lunedì, 11 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

DIVISI ALLA META
Pubblicato il 30-03-2015


Renzi-legge-elettorale

In tempo per i Tg la Direzione del Pd ha approvato la relazione di Matteo Renzi che ha proposto di non modificare l’Italicum nella terza lettura alla Camera. La minoranza non ha partecipato al voto che è stato unanime. Insomma la quarta Camera, quella dove si prendono le decisioni (la terza, per gli annunci, è quella di Porta a Porta), si è riunita oggi al Nazareno per discutere di legge elettorale e ha dato il via libera alla legge proposta da Renzi in un una riunione dai toni accesi in cui non sono mancate le critiche della minoranza.  Renzi ha imposto l’Italicum decidendo che sarà la legge con cui si eleggerà il prossimo Parlamento e la Direzione del Pd diligentemente ha portato a compimento i compiti assegnati. Si può infatti cominciare a dire che le decisioni non passano più per il Parlamento, ridotto ormai a un orpello burocratico, ma per l’Assemblea nominata dal presidente del consiglio dopo la vittoria alle primarie che lo hanno portato alla guida del Pd e poi del governo.

“Chiedo un voto sulla legge elettorale come ratifica di quanto fatto in questi mesi e come mandato per i prossimi”, ha esordito Renzi in Direzione. “La legge elettorale è stata la chiave di lettura di questo cambiamento che proponevamo al Paese”. Ha poi aggiunto: “Siamo partiti da un giudizio impietoso sulla realtà politica e abbiamo scommesso su un processo di cambiamento del Paese” che si è manifestato “in questa legislatura con le riforme istituzionali e le altre, dal fisco e alla giustizia”. “La democrazia – ha detto ancora – è quel modello in cui si consente in libertà a qualcuno di decidere, con pesi e contrappesi, ma non con blocchi e veti”. Ma a sentire le proteste sempre più accese della minoranza interna del Pd sembra che Renzi confonda il verbo “decidere” con il verbo “imporre”.

“C’è una parte minoritaria della minoranza – ha detto ancora – che è quella del ricatto. Lo dico a D’Attorre che dice che senza modifiche c’è il voto segreto. È un ricatto dentro il partito di fronte al quale non prendo nemmeno in considerazione di discutere”. Parole a cui ha risposto lo stesso D’Attorre: “Un voto di fiducia sulla legge elettorale segnerebbe un vulnus gravissimo dal punto di vista politico e parlamentare, e quello sì che sarebbe un ricatto al Parlamento. Considero un clamoroso errore – ha aggiunto ancora Renzi – riaprire la discussione al Senato, è un azzardo che ci espone a molti problemi, non si spiega politicamente alla Camera, riapre un accordo di coalizione già chiuso e, soprattutto dà il senso di una politica come un grandissimo gioco dell’Oca. Credo che entro il 27 aprile l’Italicum dovrà essere in Aula come calendarizzato, e a maggio dobbiamo mettere la parola fine a questa discussione. Se vogliamo far sì che il 41% sia un investimento sul futuro, è giunto il momento di decidere, continuare a rimandare non serve a nessuno”.

Nel suo intervento Renzi ha dedicato un passaggio anche a Matteo Salvini e Maurizio Landini: “Smettetela di lamentarvi di Salvini in tv: più va in tv e più gli italiani lo conoscono”. Si tratta, per il premier, di “personaggi che sono soprammobili da talk televisivo. Quando vedo Landini in una trasmissione televisiva mostrare di non conoscere, da sindacalista, la legge di Stabilità, mi rendo conto che la politica diventa una rappresentazione mediatica che non ha alcun rapporto con la realtà”. Ed è proprio su Landini che Renzi è tornato a insistere più avanti: “Non sottovaluto per niente la cosiddetta ‘coalizione sociale’, ma non rappresenta per me il futuro della sinistra e neanche il passato della sinistra. Il tentativo di intestarsi una storia che non gli appartiene sarà respinto”. La coalizione sociale “è una sfida interessante che non soltanto non mi toglie il sonno ma che chiede un di più nel racconto: è un tentativo velleitario che non ha mai portato da nessuna parte”.

La legge è vista da molti come fumo negli occhi: da Forza Italia, alla Lega alla minoranza del Pd ai centristi tutti temono che l’Italicum faccia piazza pulita di tutto ciò che non sia gradito al premier. Per il centrodestra la situazione è ancora più complicata dopo lo scioglimento del Polo delle libertà e con la mancanza di un partito di riferimento. È una legge che piace solo a Renzi. La minoranza, anzi le minoranze, del Pd, unica opposizione al renzismo, ha deciso di astenersi per cercare una mediazione possibile. Una speranza vana, visti i numeri schiaccianti della maggioranza renziana in direzione.

