giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’ottusa, dogmatica e
cieca omofobia iperbolica
Pubblicato il 13-03-2015


omofobiaTra le perversioni di chi studia filosofia e si appassiona, c’è quella di estendere i termini tecnici filosofici anche a tutto il resto. E così, tra dialettismi, materialismi, sovrastrutture e idee pure collocate nell’Iperuranio (potrebbe essere un simpatico nome per un supermercato..), si potrebbe estendere il concetto di “dubbio iperbolico” del caro Cartesio (quel dubbio esteso a tutto quanto, a tutta la realtà, se esista così come la conosciamo o meno, che poi si risolve col famoso “cogito ergo sum”) al concetto di omofobia. Ora, senza continuare con questo odioso giochetto dei termini assurdi, vi spiego perchè.

Sappiate che il vocabolario definisce il termine omobobia come “avversione verso gli omossessuali”. Ebbene, certamente chi dice che l’omossessualità è una perversione dannosa e da combattere o addirittura una malattia, è definibile omofobo. Ma allora anche chi è contro i diritti civili verso questa categoria di persone lo è? Contro il matrimonio gay, o contro l’adozione? Chi dice che la risposta è molto semplice, mente a se stesso. Questo perchè, a quanto pare, anche alcuni omosessuali sono contrari all’estensione di questi diritti. E loro, beh, definiti omofobi proprio non possono essere.

Caso emblematico è quello dell’attore britannico Rupert Everett, il quale qualche anno fa aveva affermato: “Non riesco a pensare a niente di peggio che essere allevato da due papà gay”. Opinione certo discutibile, ma che comunque va rispettata. E invece oltre all’infuriata reazione dell’associazione LGBT americana, l’attore dichiarò di aver ricevuto numerose minacce di morte. Insomma non un bel clima.

Caso molto più recente, invece, è quello dei famossissimi Dolce&Gabbana, che qualche giorno fa hanno esordito con una: “L’unica famiglia è quella tradizionale”. Anche questa frase è molto discutibile, anche alla luce del fatto che solo dieci anni fa erano sulla copertina di Vanity Fair, con in braccio quattro neonati e il loro “desiderio di essere padri”. Certo è che, sinceri o no, non sono i soli omossessuali a pensarla così. Quindi che si fa?

Ovviamente SEL li accusa subito di “idiozia conformista” (sull’idiozia sono d’accordo; ma conformismo a cosa, dato che anche la destra sembra ora aprire agli omosessuali?), e posso solo immaginare quanti simpaticoni li accusano di altro. In particolare conosco la logica, ahimè molto diffusa tra la nostra cara sinistra, per cui si vede omofobia dappertutto. È  omofobo chi discrimina i gay, è omofobo chi non fa niente per aiutare i gay nella loro battaglia di emancipazione, è omofobo chi dice “frocio” o “finocchio” o qualunque parola discriminatoria seppur usata per scherzare, è omofobo chi non vuole l’estensione dei diritti civili, ed è omofobo anche chi non fa niente per l’estensione dei diritti civili.

Insomma, chi più ne ha più ne metta: sono omofobi tutti, tranne loro. Da qui l’omofobia iperbolica, vista e accusata dappertutto. E a quanto pare, scopriamo da queste persone che pure alcuni gay sono omofobi. Questi argomenti sarebbero certo un ottimo modo per raccontare qualche barzelletta, se questa tendenza a vedere omofobia dapertutto non rendesse pericolosa per la libertà di espressione una certa legge, conosciuta come “Legge Scalfarotto”.

Si tratterebbe di estendere il reato di discriminazione razziale (esteso poi alle discriminazioni religiose e linguistiche) anche alle discriminazioni di tipo omofobo, aggiungendo l’obbligatorietà dello sconto della pena in carcere (niente più multa insomma), al termine del quale si è obbligati a prestare un periodo di servizio in associazioni che si fanno promotrici dell’abbattimento dei pregiudizi di genere sessuale (associazioni come l’ArcyGay, GayAics etc per intenderci). Insomma una pena piuttosto dura se si conta che si rischierebbero dai sei mesi ai quattro anni.

Il punto è che, al di là di quanto possa e debba essere dura una pena, alla luce del fatto che il termine omofobia è molto ambiguo, potrebbe diventare un reato di opinione (e la libertà di opinione è tanto cara a noi socialisti) nei confronti di chi, magari non avendo nulla contro i gay (e magari, come nei casi sopracitati, essendo gay), è contro il diritto d’adozione per gli omossessuali. E non sarebbe bello.

Da socialista ovviamente sono per il pieno riconoscimento dei diritti verso questa categoria di persone (e a Dolce&Gabbana risponderei volentieri con un sonoro “cambiate opinione più velocemente di quanto cambiate look!”), però tengo anche alla libertà di espressione, anche e soprattutto di chi non la pensa come me! Per cui sarà meglio per tutti che questa Legge Scalfarotto sia più chiara, ma soprattutto che si smetta di usare a sproposito il termine omofobia.

Perché come dice il caro Voltaire (anche lui filosofo ovviamente): “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimerle”. Noi socialisti questo concetto l’abbiamo fatto sempre nostro, sia all’esterno che all’interno del nostro partito (dove il centralismo democratico non esiste, e non ci si allinea alle decisioni della maggioranza o si tace, ma ogni compagno, sia internamente che pubblicamente, ha il diritto di continuare ad esprimere la sua opinione). Tutto questo fa parte della nostra cultura, e deve continuare ad esserlo, assieme al nostro essere eretici nel toccare qualunque argomento. L’ottusa, dogmatica e cieca omofobia iperbolica invece, la possiamo pure lasciare agli altri.

Enrico Maria Pedrelli

(segretario Fgs)

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