martedì, 12 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La legge di Renzi
Pubblicato il 21-03-2015


Ha ragione Antonio Polito nel suo editoriale di oggi sul Corrierone. Lupi si è dimesso senza essere indagato, De Luca è candidato dopo essere stato condannato in prima istanza, la Barraciu, dimessasi per un indagine da assessora in Sardegna, poi è stata ugualmente promossa sottosegretario, la Di Girolamo si è dimessa da ministro senza essere indagata. E Polito ha anche ragione nell’individuare un presupposto che sta alla base della pretesa di dimissioni da parte del premier. E cioè il suo livello di consenso che sale o che scende. La scelta non è più, come avveniva durante Tangentopoli, determinata dall’avviso di garanzia, ma effettuata sulla base dell’orientamento della piazza.

È il livello di gradimento quello che determina le sue mosse. Chiese le dimissioni della Cancellieri dopo la vicenda Ligresti, senza che il ministro fosse stato raggiunto da alcun procedimento giudiziario, perché il caso era esploso mediaticamente. Non sono più i provvedimenti giudiziari dunque quelli che producono l’effetto della richiesta di dimissioni, ma sono i sondaggi. Le teste vengono tagliate in base alla valutazione del danno collaterale che possono recare al presidente del Consiglio. Bisogna prenderne atto e farsene una ragione. Perché non candidare De Luca, nonostante sia ineleggibile e, qualora la Severino non venisse cambiata, impossibilitato a governare anche se vincente? Ha il consenso e allora affari suoi e dei democratici campani che lo hanno scelto. La cosa non lo scalfisce.

Lupi ha commesso errori. Non si accetta che il figlio lavori con un imprenditore che lavora col suo ministero. Ma le dimissioni erano proprio necessarie? E chi lo ha stabilito? E perché Lupi ha improvvisamente cambiato idea dopo avere negato la sua volontà di dimettersi? Non faccia il Pinocchio. E non si rifugi nel sentimentalismo e nel sacrifico di un papà che ha a cuore il proprio figliolo. Dica apertamente che Renzi gli aveva confidato che sulla mozione di sfiducia il PD rischiava di non tenere. E dunque o la scelta delle dimissioni o quella, ben peggiore per gli effetti che avrebbe determinato, della sfiducia in Aula. Dura lex sed lex. Quella di Renzi è questa.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. A commento del tuo precedente editoriale, assieme alle mie riserve espresse sulle Riforme in corso, sull’annuncite e sul metodo Letta, avevo però apprezzato l’atteggiamento tenuto da Renzi nei confronti di alcune posizioni di una parte della Magistratura dichiarando che i Magistrati devono esprimersi con le sentenze in quanto la nostra Costituzione affida al Parlamento la formulazione delle leggi e che gli Organi Istituzionali devono attivarsi per fare Pulizia e non per trasformare il Nostro in uno Stato di Polizia.
    Quanto tu evidenzi sul doppio pesismo di Renzi e del PD nei confronti di esponenti di altre forze politiche, non può essere accettato da noi socialisti che divenga la Legge di Renzi. Se come socialisti oltre alla nostra autonomia rinunciamo anche ai nostri principi sulle Garanzie giuridiche e costituzionali a difesa di ogni cittadino, significa rinunciare completamente al nostro ruolo e alla nostra Cultura. Sollecita Nencini a scrivere sull’Avanti un editoriale di denunzia sulla Legge Renzi e il nostro validissimo parlamentare Buemi a denunciarla con altrettanta fermezza in Parlamento.
    Je suis socialiste

  2. La legge di renzi si accetta se fa comodo. A un Socialista renzi non deve fare comodo deve essere combattuto perché è un politico della nuova (vecchia?) nomenclatura catto-fascio-comunista che sta distruggendo la Democrazia in questo paese.

