martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

I problemi dell’Inps vanno
affrontati, non aggirati
Pubblicato il 03-03-2015


Boeri-InpsIl bocconiano Tito Boeri (nella foto), da poche settimane presidente dell’INPS, ha rilasciato un’intervista ad Enrico Marro (“Il Corriere della sera” di oggi 03 marzo 2015) che contiene quello che potremmo definire il proprio programma di legislatura. Avendo nel corso degli ultimi decenni avuto modo di apprezzare le posizioni di Boeri in materia di previdenza e di economia anche quando, ed è successo spesso, le ritenevo semplicistiche ed unilaterali, mi sono precipitato a leggere con interesse il programma del presidente. Senza nulla togliere alle capacità dell’intervistato, devo ammettere che sono rimasto molto deluso.

Deluso al punto di chiedermi dove sia finito lo studioso, che con aria magari un tantino ‘saputella’ entrava in polemica diretta, sempre argomentando in modo niente affatto banale con chi correva spesso il rischio di avere un occhio troppo rivolto al passato. Il Boeri di oggi sembra voler entrare nella schiera di quelli che i problemi, anziché affrontarli per quello che sono, ritengono che vadano semplicemente aggirati.

Per queste ragioni, mi auguro che l’intervista di oggi non vada troppo rapidamente in archivio, e che Boeri sia chiamato a dare risposte il più possibile esaurienti ai dubbi che emergono dalla sua intervista. Emerge ad esempio una proposta che a me sembra abbastanza nuova, quella di istituire un reddito minimo di povertà. Sarebbe utile capire meglio se si pensa ad una voce che possa essere definita previdenziale o invece ad un semplice intervento assistenziale. Si tratta comunque di un problema che non può essere affrontato semplicemente perché qualcuno apre bocca e le da’ fiato.

Questo è un Paese nel quale la povertà ha ormai dilagato in dosi massicce in tutto il comparto prestazioni previdenziali e assistenziali. Il Paese nel quale i pensionati di domani hanno già oggi la certezza di pensioni molto inferiori a quelle dei pensionati di ieri. È auspicabile, quindi che il neo presidente dell’INPS affronti con maggiore cautela temi che richiedono atteggiamenti di grande serietà e responsabilità.

Lo stesso ragionamento va fatto per quanto riguarda il confronto tra il contenuto di una pensione liquidata col retributivo e una liquidata con il contributivo. Ho già, in altra occasione, richiamato l’attenzione sul fatto che se oggi ci fosse il passaggio automatico delle pensioni liquidate con il retributivo al sistema contributivo, si produrrebbe un gigantesco sconquasso sociale e tutto ad anno non delle pensioni più alte, ma di milioni di ex artigiani, commercianti, coltivatori ed appartenenti alla parte più debole del mercato del lavoro e della società.

Non credo meriti nessuna polemica se non invece un qualche apprezzamento positivo il riconoscimento da parte di Boeri che quella del pensionamento flessibile era una risposta per i lavoratori e non già una cosa vecchia perché a proporla, guarda caso, c’erano tanti sindacalisti. Sono anche contento che Boeri, ribaltando l’impostazione che ci fu sbattuta in faccia dall’allora presidente dell’INPS Mastra Pasqua, che sostenne che bisognava non far conoscere a coloro che avrebbero avuto pensioni tanto basse la verità, evitando così tensioni sociali, affermi oggi che ai lavoratori tutti, dobbiamo fornire i dati necessari e tutte le coordinate per sapere in ogni momento quale sarà la loro pensione.

C’è infine un problema molto delicato che va affrontato con lo stato d’animo di chi decide finalmente di prendere il toro per le corna. A precisa richiesta di Marro, il professore Boeri chiarisce che il suo compenso in quanto presidente dell’INPS ammonterà ad un reddito lordo annuo di centotre mila euro. A prima vista, la mia reazione mi ha portato a considerare, sia per l’importanza dell’INPS, sia le capacità e la professionalità richieste a chi deve dirigerla il trattamento fissato troppo basso. La mia considerazione si è fermata qui di fronte alla domanda se le cose siano davvero così, e se quello che Boeri ha detto risponda alla pura verità. Nessuno, credo abbia dimenticato la vicenda Mastrapasqua che quando finì in disgrazia, disgrazia si scoprì che oltre al suo trattamento personale, godeva di altri trattamenti per incarichi derivati dal fatto di essere presidente dell’INPS.

Siamo certi che il nuovo presidente non riceverà compensi e vantaggio alcuno dall’essere rappresentante dell’istituto in banche, enti ed associazioni varie. Se la situazione non è così chiara come afferma Boeri, sarebbe bene dirlo subito anche per permettere al governo ma soprattutto ai cittadini di affrontare una volta per tutte una nuova normativa che regoli la partita RIMBORSI, COMPENSI, CONSULENZE etc. disboscando una giungla di piccoli e grandi privilegi che spesso, anziché rappresentare un riconoscimento per prestazioni davvero esistenti, rappresentano piccole mance che nascono e prolificano nel sotto bosco della politica.

Silvano Miniati                                                                                  Network sinistra riformista

 

 

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Commenti all'articolo
  1. Non sarebbe opportuno modificare la Riforma sulle pensioni rivedendo tra l’altro il concetto del momento di andare in pensione, che anziché basato sull’età fosse riferito alla tipologia del lavoro svolto individuando e classificando le categorie dei “lavori usuranti” e del lavoro femminile ??
    Come mai su un principio cosi naturale non si è fatta nessuna battaglia politica e sindacale??
    Gradirei avere una risposta da Silvano Miniati della cui cultura riformista apprezzo quanto per il resto ha evidenziato nel suo articolo. Grazie
    Je suis socialiste

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