martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La scuola e noi
Pubblicato il 13-03-2015


Non può che suscitare apprezzamento questo accostarsi alla scuola italiana col desiderio di far prevalere autonomia e merito. Il governo ha presentato, con gran battage comunicativo, l’ennesima riforma della scuola, che partendo dalla regolarizzazione di centomila insegnanti tuttora precari, ma lasciando fuori quelli delle materne e degli asili nido statali, arriva fino a nuovi criteri di scelta e di premio. Si tratta di un disegno di legge e prima di gridare gatto, come sosteneva un grande allenatore italiano che forse non eccelleva a scuola, bisogna metterlo nel sacco.

Chi si ricorda della organica riforma Moratti e chi sa dire dove e come sia finita? Poi, dopo il biennio Fioroni, che è intervenuto quasi esclusivamente per modificare ancora l’esame di maturità, è arrivata la contestatissima Gelmini della quale poco si ricorda se non le manifestazioni per difendere la scuola pubblica, anche se non si capisce da che, visto che la scuola privata in Italia copre solo il cinque per cento dell’istruzione. Noi socialisti, da laici convinti, abbiamo perfino fatto due crisi di governo negli anni sessanta, sul finanziamento alla scuola privata, ma negli anni ottanta abbiamo cercato un approdo diverso, forse ancora più laico.

Qual’è il problema della differenza tra scuola pubblica e scuola privata? È che non tutti possono accedere alla prima che diventa così un scuola per ricchi. Allora si propose un buono o voucher che doveva valere per tutti lasciando ad ognuno la libertà di scegliersi la propria scuola. Giacché non sta scritto da nessuna parte che quella pubblica sia sempre meglio e più qualificata di quella privata. Allora, e soprattuto dopo, con le boutade un tantino superficiali di Boselli, si tornò al dogma della scuola pubblica con uno slogan quanto meno azzardato e cioè “più scuola pubblica”, che sarebbe stato meglio sostituire con “meglio scuola pubblica” o con “scuola per tutti”. Ma ogni stagione dà i frutti che dà.

Oggi Renzi, maestro di anti ideologia, ci mostra alcuni criteri della scuola “come la vorrei”. Apprezzabili i nuovi poteri che dovrebbero essere attribuiti ai presidi nella scelta degli insegnanti, sulla base di un ampio elenco. Tutta la verificare la oggettività della scelta e la possibile discriminazione in base all’amicizia, alla familiarità, alla convergenza ideale e politica. Ma d’altronde quello che era prima assegnato a concorsi o a decisioni dei provveditorati meglio sia competenza del capo dell’istituto che è chiamato a rispondere dei pregi e dei difetti dello stesso. Anche i premi, in base al merito, agli insegnanti diventano prerogativa dei presidi e qui l’idea dell’uomo solo al comando, sia esso in un partito, in un comune o in una regione, mi sembra prevalga ancora. Sai te che armonia si creerà nel consiglio degli insegnanti di un istituto dove saranno seduti insieme quelli premiati e quelli no. Ad ogni modo aspettiamo. Un disegno di legge in Italia è solo un’intenzione. È l’inizio di un lungo iter. Sai come comincia. Non sai come e quando finirà. E se finirà.

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Commenti all'articolo
  1. Questa volta non serve un commento lungo o complesso. La verità è solo una: questo progetto criminale di distruzione della scuola pubblica va fermato! Aspetto i nostri parlamentari al varco, stavolta non sono tollerabili incertezze. Se il PSI ha smesso anche di difendere la scuola pubblica veramente non ha più senso che esista. Dare potere ai presidi di decidere chi deve salire in cattedra equivale a legalizzare la raccomandazione. Ma quale autonomia… Ma quale merito… VERGOGNA!

    • Leggo e condivido al 99% Mauro, per lo stile, la competenza, la correttezza dell’analisi, la libertà di idea: da lui imparo.
      Ma evidentemente ho grandi margini di apprendimento; ad es. non sapevo che il governo del nostro paese ha un progetto criminale di distruzione della scuola pubblica, come sostiene D’Agostino.
      Al quale chiedo, nel particolare delle “salite in cattedra”: chi deve deciderle? gruppi di lavoro sindacati/genitori ? commissioni d’esame di studenti muniti di latte di vernice? Chi deve misurare il merito ? una giuria estratta a sorte ?
      Chi lo valuta il tuo di merito, D’Agostino ?

