martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Isis. Digos decapita cellula terroristica italo-albanese
Pubblicato il 25-03-2015


VATICANO: DA STASERA BONIFICHE A S.PIETRO, AL VIA PIANO SICUREZZA“Se non fossimo intervenuti, riteniamo che a breve molti avrebbero potuto aderire a questa deriva”. Così ha commentato l’arresto di tre terroristi islamici il dirigente della Digos di Brescia, Giovanni De Stavola. L’indagine è durata due anni e ha portato all’arresto di una cellula terroristica islamica operante in Italia. La Digos di Brescia ha diretto le indagini dell’operazione denominata «Balkan Connection», l’inchiesta con la quale è stata scoperta un’organizzazione che reclutava e addestrava combattenti per la causa dell’Isis (lo Stato islamico in Siria e Iraq).
La polizia ha arrestato due albanesi e un italiano di origine marocchina, quest’ultimo è l’autore del documento di propaganda dell’Isis apparso sul web, 64 pagine, in italiano, apologetico dell’Isis e diffuso sui social network. I tre erano in contatto, telefonico e facebook, con un italo marocchino residente a Vobarno (Brescia), inserito nella lista dei 65 foreign fighters italiani, l’uomo, era noto alla Digos perché era stato arrestato nel giugno 2013, ma poi scarcerato dal tribunale del Riesame e prima di trasferirsi in Siria aveva effettuato un viaggio in Albania dove aveva incontrato uno degli arrestati di oggi, come ricostruisce il responsabile della polizia di Brescia. Oltre agli arresti, “sono in corso diverse perquisizioni in Lombardia, Piemonte e Toscana nei confronti di alcuni simpatizzanti del Califfato emersi nelle indagini”, ha detto questa mattina la polizia in una nota. La Polizia ha anche fatto sapere che le indagini antiterrorismo italo-albanesi sono in corso nella regione di Tirana.
Le indagini sono state condotte dalla Digos di Brescia e coordinate dall’Ucigos in concorso con le questure di Torino, Como e Massa Carrara. Il ministro degli Interni, Angelino Alfano, che ieri aveva ribadito che non c’erano segni di minacce terroristiche per il nostro Paese, oggi si è congratulato per l’operazione con il Capo della Polizia, Alessandro Pansa sostenendo che il sistema di prevenzione funziona, visto che oggi per la prima volta, è stata applicata la norma sui sospettati prevista dal decreto legge antiterrorismo, la stessa norma che viene applicata ai sospettati di mafia. Intanto fa discutere il Dl antiterrorismo, approdato oggi in aula dei deputati, contrario, secondo il pentastellato Angelo Tofalo, alla libertà di espressione attraverso il web. Il Dl ha visto l’avvicendarsi di ben sette relatori di minoranza, oltre alle critiche da parte del sindacato della Polizia di Stato, Sap, che ha lamentato già da tempo la mancanza di formazione antiterroristica degli agenti. Dopo la manifestazione di pochi giorni fa, il Sap è sceso in piazza a Roma “circondando” simbolicamente i palazzi del potere (Viminale, Palazzo Madama e Montecitorio), in concomitanza con i lavori parlamentari di conversione in legge del decreto-antiterrorismo, considerato “inefficace e privo di provvedimenti concreti che possano davvero garantire la sicurezza dei cittadini”.
Altre critiche al Decreto sono arrivate dal presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, che lamenta la mancanza di un equilibrio tra privacy e sicurezza per quanto riguarda alcuni emendamenti del decreto, disposizioni che vanno nel senso esattamente opposto a quello indicato dalla Corte di giustizia l’8 aprile scorso. “Perplessità – aggiunge Soro – suscita anche l’emendamento che ammette le intercettazioni preventive (disposte dall’autorità di pubblica sicurezza nei confronti di meri sospettati), per i reati genericamente commessi on-line o comunque con strumenti informatici. Anche in tal caso – conclude il Presidente – l’equilibrio tra protezione dati ed esigenze investigative sembra sbilanciato verso queste ultime, che probabilmente non vengono neppure realmente garantite da strumenti investigativi privi della necessaria selettività”.
In queste stesse ore dall’altra parte del Mediterraneo, in Tunisia, le forze di sicurezza hanno preso il capo della cellula terroristica, responsabile dell’attacco del Museo del Bardo. L’organizzazione che ha ideato e organizzato l’attacco, è composta da almeno sedici persone, di cui almeno due tunisini tornati in patria dalla Siria, dove avevano combattuto al fianco dei jihadisti.
Maria Teresa Olivieri

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