martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La Lega si slega
Pubblicato il 03-03-2015


La rottura tra il sindaco di Verona, ed ex segretario della Liga veneta, e Salvini non è di facciata. E non credo sia soltanto da raccordare con la ricandidatura di Zaia a governatore. Da tempo Tosi rappresenta per la Lega un caso politico. Già il modo col quale ha affrontato le elezioni, stravinte, nella sua città, lo fecero diverso. Aveva in mente una lista sua appoggiata dai moderati e aperta al contributo di tutti. Alieno ai facili populismi Tosi si è sempre schierato per il federalismo e mai per la secessione. Tosi è sostanzialmente un liberale a sfondo sociale, che mal digerisce da molto tempo i toni accesi, un tempo alla Borghezio sul nord nazione, e oggi di Salvini sul nazionalismo anti emigrati e anti euro. Non deve anzi essergli apparsa incredibile questa svolta a centottanta gradi del suo partito, gestita sempre dagli stessi. Si tratta di un cambiamento che porta seco sempre il segno dell’estremismo e Tosi estremista non è.

Se lo ascolti in televisione, uno si chiede addirittura cosa c’entri lui con la Lega. Uno così, data l’ampiezza della sua area sempre più dilatata in ogni direzione, potrebbe tranquillamente militare nel Pd. Non è escluso che Renzi ci abbia fatto un pensierino, anche se la Moretti è diventata renziana ardente, come ardentemente era stata bersaniana prima. Uno dei tanti casi di conversione con chi vince. Tosi no. Gli va riconosciuto che nel momento in cui il suo partito, grazie a Salvini, arriva al suo massimo storico, si oppone, e addirittura, dopo il suo commissariamento, minaccia di uscire dalla Lega. Questo significa che ha a cuore la politica. Ha creato una sua fondazione. Vorrebbe aprire al centro moderato compreso Alfano. Si rifiuta di trincerare il suo partito in un settarismo lepenista. Non penso apprezzi i nuovi rapporti con Casa Pound.

Penso che la sua posizione potrebbe influenzare il risultato elettorale delle consultazioni venete. Non quello delle politiche, dove tutto sarà giocato su schemi generali. Resta però un problema in più per Berlusconi. Il cavaliere sta preparando la sua offensiva. Dev’essergli assolutamente chiaro che se l’Italicum passerà Forza Italia e Lega dovranno presentare una lista insieme. Il premio di maggioranza alla lista lo impone. E dovranno cercare di coinvolgere, oltre alla Meloni, anche Alfano, se vorranno nutrire qualche possibilità di vittoria. Salvini dice no ad Alfano e commissaria Tosi. Mancano ancora tre anni alle prossime politiche, se non si voterà prima, e c’è tutto il tempo per maturare opinioni diverse. Sono convinto che una lista capeggiata da Salvini, che porterebbe a uno scivolamento a destra di tutti gli alleati, ma anche la presentazione di liste diverse nell’area del centro-destra, siano musica per le orecchie di Renzi. Nel primo caso il suo avversario non riuscirà a sottrargli i voti moderati, nel secondo i voti moderati si contrapporranno a quelli estremisti. Meglio di così…

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Commenti all'articolo
  1. Musiche per le orecchie di Renzi? Si ma se non arrivano note stonate. Quella di Poletti di oggi per esempio che non vuole capire che sulla controriforma Fornero è ora di piantarla di prendere in giro la gente. Salvini che sarà un fascistone ma non è un pirla sa bene quale è il nervo scoperto da toccare, l ha fatto e lo farà ponendolo al centro del suo Fronte Popolare. Ma Poletti e Boeri vogliono il permesso dell’Europa e con l’immagine che ha l’Europa sai che pacchia per Salvini. Quando poi a giugno emergerà che dovremo tirare fuori un po’ di miliardi oltre i 40 già dato per salvare la Grecia vi lascio immaginare. Li punta Salvini: al popolo e ai lavoratori orfani di rappresentanza. Possibile che l’abbia capito solo Damiano?

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