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Opinioni e commenti
 

Gerusalemme est, 7 soldati feriti in un attentato
Pubblicato il 06-03-2015


Gerusalemme-attentato-poliziotteUn nuovo attentato terroristico è avvenuto a Gerusalemme est, occupata dagli israeliani, dove un’auto si è lanciata su un gruppo di soldatesse israeliane nel quartiere arabo di Sheik Jarrah. L’attentatore ha investito con la propria auto cinque militari, poi è uscito dal veicolo e ha tentato di accoltellarne altri due prima che la polizia gli sparasse e lo arrestasse. Il responsabile è un giovane palestinese di 22 anni e l’attacco si è svolto nei pressi della stazione della metropolitana leggera.

Il portavoce della polizia Micky Rosenfeld ha confermato, in un tweet, che si è trattato di “un attacco terroristico”.

Anche questo attentato si aggiunge agli ultimi operati con semplici coltelli o armi improprie, come appunto può essere un’auto lanciata in velocità sulla folla. Modalità di attacco estremamente pericolose per la loro completa imprevedibilità che segnano anche un diffondersi dei metodi terroristici al di fuori delle file delle organizzazioni ritenute tali dai servizi di sicurezza israeliani e quindi ancora più difficili da contrastare.

L’attentato segna anche un progressivo inasprirsi della tensione con l’avvicinarsi delle elezioni politiche e il fallimento di tutti i tentativi di ripristinare il negoziato israelo-palestinese.

Proprio in questi giorni il Consiglio centrale dell’Olp – secondo quanto informa l’agenzia di stampa palestinese Infopal – ha adottato diverse risoluzioni compresa “la decisione di sospendere il coordinamento per la sicurezza con Israele”.

Le risoluzioni sono basate sull’attuale situazione politica e comprendono l’invito a Israele ad “assumere le proprie responsabilità in accordo con gli obblighi previsti dal diritto internazionale come potenza occupante”, secondo quanto si legge nel comunicato divulgato dall’Olp.

Il Consiglio ha anche chiesto di “sospendere tutte le forme di coordinamento nella sicurezza, a causa del sistematico e continuo mancato adempimento degli obblighi degli accordi siglati da Israele” e ha anche chiesto di rafforzare la riconciliazione politica in modo da facilitare la ricostruzione della Striscia di Gaza distrutta dalla guerra israeliana, e di indire elezioni presidenziali e parlamentari “appena possibile”.

Il Consiglio ha espresso pieno sostegno alle iniziative di alto livello e alla Corte Criminale internazionale; ha inoltre chiesto alla comunità internazionale di ritenere Israele responsabile per “le sistematiche violazioni della legalità internazionale”.

Un aggravamento della situazione viene segnalato anche dall’istituto palestinese, specializzato nell’osservazione e monitoraggio delle violazioni e delle attività di insediamento nei territori occupati della Cisgiordania secondo cui dall’inizio del mese di febbraio 2015 “i palestinesi hanno subito diversi attacchi rivolti soprattutto alle loro terre e ai loro averi”. L’Applied Research Institute-Arij, in un comunicato stampa emesso mercoledì 4 marzo, ha dichiarato che l’organo israeliano che si occupa dell’amministrazione civile, ha emesso quattro decreti militari che “prevedono la confisca di 553 ettari di terra palestinese e la minaccia di confisca di altri 870 ettari. Gli ordini, includono anche la distruzione di circa un migliaio di alberi e la minaccia di sradicamento di altri 2000” mentre decine di abitazioni vengono demolite nelle varie province della Cisgiordania.

Redazione Avanti!

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