lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

LA STRADA DELLE RIFORME
Pubblicato il 09-03-2015


Renzi-Riforme-governo

Martedì alla Camera si vota per il ddl Boschi che ridisegna gli assetti istituzionali del nostro Paese. La maggioranza, a meno di clamorosi eventi, non avrà problemi a garantire il voto. Il premio di maggioranza permette al governo di contare su 340 voti. Ma questa volta la riforma conterà su un appoggio diverso, infatti, contrariamente a quanto successo al Senato, Forza Italia voterà contro.

“Non ci stupisce – commenta dal Nuovo Centrodestra Angelino Alfano – che la Lega chieda a Forza Italia, come condizione indispensabile per un accordo alle Regionali, di non votare le riforme che, prima, la stessa Forza Italia. aveva sostenuto. Ci stupirebbe, e ci dispiacerebbe molto, se Forza Italia accettasse questo diktat, facendo nascere in Parlamento il futuro fronte del no estremista alle riforme che si manifesterà il prossimo anno al referendum confermativo”.

Infatti il voto di domani potrebbe dare il via a dei sostanziali mutamenti dell’assetto parlamentare segnando l’inizio di una nuova intesa tra Forza Italia e la Lega  oltre allo spostamento definitivo dei deputati usciti dal M5s verso la maggioranza.
Alla Camera la riforma costituzionale è già stata approvata lo scorso agosto al Senato anche con i voti azzurri. La defezione forzista potrebbe mettere a rischio l’approvazione definitiva del provvedimento, che oltre al voto di Montecitorio di domani dovrà affrontare la seconda lettura in entrambi i rami del Parlamento. E ha riacceso il contradditorio all’interno dello stesso Pd dove la minoranza chiede, ora che i berlusconiani si sono sfilati, di apportare una serie di modifiche al testo già varato. Il M5S intanto annuncia che non prenderà parte al voto, anzi  i 5 Stelle rivolgono un appello alle altre opposizioni perché si uniscano a loro contro quella che chiamano “Schiforma costituzionale”.

Il consigliere politico di Forza Italia, Giovanni Toti pubblica su Facebook un invito al centrodestra a smetterla di tirare per la giacca Forza Italia sul tema delle riforme. “Il nostro movimento politico, domani, si esprimerà contro il disegno di legge Boschi”. “Tale linea politica – aggiunge – è frutto di un profondo convincimento elaborato all`interno del partito e dei gruppi parlamentari, all’indomani dello strappo consumato dal premier Renzi. E’ il nostro, un convincimento, frutto di una totale autonomia e indipendenza di pensiero”.

Che la situazione sia abbastanza fluida anche dentro FI, ad ogni modo, lo testimonia quanto Renato Brunetta scrive su Twitter: “Le cronache narrano di Matteo Renzi nervoso con sua minoranza e con Forza Italia per voto contrario a riforme e chiede aiuto a Verdini. Che paura… Brrr…”, è l’ironia del capogruppo FI a Montecitorio che in un colpo solo manda un messaggio a Palazzo Chigi ma fa anche riferimento ai ‘rumors’ secondo i quali sarebbe in attività un fronte ‘nazareno’, nel partito del Cavaliere, per evitare di portare alle estreme conseguenze la linea dura annunciata sul pacchetto riforme.

In tutto questo, Matteo Orfini, a margine della riunione convocata da Matteo Renzi con i parlamentari Pd, assicura che “cercheremo il più ampio consenso possibile fino all’ultimo momento”. E quanto alla legge elettorale, oggetto delle ostilità della minoranza Dem, ricorda che “sono state recepite molte delle istanze della minoranza. Ora l’importante è che si voti”.

Il vicepresidente del Pd Lorenzo Guerini si aspetta l’ impegno da parte di tutti. “Spero che la riforma costituzionale possa vedere in aula la presenza di tutti i gruppi politici”, ha aggiunto Guerini a proposito dell’annunciata ‘diserzione’ da parte dei 5 Stelle: “Vedremo domani. Se qualcuno decide di chiamarsi fuori, ne prenderemo atto, ne sarei dispiaciuto”.

A Civati bisogna riconoscere il pregio di parlare chiaro: “Come hanno fatto Chiti e Tocci al Senato – scrive – così voterò anche io alla Camera. Non darò il mio voto alla riforma costituzionale. Lo faccio in ragione di una posizione ‘di merito’ che accompagna le mie azioni dal gennaio del 2013. Lo faccio senza pensare alla questione delle correnti del Pd e ai rapporti con la segreteria, perché questa è la Costituzione”. Scrive ancora Civati: “Discutere già di referendum quando la riforma non ha ancora conosciuto la lettura condivisa del testo da parte delle due Camere, è una precisa indicazione politica, in cui non mi riconosco affatto” scrive il deputato della minoranza Dem.

Dalla minoranza dem si leva anche la voce del senatore Vannino Chiti: “La riforma costituzionale che la Camera sta approvando non ha minimamente corretto gli assi portanti: un premierato assoluto, senza cioè contrappesi, e una mortificazione della rappresentanza. In più, risulta accentuato il centralismo. Altro che passi avanti!”.

Ginevra Matiz

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