      • Presumo che dal compagno Direttore tu non abbia imparato molto se non sei in grado di coglierne il tratto ironico che, sovente, connota i suoi articoli.
        Ad ogni modo, un governo che butta milioni di Euro a favore della scuola privata, in barba all’articolo 33 della Costituzione, non saprei qualificarlo diversamente rispetto a quanto già ho scritto.
        Sulla chiamata diretta, non solo io (che sono un profano della materia), ma tantissimi addetti ai lavori, ritengono che l’accesso ai ruoli ed alle supplenza debba essere disciplinato da criteri oggettivi, quali il superamento di un esame di abilitazione ed il successivo eventuale concorso possono garantire. L’idea che la scuola sia una proprietà privata del preside è, prescindendo da ogni considerazione soggettiva, un abominio ed un’offesa al dettato costituzionale, che prevede l’obbligo di concorsi pubblici trasparenti e conseguenti graduatorie (e sottolineo “graduatorie”) per l’accesso a ruoli od incarichi che promanino dall’amministrazione pubblica.
        Ho inteso rispondere con pacatezza ed educazione al tuo commento, tuttavia devo dire che sono abituato a confrontarmi con persone capaci di firmarsi con nome e cognome.
        Cordialmente

        compagno Sandro D’Agostino

  2. La scuola purtroppo non esiste più. E’ diventato solo un sistema per dare posti di lavoro mal pagati a insegnanti sfruttati e i tanti che si impegnano sono illusi di poter cambiare la situazione. I politici hanno distrutto la scuola: (ex)-democristiani e (ex)-comunisti i primi perché vogliono una scuola cattolica, anzi becero-cattolica, i secondi si sono inventati l’alunno-cliente e siccome il cliente ha sempre ragione il diploma deve essere garantito. Si può impedire questa situazione? Certo, basta accettare la logica liberale di togliere il valore legale al titolo di studio e prima o poi si tornerà ad avere un qualche barlume di decenza. Anche questa volta così vinceranno le classi più abbienti perché i loro figli avranno le migliori scuole a scapito del popolo che si dovrà accontentare delle scuole ghetto. Ma in america (USA) non è così. Non siamo un grande paese!?

  3. Così scrivevo ieri su FB, così commento oggi il pezzo del Direttore. Sono abbastanza vecchio per aver conosciuto tante vicissitudini della scuola; sono abbastanza vecchio per aver conosciuto la scuola del dopo riforma Gentile, e di quelle che si sono succedute da Sullo a Misasi: ho visto e vissute sulle mie spalle di giovane studente (non sessantottino attivo per anagrafe, ma passivo per conseguenza) le esperienze delle riforme di Bodrato di Falcucci e di Galloni, quella dei Decreti Delegati (dell’allora Ministro Malfatti, un nome una garanzia!!), quella dell’Università; da padre, e da genitore, quella di Mattarella, oggi Capo dello Stato, e quella di Berlinguer e successive; da padre di figlia insegnante e plurilaureata, ho assistito a continui cambiamenti del mondo della scuola, della cultura e della formazione, da De Mauro a Moratti a Fioroni, fino alle ultime disastrose esperienze della Gelmini (quella dei neutrini) e quella intelligentemente intentata dalla professoressa Carrozza. Tutte queste vicissitudini hanno SEMPRE, dal ’68 in poi, coinvolto studenti protestatari, invocanti un’altra riforma scolastica: mi domando oggi QUALE! La scuola dove non si studia, non esiste, l’università del famoso “18 politico” e dei “fuoricorsisti di carriera” ha dimostrato i suoi limiti e le sue lacune; la cultura in questo paese è andata dissolvendosi appiattendosi su livelli sempre più bassi, con livelli di maturandi e laureandi tra i più bassi d’Europa e di scolarizzazione dell’obbligo che spesso rasenta il limite di una comunità civile. Insegnanti che invocano, giustamente il diritto ad insegnare ed all’inserimento nei posti vacanti, ma poi si oppongono a chi intende misurarne le doti e le capacità di insegnamento; gli studenti che da par loro contestano materie e metodi, genitori che sostengono a spada tratta i figli denigrando insegnanti ed istituzioni scolastiche, ma dove siamo arrivati? Lo stesso Gramsci, che criticava la riforma Gentile sosteneva comunque che lo studio richiede impegno e fatica esattamente come il lavoro fisico. Scriveva il capo dei comunisti italiani in “Per la storia degli intellettuali”: “Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza”. Ed allora BASTA per dio una volta per tutte. La discussione vera deve essere sulla pubblicità della scuola, della priorità della scuola statale sulle scuole private e religiose, sul diritto per tutti all’accesso ed alle opportunità. Ma deve necessariamente anche essere premiante per chi vale, sostenere chi merita, dare spazio a chi raggiunge gli obbiettivi senza peraltro abbandonare per strada gli altri. La scuola è aggiornamento, è preparazione, è educazione alla società che ci circonda, è rispetto delle regole, dei valori, delle “gerarchie” (parola cassata come fosse peste, ma di cui paghiamo le conseguenze). Ci dicano i riformatori che tirano le uova e sparano razzi e bombe molotov, cosa propongono per migliorare la scuola, in termini di qualità? Son pronto a prendere tutti gli sputazzi che senza dubbio FB mi tirerà contro, ma son altrettanto certo che altri sono gli obbiettivi della protesta. Forse la proposta Giannini non piace? possibile; si proponga qualcosa di fattibile che però intenda raggiungere gli stessi risultati di alta qualità di formazione e conoscenza che voglio augurarmi siano insiti nell’idea della Ministro e del Governo. Se così non fosse si analizzino le controproposte, di studenti e corpo docente, poi si verifichino le congruità. Se però il livello continua a spingere verso il basso, allora scusate, ma non ci sto!

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