lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La Rivoluzione portoghese
dei garofani in un e-book
Pubblicato il 23-03-2015


rivoluzione dei garofaniAnche il Portogallo ha il suo 25 aprile. Avvenne nel 1974, quasi 30 anni dopo l’Italia, quando militari dell’ala progressista delle forze armate del Portogallo fecero cadere il regime autoritario di António de Oliveira Salazar (morto nel 1970), una dittatura raccolta dal suo successore Marcelo Caetano. Dopo due anni, furono ripristinate la democrazia ed elezioni regolari, dopo i brogli delle precedenti votazioni passate, che avevano ristretto molto la libertà politica: la popolazione viveva sotto uno stretto controllo della polizia politica PIDE (Polícia Internacional e de Defesa do Estado), successivamente divenuta DGS (Direcção-Geral de Segurança) che perseguitava gli oppositori, spesso arbitrariamente arrestati, torturati e uccisi.

Ciò aveva limitato la crescita economica del Portogallo, che portò al malcontento in particolare delle classi sociali meno agiate e all’interno delle Forze armate. Si dette vita, così, alle prime insurrezioni; dopo più di 40 anni dal 1933, quando fu instaurato con una Costituzione il regime dell’Estado Novo, seguito da quello dell’União Nacional (Unione nazionale), di stampo nazionalista, corporativista, anti-socialista e fascista. Vi fu un primo tentativo il 16 marzo del 1974, quando il 5º Reggimento di Fanteria marciò su Lisbona, che vide il fallimento del golpe e l’arresto di circa 200 militari. Quello del 25 aprile, invece, fu vincente e significò la vittoria del socialismo e dei suoi ideali, dei valori più liberali e moderati di sinistra, con il ripristino di ogni forma di democrazia e libertà. Una sorta di Festa di Liberazione nostrana di cui ricorre il 40esimo anniversario, che due giovani autori italiani – Daniele Coltrinari e Luca Onesti – hanno voluto ricordare in un e-book, dal titolo “40 anni dopo la Rivoluzione dei Garofani. Analisi sul Portogallo di ieri e di oggi”, con un confronto con la realtà attuale portoghese in generale e di Lisbona in particolare, poiché è la città più colpita dalla Rivoluzione.

L’e-book non vuole, infatti, fare solamente una ricostruzione storica dei fatti, tramite interviste, articoli e le foto di Luca Onesti: a partire dai murales realizzati dai ragazzi dell’epoca, scoperti casualmente e modernizzati, restaurati come molti altri resti della Rivoluzione stessa. L’obiettivo è rapportare ai giorni nostri quell’esperienza. L’e-book, pubblicato da “Raggiaschi Editore”, è acquistabile on line su “Il Becco”. E raccoglie interviste ad António Mariano, presidente del sindacato dei portuali di Lisbona; Raquel Varela, autrice di diversi libri sulla Rivoluzione; João António Andrade da Silva, ufficiale dell’esercito, che ha attuato il colpo di stato che ha rovesciato il regime e ad esponenti dell’Associazione José Alfonso, uno dei cantautori più importanti della Rivoluzione portoghese.

Quest’ultima, infatti, si caratterizza per essere stata non-violenta. I soldati dell’ala progressista delle forze armate (MFA) del Portogallo si erano accordati con Carlos Albino, responsabile del programma musicale Límite di Rádio Renascença, perché trasmettesse la canzone operaia Grândola vila morena di José Afonso, come segnale di avvio dell’insurrezione. Nonostante l’ascolto della canzone fosse proibito dal regime, la vendita era consentita, e Albino ne acquistò una copia il 24 aprile, giorno in cui la radio “Emissores Associados de Lisboa” trasmise, come primo segnale di avviso, E depois do Adeus di Paulo De Carvalho.

Inoltre il nome della Rivoluzione deriva dal gesto di una fioraia, che in una piazza di Lisbona offrì garofani ai soldati. I fiori furono infilati nelle canne dei fucili, divenendo simbolo della ribellione e segnale alle truppe governative perché non opponessero resistenza.

La copertina dell'e-booklo “40 anni dopo la Rivoluzione dei Garofani. Analisi sul Portogallo di ieri e di oggi”,

La copertina dell’e-book “40 anni dopo la Rivoluzione dei garofani”

 

Un moto di protesta pacifico, non cruento né sanguinario, dunque; ma l’esito cui portò fu assolutamente rivoluzionario. Il trionfo, innanzitutto, dei valori socialisti (rappresentati dall’icona stessa dei garofani, simbolo per eccellenza del socialismo). Il colpo di Stato portoghese fu anomalo ed assunse sempre più una “deriva socialista” politica che preoccupò molto coloro che erano stati fino a quel momento al vertice. Gli oppositori al regime arrivarono all’occupazione di luoghi strategici, come l’aeroporto di Lisbona e la prigione politica di Peniche. Giungendo sino al pieno controllo del quartier generale della Guarda Nacional Republicana, dove si trova il primo ministro Marcelo Caetano, tanto da costringerlo alle dimissioni e all’esilio, come molte altre personalità legate al regime dell’Estado Novo. Alla Rivoluzione dei garofani seguì un periodo di transizione, noto come Processo Rivoluzionario in Corso (PREC).

Subito dopo il 25 aprile, con la formazione della Giunta di Salvezza Nazionale, vennero sciolte la polizia politica DGS e le commissioni di censura dei mezzi di comunicazione. Il 26 aprile furono anche liberati i primi prigionieri politici dalle carceri di Peniche e di Caixas. I leader politici in esilio tornarono nel paese nei giorni seguenti. La festa del lavoro venne celebrata per la prima volta legalmente il 1º maggio, con la riunione a Lisbona di circa un milione di persone. Tra marzo e aprile venne firmato un patto tra i partiti politici e l’MFA che riconobbe alcuni poteri a un Consiglio della Rivoluzione e convocò un’Assemblea Costituente. Le libere elezioni per la Costituente si tennero nel primo anniversario della Rivoluzione, il 25 aprile 1975. Essa risultò composta principalmente dal Partito Socialista, dal Partito Social Democratico e dal Partito Comunista, con una minoranza moderata e centrista. Esse portarono all’instaurazione di un sistema misto, caratterizzato da una democrazia di tipo occidentale e da un “socialismo pluripartitico”, fortemente sostenuto dal settore progressista delle Forze armate. Nel suo comunicato del 19 aprile 1975, poi, l’assemblea dell’MFA difese la creazione di un sistema pluripartitico per il socialismo. Il Gruppo dei Nove al governo, infatti, era costituito dagli ufficiali che sostenevano una forma di socialismo non allineato. Successivamente, nella cosiddetta estate calda del 1975, il governo Gonçalves attuò una riforma agraria per abolire il latifondo e ridistribuire la terra ai contadini. Il PREC continuò sino a che, il 2 aprile 1976, venne approvata la nuova Costituzione; essa stabiliva una democrazia pluripartitica, ma era comunque ideologicamente carica di riferimenti alla “transizione verso il socialismo”, alla creazione di “una società libera, giusta e solidale” e di un’”economia socialista”, dando ampio spazio ai diritti dei lavoratori e ai doveri di solidarietà economica e sociale.

Questi alcuni degli “insegnamenti socialisti” ereditati dalla Rivoluzione. Il sistema pluripartitico per il socialismo attuato fu molto avanzato e rivoluzionario per l’epoca, in quanto creava una forma di governo presidenziale-parlamentare, in cui sia l’Assemblea sia il presidente detenevano forti poteri, che si bilanciavano reciprocamente, scongiurando sia la debolezza parlamentare che le eccessive concentrazioni di potere. Il 25 aprile 1976, due anni dopo la Rivoluzione, si tennero le prime elezioni per l’Assemblea della Repubblica, vinte dai socialisti, e il potere passò dai militari ai rappresentanti democraticamente eletti.

I principi socialisti dell’economia saranno, poi, però cancellati nelle riforme costituzionali del 1982 e del 1989, soprattutto per consentire l’ingresso del Portogallo nella CEE (poi Unione europea), che ne garantì la ripresa economica definitiva. Ma il 25 Aprile in Portogallo resterà una festa nazionale, per celebrare le libertà civili ed i diritti politici ottenuti dopo e con la Rivoluzione. Un trionfo di principi, ideali democratici che non evitò neppure un tentativo di colpo di Stato reazionario, l’11 marzo del 1975, da parte di militari spinolisti. Esso non solo fu sventato, ma banche, compagnie di assicurazione e numerose industrie furono nazionalizzate nei giorni successivi.

Ad unire la storia del Portogallo a quella dell’Italia è un’indiscrezione non confermata tuttavia. Secondo rivelazioni dell’ex “gladiatore” G-71, contenute nel libro The Real history of Gladio, nel rovesciamento di Caetano avrebbe avuto un ruolo la Gladio italiana, poiché il dittatore portoghese era ostile alla nuova politica della NATO e all’indipendenza delle colonie africane contese dai due blocchi. La notizia non è stata né smentita né confermata in quanto l’inchiesta della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non ha fatto luce sui compiti effettivi della struttura e sulla veridicità delle rivelazioni.

Ba. Co. 

 

 

 

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