martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

‘La scena’ di Comencini.
L’emancipazione sotto
le rovine del passato
Pubblicato il 04-03-2015


la-scena-2La drammaturgia di Cristina Comencini accompagna i cambiamenti sociali e di costume della nostra epoca e contribuisce, con il suo messaggio culturale, a diffondere la consapevolezza che in questi mutamenti il ruolo delle donne assume un peso determinante se non imprescindibile. Fondatrice nel 2011 dell’Associazione “Se non ora quando”, ha completato il suo impegno con un’attività teatrale ricca di spunti interessanti, sia nella veste di autrice oltre che in quello consueto di regista: Se “Due partite” era la storia di quattro madri e quattro figlie nel passaggio da un’epoca all’altra, e se “Libere” è stato una sorta di “agit-prop” per promuovere la questione femminile in Italia, ora la nuova commedia “La scena”, con Angela Finocchiaro, Maria Amelia Monti e Stefano Annoni, racconta con ironia e coraggio il rapporto della donna con il maschio, reso ancora più complicato e intrigante da un dialogo che coinvolge due generazioni diverse. “Il passato sono solo muri sventrati, case terremotate da cui si deve fuggire”.

Su questa frase che investe di macerie un’infanzia e un’adolescenza che ha segnato il carattere delle due donne, si anima un confronto serrato tra Lucia (Angela Finocchiaro) e Maria (Maria Amelia Monti), l’una intransigente nell’idealizzazione del sentimento quanto l’altra appare invece tutta proiettata verso gli slanci disinibiti della passione. Due tattiche di difesa diverse, due scudi per proteggere le rispettive insicurezze, causate dai detriti che hanno rispettivamente il volto severo di un’educazione rigida e autoritaria che annienta ogni slancio vitale nell’una, a cui fa da contraltare una visione di genuina apertura alle emozioni che diventa facile preda di pregiudizi nell’altra.

In questo gioco degli opposti le differenze tra le due donne appaiono abissali: Lucia tende a nascondere il proprio corpo, a temerlo e a soffocare le proprie passioni idealizzando l’uomo perfetto nei drammi shakespeariani, a rifiutare incontri occasionali in nome di un’ esigenza che la porta ad elaborare cerebrali domande investigative sul “malcapitato” di turno. L’altra invece si offre con generosità al primo che capita, salvo poi mollarlo la mattina dopo perché avendo due figli a casa pensa di non avere alcuna possibilità con gli uomini e non cerca nemmeno di conoscerli, li usa e poi li allontana. Come l’ultimo agganciato la sera prima a una festa in cui ha bevuto troppo, e di cui non ricorda esattamente il nome né l’età ma che – lei sostiene – potrebbe essere proprio l’atteso.

Anche se risvegliandosi al mattino non l’ha trovato più nel suo letto. Eccolo invece apparire dalla camera dei bambini (assenti perché a casa del padre) in mutande, un giovane ventenne che rimane vittima di uno scambio di ruoli: incontrando Lucia nel salotto la scambia per Maria e quest’ultima lo asseconda, un po’ per liquidarlo e un po’ per divertimento. Lucia dunque si trova ad interpretare la parte dell’amica disinibita e Maria, rientrata dalla preparazione del caffè, è costretta a recitare il ruolo della sua amica severa e moralista. È’ proprio da questo scambio di identità che emergono i veri volti di ciascuno; il cinico giudizio che le due protagoniste danno l’una dell’altra contribuisce a rovistare tra le macerie del passato e ad evidenziare le esperienze che hanno segnato le rispettive vite.

Il ragazzo a sua volta, confondendole l’una per l’altra, rimane vittima di interrogazioni, prese in giro, lezioni da assimilare per avviarsi alla scuola della vita e si rivela per quello che è: un giovane uomo cresciuto da una madre assolutista che ha annientato la figura paterna fino a farla fuggire dal focolare domestico.

I tre interpreti de "La Scena": Angela Finocchiaro, Stefano Annoni e Maria Amelia Monti

I tre interpreti de “La Scena”: Angela Finocchiaro, Stefano Annoni e Maria Amelia Monti

La sua fragilità, stimolata e specchiata dall’insolenza delle due donne, alla fine si tramuta in rabbia che esplode improvvisamente in un’esibizione di violenza trattenuta nei confini di un combattimento di arti marziali contro un nemico virtuale. Uno scarto drammaturgico repentino che mette in soggezione Lucia e Maria e che chiarisce il concetto di come le loro esistenze abbiano bisogno di una nuova “progettazione” (questo il divertente termine utilizzato dal testo).

Uno spettacolo ironico, ben scritto e diretto che centra l’obiettivo delle sue indagini mescolando le rabbie, le fragilità, le pulsioni, le ricerche d’amore e di libertà in un mondo mutante che si confronta con nuovi volti sociali e di costume. Angela Finocchiaro è molto brava a colorare le indovinate ironie del testo con la sua fisicità esilarante, Maria Amelia Monti pur non sfigurando per niente accanto ad Angela forse dovrebbe accompagnare le sue battute anche fisicamente,  con un’impostazione più “calda” e sensuale del corpo. Stefano Annoni è bravo a fare emergere l’ingenuità del suo ruolo e a virare nella grottesca scena in cui lascia sfogare la rabbia repressa.

Carlo Da Prato

 

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