mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat. Giù deflazione grazie al “carrello della spesa”
Pubblicato il 13-03-2015


Istat-carrello spesaDopo mesi di stallo, gli italiani rimettono mano al portafogli, e lo fanno iniziando con il riempire il cosiddetto “carrello della spesa”: i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,6% su base mensile e dello 0,7% su base annua (a gennaio il tasso tendenziale era nullo).
I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,6% in termini congiunturali e fanno registrare una flessione tendenziale (-0,5%) meno ampia di quella rilevata a gennaio (-1,4%).

A rilevarlo è l’istat che evidenzia la buona notizia di come a febbraio la deflazione si sia ridotta dello -0,1% (era -0,6% a gennaio), i dati definitivi poi migliorano la precedente stima di una flessione dello 0,2%. L’Istituto rileva come rispetto al mese precedente l’indice dei prezzi aumenta dello 0,4%.
L’attenuazione del calo annuo dei prezzi è dovuta soprattutto alla ”decisa ripresa” di un bene primario come quello dei vegetali freschi (+10,8%, da -1,7% di gennaio), a contribuire ci ha pensato anche l’accelerazione dei servizi relativi ai trasporti (+1,4%, da +0,3% di gennaio), l’inversione di tendenza dei tabacchi (+3,7%, da -0,4% di gennaio) e il parziale ridimensionamento della flessione annua dei prezzi degli energetici non regolamentati (-12,8%, da -14,0% di gennaio).

Una buona notizia per l’economia italiana quella della riduzione della deflazione, che se inizialmente aveva rafforzato il potere di acquisto dei consumatori, a lungo andare rischiava di portare a uno stallo economico di non poco conto.
Oggi gli ultimi dati dell’Istituto di Statistica dicono che l’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale a +0,6% dal +0,3% di gennaio. Al netto dei soli beni energetici l’inflazione si porta a +0,7% da +0,3% del mese precedente, inoltre i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano dello 0,6% su base mensile e calano dello 0,5% su base annua.

Tutto questo grazie quindi al consumo dei beni di prima necessità, a congratularsi per la vicina uscita dal tunnel della deflazione è soprattutto Confcommercio che sostiene:
“È un dato più elevato rispetto alle prime stime – la variazione congiunturale è stata dello 0,4% in luogo dello 0,3% indicato in precedenza – che segnala una riduzione dei rischi di deflazione e trova le sue ragioni in elementi che sono da ricondursi essenzialmente a fattori esogeni e stagionali”. Il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio sulle rilevazioni definitive dell’inflazione di febbraio diffuse oggi dall’Istat dice anche che però “allo stato attuale non sono presenti tensioni inflazionistiche derivanti dal versante della domanda. Solo nei prossimi mesi, con il pieno operare dei favorevoli impulsi esterni e una eventuale politica fiscale interna più distensiva, potrà concretizzarsi – conclude la nota – un’apprezzabile positiva ripresa economica con effetti visibili anche sulla dinamica dei prezzi al consumo”.

Se la piccola risalita dei prezzi rappresenta un ottimo punto di partenza, resta comunque da frenare un eccessivo ottimismo al riguardo, poiché se si riduce la deflazione dello 0,2% la caduta dei consumi negli anni dal 2012 al 2014 è stata del -10,7% (vale a dire una contrazione complessiva della spesa di circa 78 miliardi di Euro).

E anche se le famiglie hanno ricominciato a “riempire il carrello della spesa” hanno comunque ridotto in questi anni i consumi di prima necessità, come quello alimentare (-11,6% dal 2008) e quello della sanità (-23,1% sempre dal 2008).

Maria Teresa Olivieri

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