martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps. Volontaria sempre più cara
Pubblicato il 30-03-2015


Nel 2015 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.909 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si dovrà spendere 522 euro in più. Il 30 giugno scade il termine per il pagamento relativo al trimestre gennaio-marzo, primo dei quattro appuntamenti di quest’anno (gli altri tre sono fissati al 30 settembre, 31 dicembre e 31 marzo 2016). L’aumento, rispetto al 2014, è dovuto alla consueta lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate allo 0,20% per via dell’inflazione. La «volontaria» coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione pagando in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui nuovi parametri sono indicati nella circolare Inps n. 57/2015, si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una pensione da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità in materia di requisiti pensionistici. Dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2015. Le somme da versare differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33,87% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui) per le autorizzazioni successive.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2015, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 55,95 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 65,98 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Uno scudo perforato. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prevista la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione.

Ora la musica è cambiata. Solo un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti riuscito a rientrare nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla volontaria, alla cessazione o sospensione dell’attività lavorativa, sia inutile. Non costa nulla e non è impegnativa.

Novità Inps 2015. Bonus donne disoccupate, come funziona

Ultime notizie in arrivo dall’Istituto nazionale della previdenza sociale: parte il bonus Inps per le donne disoccupate. I requisiti: essere senza lavoro da oltre sei mesi, nessun limite di età. Basta questo per essere idonea a godere del nuovo beneficio contributivo, in pratica un incentivo che serve per incoraggiare le aziende ad assumere donne disoccupate da tempo, o a convertire i contratti di lavoro da determinati a indeterminati.

I finanziamenti di questa particolare agevolazione assicurativa rientrano nel progetto dei fondi strutturali europei, riguardano pertanto soltanto le Regioni ammesse a tale programma. Sono state selezionate zone dell’Italia svantaggiate in modo espressamente selettivo.

Non si tratta esattamente di una novità, bensì di una proroga anche per l’anno 2015: il bonus Inps esiste già da luglio 2014. Le erogazioni dei contributi per le assunzioni potranno quindi ordinariamente iniziare da luglio 2015.

Come funziona il beneficio in questione per quest’anno per le donne disoccupate? Il vantaggio è – come detto – per il datore di lavoro, il quale avrà uno sgravio consistente sui contributi previdenziali da corrispondere all’Ente assicuratore per le nuove donne assunte.

Quanto dura il predetto incentivo Inps? Dipende dal tipo di contratto che il datore di lavoro deciderà di stipulare con le sue dipendenti. Si parla di 12 mesi per un contratto determinato e di 18 mesi per un contratto indeterminato (o trasformazione di contratto determinato a contratto indeterminato).

Dove è possibile richiedere l’agevolazione Inps 2015 per le donne? In quali Regioni? Questa la lista: Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata (intero territorio regionale) ed Emilia Romagna, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Sardegna, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto, Lazio, Lombardia (solo alcune zone e Comuni).

Come si richiede il bonus Inps per le donne disoccupate? Basterà recarsi nelle agenzie territoriali dell’Istituto  presenti nelle Regioni interessate dalla citata iniziativa Inps. Per tutte le ultime notizie ed eventuali integrazioni e/o novità aull’argomento si consiglia di visitare direttamente il sito ufficiale dell’ente presieduto da Tito Boeri www.inps.it

Inps, aziende e sindacati firmano accordo. Parte certificazione iscritti

A più di un anno dalla firma del Testo unico sulla rappresentanza tra Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, è partita da poco la certificazione degli iscritti, prima tappa per arrivare a ‘pesare’ i sindacati al tavolo delle trattative contrattuali. Sindacati, Inps e viale dell’Astronomia hanno, infatti, recentemente siglato una convenzione che sancisce il meccanismo di computo delle deleghe sindacali, la trattenuta operata dal datore di lavoro su esplicito mandato del lavoratori e comunicate all’ente di previdenza. I primi dati cominceranno ad affluire a maggio e la prossima stagione di rinnovi contrattuali potrebbe svolgersi già con le nuove regole sulla rappresentanza.

Proprio in vista dei prossimi rinnovi contrattuali, difatti, sindacati e imprese indicheranno all’Inps il mese finale del 2015 da prendere in considerazione per l’applicazione dell’accordo sulla rappresentanza. I dati rilevati dall’Inps, comunque, convoglieranno poi in una banca ad hoc che provvederà poi ad elaborarli e ad aggregarli per ciascuna organizzazione sindacale di categoria relativamente al periodo gennaio-dicembre di ogni anno. L’operazione sarà interamente a carico di imprese e sindacati firmatari dell’accordo e costerà 15 mila euro di una tantum, per l’implementazione delle procedure informatiche per l’acquisizione ed elaborazione dei dati, e circa 3mila euro l’anno per le attività di gestione e manutenzione delle procedure. Il tutto avrà validità triennale ma le parti, con preavviso, potranno recedere dall’intesa in caso di giusta causa.

L’accordo sulla certificazione segna anche il ‘debutto’ del neo presidente Inps, Tito Boeri che ha controfirmato così il primo atto del suo mandato. “E’ una convenzione importante per stabilizzare le relazioni industriali, un passo importante che coma il vuoto della seconda parte dell’art.39 della Costituzione”, ha detto spiegando come la prima rilevazione sarà effettuata ad aprile prossimo e da maggio saranno disponibili i primi risultati. L’intesa voluta per certificare la quantità di iscritti ad un sindacato rende però evidente come lo stesso meccanismo debba prima o poi applicarsi al mondo delle imprese, anche questo a sua volta frammentato nella rappresentanza e contrattualmente. Ed è proprio questo, oltre alla soddisfazione, che trapela dai commenti di Cgil, Cisl e Uil.

C’è stata un po’ una corsa ad ostacoli ma ce l’abbiamo fatta. Noi non abbiamo mai avuto problema a farci contare”, ha sottolineato il leader Carmelo Barbagallo che ha ricordato la necessità che anche le imprese possano essere a loro modo certificate considerato che “c’è un proliferare di nuove associazioni con nuovi tipologie contrattuali all’interno di uno stesso settore”. Lo stesso vale per Susanna Camusso. “Se la rappresentanza è fondamentale per un sistema regolato spesso si vede un fiorire contrattuale per la frantumazione del fronte datoriale”, ha annotato giudicando comunque “un passo importante” l’accordo appena siglato”. Anche Anna Maria Furlan, ha plaudito all’intesa: “ora sarà tutto alla luce del sole, trasparente , certificato. Un segnale importante”, ha affermato. E soddisfatta si è dichiarata anche Confindustria. “Finalmente relazioni industriali in cui saranno applicati i principi di democrazia rappresentativa”, ha commentato il dg Marcella Panucci per la quale già nei prossimi rinnovi si potranno testare le nuove regole.

Carlo Pareto

                                                                         

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