lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

House of cards,
tutti cattolici per forza
Pubblicato il 19-03-2015


1)Tutto ciò che va su due gambe è nemico 2) tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è un amico 3) nessun animale vestirà abiti 4) nessun animale dormirà in un letto 5) nessun animale berrà alcolici 6) nessun animale ucciderà un altro animale 7) tutti gli animali sono uguali… Poi passarono un po’ di anni e iniziarono a succedere cose strane e uno degli animali si ricordò di quei punti scritti sul muro e andò a leggere. Non vi era scritto più nulla, fuorché: Tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni animali sono più uguali degli altri (George Orwell, La Fattoria degli Animali)

Nella seconda serie di House of Cards (visibile su Sky e in chiaro su Sky TG24), Frank Underwood che ha conquistato la Casa Bianca con l’intrigo e l’omicidio, entra in chiesa e chiede al prete di farsi assolvere. Quello rifiuta e allora Underwood sputa nell’occhio del crocefisso, poi per timore di venire scoperto lo pulisce ma l’arredo cade e si frantuma in mille pezzi, il presidente raccoglie da terra un orecchio di Cristo e beffardamente dice, così mi ascolti. E’ una scena grottesca. Forse volgare o gratuita, non offensiva. Anzi, se proprio bisogna dare un giudizio, bravo il prete che non si è abbassato davanti al presidente americano, non è usuale vedere religiosi con la schiena così dritta col potere.

Pierluigi Battista sul Corriere della Sera racconta di come molti cristiani americani si siano sentiti turbati dalla scena e giurano di non vedere più la serie, e scrive: “così si manifesta il dissenso, si protesta e si usa il telecomando… è spregevole domandarsi se la vittima invece di un crocefisso fosse stato qualcosa che riguardava Maometto?… L’oltraggio a una religione non è il pretesto per abolire la libertà d’espressione”.  Battista la fa facile, oggi il cristianesimo non taglia la testa, ma lo ha fatto fino a ieri,  e presentare questa religione come tollerante è quanto meno una esagerazione.

Pur non avendo il pessimo gusto di sputare ad una immagine di Cristo, non è detto che questo deve adornare le scuole pubbliche o i tribunali. Dirlo equivale a mettersi ai margini della società, eppure in Italia con la revisione concordataria non esiste più una religione di Stato. Tuttavia non c’è politico né giornalista che sia in grado di aprire o chiudere un discorso senza citare papa Francesco qua qua.

Libere le persone di credere a quel che vogliono nel loro privatissimo, ma giusto sarebbe dire che le religioni sono una branca della politica e oggi l’unica causa di conflitti sanguinosi. Perfino una guerra di confini, come è quella tra israeliani e palestinesi, si è trasformata nel corso del tempo in dispute religiose. Perfino il populismo-razzismo italiano usa la croce e i pupazzi del presepio come arma.

Il papa qua qua ha deciso di celebrare l’annosanto; una mazzata tra capo e collo per i romani e gli italiani che invece di avere la comprensione e la vicinanza dei propri amministratori per le spese che, come per tutti gli eventi vaticani devono sobbarcarsi che le ricadute economiche se ci sono non si vedono mai, li hanno visti gasatissimi per l’evento. Auspicabile sarebbe che i media invece di fare i portavoce del  papa, definissero l’evento per quello che è: un grande evento spirituale per i cattolici – imparassero il significato della misericordia sarebbe un bene per tutto il mondo, che ad oggi il cattolico compassionevole ancora non si conosce – ma una cosa che riguarda una parte della popolazione . Non si può essere costretti a mangiare tutti dallo stesso piatto.

Tiziana Ficacci
dal blog liberelaiche

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