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Opinioni e commenti
 

Libia. Isis avanza, chiusi i pozzi petroliferi
Pubblicato il 05-03-2015


Petrolio LibiaLa situazione s’infiamma in Libia, tanto che dopo gli attacchi delle milizie dello Stato Islamico la National Oil Corporation (NOC) la compagnia petrolifera nazionale della Libia, ha annunciato la chiusura di undici giacimenti di petrolio. La decisione è stata presa in seguito all’assalto delle forze islamiste dell’inizio di questa settimana ai campi petroliferi di Al Bahi e Al Mabrouk, provocando seri danni. Ieri poi l’Isis ha preso il controllo di un altro campo petrolifero libico, quello di Al Dahra, a sud di Sirte. Fonti militari libiche fanno sapere che le guardie del campo si sono ritirate dopo aver finito le munizioni in violenti combattimenti con i jihadisti che hanno attaccato Al Dahra dal mattino. Le forze islamiche non solo stanno devastando, ma anche impadronendosi del petrolio di cui il Paese africano è ricco, “quando siamo arrivati, il campo era completamente vuoto,” ha detto il Colonnello Hakim Maazab, a guardia del campo petrolifero del sud est di Tripoli.

La Libia, membro dell’OPEC, ha grandi riserve di petrolio dell’Africa, circa 48 miliardi di barili, in passato esportava 1,6 milioni di barili al giorno prima che Gheddafi venisse rovesciato. Da allora la produzione di petrolio è scesa, passando da una media di 430.000 barili al giorno nel 2014 a una media di 350.000 barili al giorno nel mese di gennaio 2015. In queste ore la Comunità internazionale sta cercando almeno di portare a una mediazione tra i due governi nel territorio libico. Le forze di sicurezza libiche, fedeli al governo riconosciuto dalla comunità internazionale hanno annunciato la sospensione delle operazioni aeree per tre giorni per favorire il dialogo, i negoziati sotto l’egida dell’Onu in corso in Marocco. Prende il via infatti oggi a Marrakech, in Marocco, un nuovo round del processo di dialogo politico intra-libico mediato dall’Onu. Secondo il quotidiano libico “Libya Herald” all’incontro dovrebbero essere presenti i 23 leader politici del Congresso nazionale di Tripoli che hanno aderito alle precedenti sessioni.

Ai colloqui di oggi parteciperanno anche delegati del parlamento libico di Tobruk, ad oggi l’unico organismo riconosciuto dalla Comunità internazionale. All’inizio della prossima settimana i colloqui proseguiranno in Algeria, dove è prevista una prima riunione di alto livello fra leader libici.

L’Unsmil, la missione Obu per la Libia, ha reso noto che i colloqui di Marrakech si concentreranno su tre questioni: formazione di un governo di unità nazionale, ritiro scaglionato di tutti i gruppi armati dalla città di Rabat, completamento del processo di stesura della costituzione con scadenza chiare. Così i caccia dell’aviazione libica, fedele al generale Khalifa Haftar, cesseranno i loro raid aerei in Libia per i prossimi tre giorni. Lo scopo è facilitare il lavoro dei delegati libici partiti per Rabat, secondo una fonte dell’aviazione libica all’emittente televisiva “al Arabiya”, ma l’obiettivo per la missione Onu resta quello, come annunciato precedentemente, di arrivare a un cessate il fuoco tra le parti che potrebbe essere annunciato già domani sera, alla fine dei lavori, così come dovrebbe essere scelto il nome del nuovo premier di un governo di unità nazionale.

Bernardino Leon, il Commissario Onu, ha sottolineato che gli attacchi condotti negli ultimi due giorni dagli attori in conflitto in Libia sono “incoscienti e inaccettabili”. L’inviato speciale Onu in Libia si è detto però fiducioso sull’esistenza di una volontà politica da parte di tutti al fine di raggiungere un accordo politico. “Continuo ad assicurare a tutte le parti che il dialogo è un affare esclusivamente libico”, ha dichiarato Leon precisando che il ruolo delle Nazioni Unite è quello di facilitare un’intesa senza imporla”.

Le divisioni libiche però si riflettono anche sulla situazione internazionale: Egitto, Giordania e Russia sono percepiti come alleati di Tobruk, dove la nomina del generale Khalifa Haftar come capo delle forze armate è vista come un elemento capace di coagulare i terroristi sul fronte opposto. Usa, Gran Bretagna e Turchia sono percepiti come più vicini a Tripoli, mentre l’Italia è nel mezzo.

Intanto in queste ore gli aerei da guerra dell’esercito fedele al parlamento di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, hanno bombardato l’aeroporto di Tripoli, poche ore prima dell’inizio dei colloqui per la pace in Libia promossi dalle Nazioni Unite in Marocco.

Dall’altra parte l’Italia si sta armando in queste ore per trovare soluzioni a un conflitto che riguarda da vicino il nostro Paese: il volo di Matteo Renzi verso Mosca è prima di tutto per cercare un ulteriore appoggio nella missione libica. “La situazione è peggiorata in Libia e la Russia è per una soluzione pacifica e appoggia gli sforzi dell’Onu”. Così Vladimir Putin al termine del colloquio, al Cremlino, con il premier italiano Matteo Renzi. Anche il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha annunciato che “l’impegno dell’Italia è stato di ristabilire un equilibrio per far sì che nell’Unione europea si consideri centrale la questione migrazione nel Mediterraneo e la questione della Libia”.

Maria Teresa Olivieri

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