  3. Non nacque a caso il fascismo. In Italia, dall’epoca romana, alle signorie rinascimentali, alla tradizione papale, il tentativo di avere un uomo che risolvesse i problemi è sempre stata parte della vita politica.
    Il fascismo fu il risultato di varie componenti. Ora viviamo tempi diversi, forse meno tragici nonostante la crisi. E paghiamo l’esito della stagione di tangentopoli, dove vennero fatti fuori tutti i partiti storici d’Italia. in primis i socialisti, formazione politica molto particolare che metteva insieme la giustizia sociale, la libertà e l’impronta laica del mondo.
    Non ne è seguita una rinascita democratica italiana: spuntò Berlusconi, il PdS-DS aderì all’Internazionale Socialista, ma senza convinzione, andando più alla ricerca di legittimazione dagli USA che all’approfondimento dei temi attuali del socialismo. Infatti l’approdo è stato il PD veltroniano, fondato su elezioni primarie aperte a mille incursioni esterne.
    Berlusconi, in questo percorso ha consolidato il partito personale. Per lui personale lo era davvero, essendone fondatore, capo supremo, finanziatore, ispiratore ed interprete.
    Non aveva le stimmate del duce, era qualcosa di troppo diverso: troppo ricco, troppo scanzonato, troppo viveur. E si è messo fuori con comportamenti disdicevoli.
    Ma il vecchio spirito del ricorso ad un solo uomo al comando lo ha impersonato bene, facendo scuola.
    Nel PD, usciti dalle ultime elezioni senza vittoria, è stato tentato un ricambio. E il cambio, veramente, c’è stato. Matteo Renzi ha sbaragliato alle primarie, appoggiato da un largo consenso moderato (è lì dentro la base materiale di quello che si chiamerà”patto del Nazareno”) e la musica è cambiata.
    Liquidato Letta, installato a Palazzo Chigi e sostenuto da un partito renziano – o “della Nazione” come preferisce chiamarlo . parte in quarta per cambiare verso all’Italia. Se ne frega di tutti, utilizza ciascuno che si presti per travolgere i suoi critici e avanza verso il nulla con piglio baldanzoso. Riforme istituzionali, Jobs act, legge elettorale, elezione del presidente della Repubblica., Tutto fila liscio.
    La politica vera, quella che si occupa dei cittadini, quella della pace e della guerra, quella delle tragedie e delle opportunità, va in dissolvenza, e pare non interessare più.

  4. La principale emergenza contemporanea è quella etica.
    Il “nostro Socialismo”, umanitario, democratico, liberale, ha un fondamento etico, non pseudoscientifico, come sa chi sa.
    Non perdiamo tempo con battaglie di retroguardia, STUPIAMO TUTTI concentrandoci sulla definizione di una nuova moralità.

  5. Caro Mauro di schiaffi al PSI Renzi già ne ha dato tanti. I lavoratori non hanno più il diritto al lavoro, dichiarazione di Renzi concretizzatasi con il jobs act che sta producendo disoccupati e cancellando conquiste socialiste. Il Socialismo ha due elementi essenziali . socializzazione della ricchezza e autodeterminazione della persona beninteso in uno stato democratico e non oligarchico verso cui si sta avviando l’ Italia di Renzi con l’ appoggio anche, purtroppo dei socialisti. Non si puà invocare la difesa dei principi socialisti allorquando li stiamo selvaggiamente calpestando.

  6. Le preoccupazioni per “un uomo solo al comando” sono legittime ma esagerate.
    La politica cinica e opportunista di Renzi non ci piace ma questo cinismo è connaturato ad un certo tipo di politici. Solo che il nostro Renzino è un “pochino” rozzo e arrogante. Valtate che circa un quarto di quanti siedono in parlamento hanno negli anni cambiato più volte casacca.
    Quindi l’uomo solo al comando diventa una necessità. Fortunatamente Matteo non ha bisogno, come Putin, di un assaggiatore dei suoi cibi per evitare di schiattare, ma deve difendersi dalle trappole insidiose che amici ed avversari gli mettono sulla strada, e lo fa con le armi che sa usare meglio.
    Non so se la ricostruzione delle dimissioni di Lupi sia esatta. Io al posto di Lupi mi sarei dimesso proprio per i motivi edotti.
    Cercare di far cadere il silenzio su una vicenda non edificante che espone alla berlina mediatica lui e la famiglia.
    Non ha commesso reati ma si è comportato con leggerezza.
    Più leggero di Poletti? Forse solo perché nel caso del ministro del lavoro non c’erano o non sono state pubblicate intercettazioni compromettenti.

Lascia un commento