mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’uomo contemporaneo
nella ricerca scultorea
di Emanuele Giannelli
Pubblicato il 24-03-2015


Hovo Sapiens

Hovo Sapiens

Nella sua ricerca artistica tende sempre a porre dei dubbi per creare una comunicazione, senza mai prendere una posizione. “Mi piace che l’altro abbia una sua idea e una sua interpretazione” confida all’Avanti! Emanuele Giannelli, classe 1962, scultore figurativo – romano d’origine e toscano d’adozione – tra i più anomali e brillanti del panorama italiano contemporaneo. La ricerca scultorea è emersa dopo gli studi all’Accademia e, con la sua generazione ha condiviso le opere visionarie di fumettisti come Billal e Moebius, di scrittori come Dick, di film come ‘Blade Runner’ e di gruppi musicali come i ‘Ministry’. A partire dalla fine degli anni ’80 Giannelli ha iniziato ad indagare sull’uomo occidentale – che chiama “animale bipede” – e che appartiene a quella tribù in grado di possedere enormi potenziali dal punto di vista tecnologico, mescolati a una forte tensione all’autodistruzione. Fino al prossimo 18 aprile, Palazzo Taverna – a Roma – ospiterà ‘To Lie Or Not To Lie’, la sua prima mostra personale, curata da Gianluca Marziani e Anna Lo Presti.

LA RETROSPETTIVA – La retrospettiva – che presenta circa 25 opere realizzate negli ultimi tre anni – è stata concepita e disegnata come un viaggio narrativo e sensoriale, una discesa emotiva tra installazioni che sono storie autonome, momenti biodinamici della sua avventura visionaria tra corpi scolpiti nella resina. Giannelli concepisce la scultura come una mappa multiforme del corpo umano e le sue opere – ormai già da diversi anni – pongono interrogativi sui temi della coscienza etica come la mutazione genetica, la moltiplicazione identitaria, le clonazioni e la chirurgia plastica.

Giannelli-I sospesi

I sospesi

LE OPERE IN MOSTRA – Ne sono un esempio ‘I Sospesi’, sculture di uomini appesi/sospesi nel tempo e nello spazio, sospensione che nasce “da un disagio, da un senso di precarietà che viviamo negli ultimi decenni” spiega l’artista. “Le figure ricercano – nella loro reazione – di uscire da questo stato di difficoltà creatasi da anni di superproduzione. Nel caos i corpi dalla muscolatura possente si oppongono, si ribellano, ricercando un proprio equilibrio”. Un’altra stanza dell’antico palazzo romano ospita invece statue di neonati avvolti in collant da donna “poiché volevo che l’effetto fosse quello di un feto all’interno del grembo materno” specifica l’artista. ‘Fabbricanti di cellule staminali’ è il titolo dell’opera perché “credo che il nostro Paese non abbia ancora inteso l’importanza delle cellule staminali – necessarie per diventare ancora più forti – contenute nel cordone ombelicale. Si tratta di una rivoluzione che cambierà il mondo della chimica e della medicina” sottolinea Giannelli.

Fabbricanti di cellule staminali

Fabbricanti di cellule staminali

'Double Skin'

‘Double Skin’

Il tema della diversità è invece affrontato in ‘Double skin’, la cui idea di partenza è stato il volto dell’ex pugile, Mike Tyson mentre “la suggestione di inserire una cerniera del colore opposto della testa dell’umanoide – in questo caso negroide – è venuta in un secondo momento” specifica Giannelli che auspica di “trovare l’energia per continuare ad indagare quello straordinario equilibrio tra capacità e senso di autodistruzione che caratterizzano l’uomo contemporaneo”.

Silvia Sequi 

 

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