“Per quello che so, le minoranze oggi non dovrebbero partecipare al voto” aveva  detto Pippo Civati in mattinata. “Avevo proposto che si parlasse con una voce sola perché si poteva dare un segnale dopo mesi di delirio. Soprattutto il mio appello era perché la minoranza facesse davvero la minoranza; essere minoranza e contemporaneamente maggioranza è una cosa che non esiste”. A chi gli chiedeva se Renzi ha la maggioranza in aula Civati ha risposto: “Dipende da quel che faranno Bersani e i bersaniani”.

Per Bersani è compito del segretario “tentare una sintesi affrontando il tema e parlando nel merito”.  “Non stiamo facendo il castello della minoranza, ma c’è il rischio che si faccia una democrazia di investitura, una sorta di presidenzialismo senza contrappesi, un’autostrada per pulsioni plebiscitarie e populiste”. L’ex segretario Pd ha poi sottolineato che “è preoccupante parlare solo di quello che fa la minoranza”. Alla domanda dei cronisti se firmerebbe per ilMattarellum, ha risposto: “Lo firmerei domani mattina. Se abbiamo fatto Mattarella presidente, possiamo fare il Mattarellum…”.

Chi ancora sperava in una sintesi era  il Capogruppo del Pd è Roberto Speranza che aveva lanciato “un appello affinché sia utilizzato ogni margine possibile” per trovare una intesa sull’Italicum  evitando una spaccatura, con la quale “le riforme sarebbero più deboli e non più forti”. “Non condivido una parte fondamentale del ragionamento del segretario”. “Abbiamo fatto benissimo e andare fino in fondo con le riforme – ha detto ancora Speranza – perché le riforme sono una base dicostituency del Pd. Ma pongo un problema per lealtà”. Dopo l’abbandono di Fi della maggioranza che sostiene le riforme, ha proseguito, “ora rischiamo la spaccatura dentro il Pd”. “E’ giusto andare avanti a maggioranza, e dire ‘no’ ai veti, ma attenzione, perché le riforme devono poggiare su base larga. E’ solo la maggioranza a sostenere la riforma ma se usciamo di qui senza una parte del Pd, usciamo non con riforme più forti ma più deboli”. “Io credo ci sia spazio – ha sottolineato Speranza – di andare avanti senza veti e minacce o ricatti. Ci sono 20 giorni ancora, prendiamoci ogni margine possibile. Se c’è un margine – ha aggiunto – utilizziamolo. Faccio un appello, altrimenti restringiamo troppo il campo di chi sostiene le riforme.   La mia funzione – ha concluso Speranza – la metto a disposizione per trovare una intesa nel Pd”.

Fonti della minoranza Dem spiegano, inoltre, che è necessario ottenere delle aperture sulle modifiche all’Italicum sottolineando, contemporaneamente, che il piano delle riforme istituzionali è altra cosa rispetto a quello della legge elettorale. Una eventuale modifica del ddl Boschi non sarebbe, in questo senso, giudicata sufficiente. Il problema è il combinato disposto tra le due riforme che sottrae potere agli organi di controllo per concentralo nelle mani del presidente del consiglio che diventa così il mazziere che comanda il gioco. Una sorta di presidenzialismo di fatto, come ha detto Stefano Fassina, tra gli assenti al Nazareno. Per l’esponente della minoranza anti-Renzi, siamo davanti “all’ennesima esibizione muscolare perché i numeri sono schiaccianti. Dispiace che non si potrà discutere perché non è un problema della minoranza. Legge elettorale e riforme portano l’Italia a un presidenzialismo di fatto. Le leggi si fanno ancora in Parlamento. Senza cambiamenti significativi, per quanto mi riguarda la legge elettorale non è sostenibile”.

Un singolare appello a Bersani a Cuperlo a resistere è arrivato da Forza Italia attraverso “il Mattinale”, la nota politica redatta dallo staff del gruppo alla Camera che, dopo la dovuta premessa di non voler interferire nelle beghe altrui, chiede alla minoranza di non cedere. Per Forza Italia resta la “speranza di assistere ad una sollevazione coraggiosa della minoranza, che tolga a Renzi i numeri per imporre all’Italia la sua legge elettorale a marce di nuovo forzate”.

Ginevra Matiz

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento