mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

IL SUPERDOLLARO
Pubblicato il 11-03-2015


Super dollaro

L’effetto del “Bazooka” voluto dal presidente della BCE, Mario Draghi, inizia a farsi sentire e vede come prima conseguenza quella di un avvicinamento euro/dollaro: l’euro arriva all’affondo di un cambio che non si vedeva da almeno dodici anni e tocca i minimi di 1,06 dollari. Sotto l’effetto della politica monetaria voluta da Draghi del QE, (quantitative easing) l’euro si è spinto fino a un minimo di 1,0561 dollari e si avvicina sempre di più alla parità che potrebbe arrivare prima del previsto. Ma la svalutazione monetaria non riguarda solo la valuta Usa perché l’euro si è spinto anche ai minimi degli ultimi sette anni contro la sterlina a 0,7010, e degli ultimi 18 mesi contro lo yen a 120,85.

Mario Draghi raggiunge così uno dei suoi obiettivi più ambiziosi, riuscire a invertire la tendenza deflazionistica dell’Eurozona, evitando attraverso l’acquisto di titoli di Stato che la crisi finanziaria di un Paese contagi il resto del Vecchio Continente, creando condizioni favorevoli alla crescita. Ma ciò non può bastare se all’interno dei vari Stati non si procede con riforme strutturali, la politica monetaria deve procedere di pari passo con le riforme politiche.

“Le recenti misure di politica monetaria sono uno strumento valido ed efficace per portare l’inflazione più vicino al nostro obiettivo del 2% – ha spiegato Draghi oggi all’Università di Francoforte – Possono sostenere un recupero più veloce e più sostenuto”. Il Governatore ha infine specificato che “ciò vale in particolare se come dei semi, cadono su un terreno fertile: i governi possono creare un ambiente più favorevole agli investimenti rapidamente, in modo credibile ed efficace tramite l’attuazione delle riforme strutturali”. Ma il Piano Draghi ha avuto già i primi effetti a fine gennaio sullo spread, “ad esempio – precisa il numero uno della Bce – da poco prima del nostro annuncio il 22 gennaio, il rendimento dei titoli tedeschi con scadenza 20 anni è sceso di quasi 25 punti base, e quelli italiani a 20 anni di quasi 35 punti base. Abbiamo anche visto un ulteriore calo dei rendimenti sovrani di Portogallo e altri paesi già in difficoltà, nonostante la nuova crisi greca. Questo suggerisce – aggiunge Draghi – che il programma di acquisto di asset può proteggere altri paesi dell’area dell’euro dal contagio, e ci aiuta anche a raggiungere i nostri obiettivi di politica monetaria in tutta l’area dell’euro”.

Mario Draghi difende così il suo Piano di acquisti, anche se bisogna ricordare che l’inizio della settimana è stato abbastanza debole e fiacco per le borse europee. Oggi però i listini del Vecchio Continente si impennano, e a tenere testa è Parigi che sale al momento dell’1,8%, l’euro tocca il minimo e l’effetto dell’indebolimento della moneta unica spinge soprattutto il settore dell’auto: BMW guadagna il 3,1% e Renault il 2,7%. Per quanto riguarda l’Italia, Milano vede il Ftse Mib guadagnare l’1,46% a 22.674 punti, con la corsa continua di Telecom (+6,45%) per via delle prospettive per la rete e le trattative con Netflix. Forti anche Finmeccanica (+4,2%), e Campari (+3,3%) mentre Fca (Fiat Chrysler Automobiles, ndr) tocca nuovi massimi (+2,05%% a 14,4).

Ma mentre l’Europa corre e l’Euro si svaluta, la Grecia resta indietro: torna alta la pressione sui titoli di Stato ellenici, che continua a mostrare un’inversione della curva dei rendimenti, tassi più elevati sui titoli a scadenza breve e tassi più bassi sulle scadenze più lunghe. Atene ha collocato questa mattina 1,3 mld di euro di Bill a 13 settimane. La corsa al rialzo dei rendimenti non si arresta. Il costo di finanziamento dei titoli greci è infatti salito al 2,7% dal 2,5% dell’emissione di un mese fa, mentre il rapporto di copertura è rimasto fermo a 1,3. Il mercato resta “scettico” rispetto alla soluzione del problema legato ad Atene. Anche se oggi Atene è riuscita a collocare tutti gli 1,3 miliardi di titoli a 3 mesi previsti. Il rendimento è salito al 2,7%, cioè 20 punti base in più rispetto all’ultima asta di febbraio. Tuttavia, la domanda è stata di 1,3 volte l’offerta e il rendimento sul secondario della stessa scadenza è molto più alto (5,4%).

Lo Stato Ellenico poi sconta lo spettro della Grexit, tornata a farsi sentire in questi ultimi giorni, tanto che la stampa greca – a seguito dell’incontro tra il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble e il suo omologo greco Yanis Varoufakis – ha fatto trapelare che la Royal Bank of Scotland avrebbe inserito una clausola nel contratto collettivo firmato lo scorso 24 febbraio e relativo agli anni 2015 e 2016, dove si sancisce la conversione degli stipendi in dracme, nel caso estremo in cui la Grecia dovesse uscire dall’Eurozona. Atene nel frattempo gioca tutte le carte a disposizione, inclusa quella dei danni della seconda guerra mondiale, il ministro della giustizia greco, Nikos Paraskevopoulos, si è detto pronto ad autorizzare l’esecuzione della sentenza della Corte Suprema del Paese (Areios Pagos) che prevede il risarcimento dei parenti delle vittime delle atrocità naziste a Distomo, attraverso la confisca di vari beni di proprietà della Germania. Ma il nocciolo del problema resta quello di un’eventuale e sempre più vicina Grexit, oggi l’euro torna alle stesse quote delle origini e da un certo punto di vista potrebbe non essere certo un buon segno.

Maria Teresa Olivieri

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