lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il confessore di Moro
Pubblicato il 07-03-2015


Dunque aveva ragione Cossiga. Moro, prima di morire, ricevette la visita di don Mennini, allora trentunenne prete della diocesi di Roma, nella Chiesa di Santa Chiara, ubicata a due passi dall’abitazione dello statista democristiano. Oggi Mennini è arcivescovo nel Regno Unito, dopo aver svolto un’intensa attività diplomatica in diversi paesi. Mennini è figlio di Luigi, all’epoca vice di Marcinkus al vertice dello Ior. Papa Bergoglio lo ha autorizzato a tornare in Italia per testimoniare di fronte all’apposita commissione parlamentare presieduta dall’ex democristiano Beppe Fioroni. Antonio Mennini si sarebbe recato nella “prigione del popolo” e dinnanzi ai brigatisti avrebbe confessato Aldo Moro e gli avrebbe comminato l’estrema unzione.

Vedremo la sua testimonianza, se confermerà questi fatti o meno. Se saprà aggiungere qualcosa alle tante domande che trentasette anni dopo ancora circondano il rapimento e l’omicidio di Moro. Se i fatti che vengono riferiti corrispondono al vero anche noi vorremmo alcune risposte. Vorremmo sapere chi ha dato a Mennini l’ordine di recarsi nella prigione di Moro, chi ha reso possibile la sua missione, se nessuna autorità statuale fosse a conoscenza di questo episodio. La prima domanda potrà anche facilmente essere soddisfatta. Fu Paolo VI a cercare un punto di contatto coi brigatisti e a individuare in don Mennini l’interlocutore più idoneo per la sua conoscenza di Moro.

La vere risposte sono alle altre due domande. Come ha fatto Mennini ad arrivare al luogo in cui Moro era detenuto, cioè in via Montalcini? Difficile immaginare che il giovane prete fosse a conoscenza della prigione di Moro. Evidentemente qualcuno che aveva stretti rapporti con Moretti e compagni ha accettato di mettersi in contatto con lui e lo ha pilotato nel luogo segreto. Ma è possibile che lo Stato non sapesse nulla? Non c’era un canale tra il governo e la Santa sede? Come mai non si arrivò nel luogo in cui subito dopo venne consumato l’omicidio? È davvero immaginabile che un prete si rechi in un appartamento dove era tenuto un condannato a morte, poi se ne ritorni tranquillamente a casa senza avvertire nessuno e non dica nulla per trentasette anni?

Certo il caso Moro si accresce di un’ulteriore pagina inquietante. Solo il Psi di Craxi si batté fino in fondo per salvare la vita del leader democristiano, mentre il partito della cosiddetta fermezza di Berlinguer e Zaccagnini mostrava solo la sua impotenza. Che anche il Vaticano abbia cercato, come i socialisti, un punto di contatto coi brigatisti per salvare la vita di Moro, è assai probabile. Che abbia inviato un suo delegato solo per impartirgli l’estrema unzione stentiamo a crederlo. Immaginiamo anche che Mennini sia stato bendato e poi spostato, senza coscienza del trasferimento, nel luogo della morte. Qualcuno avrà pure incontrato prima del viaggio finale? Domande che spero possano essergli rivolte se tutte le indiscrezioni pubblicate dai giornali verranno confermate.

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Commenti all'articolo
  1. Due coincidenze astrali si sino materializzate, la prima è il decesso degli attori del 78′, la seconda la salita al soglio pontificio di un pastore vero, il resto è cronaca della storia, rivisitata senza far danno ad alcuno, tanto vale raccontare un’altra verità.

  2. Inquietante e vergognoso aggiungerei. Il sangue di Moro macchia sia la falce e martello che lo scudo crociato. Improbabile che le BR acconsentirono la confessione e l’estrema unzione di un condannato, improbabile che la verità del caso venga fuori dal racconto di un vescovo, improbabile ma spero che sia possibile. Dopo la morte di Andreotti la verità potrebbe iniziare a venir fuori assai lentamente e forse con dettagli che andranno persi nelle pagine della Storia.

  3. Moro in una dei suoi messaggi aveva ricordato che Cesare Beccaria, luminare nella scienza del Diritto, aveva scritto che la vita dell’uomo ha la supremazia sullo Stato. Lo scambio negato di di brigatisti in cambio della vita di Moro fu concesso dopo la sua morte. Ispirandosi all’umanesimo socialista, il PSI si adoperò con il solo contributo di Fanfani per salvare la vita di Moro. Gli interessi per la sua morte prevalsero sulle ragioni della sua salvezza. Temo che coloro che dovrebbero contribuire a dissipare la nebbia dei misteri son ancora troppo interessati a farvi entrare qualche spiraglio di luce. Se ci riuscirà Papa Francesco sarà il primo miracolo del suo Pontificato.
    Je suis socialiste

  4. E’ probabile che la “visita” di don Antonello Mennini a Moro non sia avvenuta nell’imminenza dell’assassinio. Potrebbe anche essere avvenuta 15 o 20 giorni prima e che Moro abbia chiesto di essere confessato e l’estrema unzione sentendosi, ovviamente, in pericolo imminente di vita. Per il resto, avevo 15 anni all’epoca ma ricordo benissimo che i giornali parlarono numerose volte di don Antonello (così all’epoca) Mennini (compreso il fatto che fosse figlio di Luigi Mennini vice presidente dello IOR) come del contatto che Paolo VI utilizzò per tentare salvare il suo caro amico Aldo Moro. Nihil sub sole novi quindi. Ritengo il racconto che potrà fare Mennini, pur condizionato dal segreto della confessione, molto interessante sul piano storico – politico. Molto meno su quello giudiziario.

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