattutto gli altri partner dell’Unione gli hanno conferito, grazie ai generosi crediti per la riunificazione con l’ex Germania comunista (per tacere dello “sconto” operato con la Conferenza di Londra del 1952-53 dagli Stati Uniti e dagli altri Stati europei, vincitori dell’ultimo conflitto, nei confronti della Germania di oltre 22 miliardi di dollari dell’epoca!) e il più debole dei Paesi dell’Eurozona, richiama alla memoria lo scontro alle Termopili del 480 a.c. tra il l’immenso esercito persiano di Serse e i “Trecento” guerrieri spartani guidati da Leonida. Due Nazioni totalmente asimmetriche per cultura e tradizione politiche, ma ingabbiate nella stessa moneta con due visioni di politica economica inconciliabili, che ben rappresentano le contraddizioni europee: alle spalle di Berlino i Paesi del Centro-Nord che credono nelle virtù taumaturgiche dell’austerity, dietro Atene quelli mediterranei (Francia inclusa) che invocano flessibilità per promuovere la domanda.

E su questa divisione rischia di saltare l’Europa che dalla moneta unica doveva arrivare all’Unione degli Stati europei di tipo federale, in grado di competere sullo scacchiere geopolitico globale con Usa, Russia e Cina, evocando per questa prospettiva addirittura Carlo Magno: moneta e impero!

Oggi sembra restare assai poco dell’Europa neocarolingia, poiché non si tratta solo di uno scontro tra scuole economico-monetarie, ma in primo luogo tra culture, con al centro il valore stesso della sovranità.

Ecco quindi la crisi dell’euro, che doveva essere il percorso politico attraverso cui ciascuno Stato contraente, cedendo il diritto sovrano di emettere valuta, avrebbe contribuito ad integrare le economie europee, per arrivare in prospettiva ad un unico bilancio, un solo fisco, comuni politiche sociali e la mutualizzazione dei debiti sovrani, il sogno nato con la Conferenza di Messina del 1955 e il Trattato di Roma del 1957.

E così, se si dovesse verificare il “Grexit”, l’uscita ellenica dall’euro per default, si innescherà un effetto-domino che porterà alla fine dell’Unione europea, dando riscontro alle tesi storicamente espresse dall’Inghilterra di un Vecchio Continente esclusivamente come area di libero scambio.

Maurizio Ballistreri

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