lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La ‘riforma’ di Renzi: la Rai torna ‘sotto’ il Governo
Pubblicato il 27-03-2015


Rai-riforma-CdM

Il Consiglio dei ministri ha approvato nel tardo pomeriggio il Disegno di legge sulla Rai, un progetto che porta la firma dello stesso Presidente del Consiglio.

Così come è congegnato il dl uscito dal Cdm, la Rai dovrebbe essere governata da un Amministratore Delegato con poteri rafforzati rispetto ad oggi e da un Consiglio di Amministrazione composto da sette membri di cui quattro verrebbero decisi dalle Camere, due dal Tesoro – e uno di questi dovrebbe essere l’Ad – e uno dai lavoratori.

“Mi auguro – ha detto il ministro Maria Elena Boschi – che il Parlamento possa rapidamente arrivare all’approvazione definitiva, per consentirci anche in occasione del rinnovo del CdA di poter già applicare la nuova disciplina”.

Il Presidente del Consiglio ha invece deciso di mettere da parte l’altra ipotesi su cui aveva lavorato il sottosegretario Antonello Giacomelli, quella del cosiddetto ‘sistema duale’, che prevederebbe un Consiglio di Sorveglianza e uno di Gestione, ma Palazzo Chigi lo ha bocciato, perché non avrebbe dato buona prova di sé quando è stata applicato in Italia. Però proprio questo progetto è stato ripreso da 11 parlamentari della minoranza del Pd, che lo hanno presentato ieri al Senato. La mossa ha aperto un nuovo fronte di scontro con la maggioranza dei renziani, che si va ad aggiungere a quello sulla legge elettorale, e proprio a Palazzo Madama dove i numeri risicati della maggioranza rendono l’iter parlamentare particolarmente incerto.

Sicuramente il progetto varato dal Consiglio dei Ministri sembra riportare la Rai indietro a prima della riforma del 1975, ovvero della riforma che nacque per togliere il controllo dal principale strumento di informazione dei cittadini dal controllo diretto del Governo. In questo caso infatti l’avere un CdA di sette membri di cui 4 indicati dalle Camere e 2 dal ministero dell’Economia, più uno eletto dai lavoratori, stante la cosiddetta ‘riforma istituzionale’ in via di approvazione con lo svuotamento del Senato e la contemporanea riforma elettorale che assegna a un partito, anzi al capo di un partito, il controllo pressoché totale del Parlamento con la nomina diretta degli eligendi, fa sì che nella sostanza la Rai passi dal controllo ‘dei partiti’ al controllo di un solo ‘partito’, quello di maggioranza, ovvero finisca direttamente nelle mani del Governo così come era fino al 1975. E davvero nulla lascia pensare che questo meccanismo possa essere migliore di quello attuale e neppure che in questo modo si possano assicurare gli obiettivi di “indipendenza, obiettività e apertura alle diverse tendenze politiche, sociali e culturali” che dovrebbero essere alla base di un progetto di riforma in senso democratico e liberale.

Alvaro Steamer

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