martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

LUPI NELLA BUFERA
Pubblicato il 17-03-2015


Lupi-Ercole-corruzione

Pressioni su Lupi e pressioni sul Governo. La questione sull’opportunità della permanenza al governo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi alla luce dell’inchiesta di Firenze mobilita le opposizioni, in particolare Sel e il Movimento 5 Stelle che hanno deciso di presentare una mozione di sfiducia congiunta andando oltre la richiesta dell’assemblea dei capigruppo al Senato che ha deciso all’unanimità che il ministro dovrà riferire in Aula a Palazzo Madama.

Ma parole nette arrivano anche dal Pd. “E’ evidente – dice il  presidente Pd Matteo Orfini – che Lupi debba chiarire alcuni aspetti, sono certo che sarà disponibile a farlo, soprattutto nel rapporto con il premier. Ci sono cose che destano inquietudine e preoccupazione”.  Dal Pd interviene anche Delrio, sottosegretario alla presidenza: “Lupi non è indagato, i fatti non sono tutti a nostra conoscenza. E’ chiaro che ci sono valutazioni politiche che si faranno ma ci vuole un po’ più di contezza delle carte. Poi c’è una decisione che spetta al singolo e credo che sia in corso una valutazione da parte del ministro”. Lui, il ministro, lascia intendere che alle dimissioni non ci pensa. Per ora, però, perché le pressioni che giungono dal PD e dal Presidente del Consiglio sembrano molto forti e univoche anche perché, in passato, vedi caso Cancellieri, Renzi pretese e ottenne le dimissioni della ministra per una telefonata che la chiamava indirettamente in causa per una banale (e umanissima) raccomandazione in favore di una reclusa.

Mentre per Sel “le dimissioni del ministro – dice il capogruppo alla Camera Scotto – le dovrebbe chiedere il presidente Renzi”. Un Renzi preoccupato e furioso che nel corso della giornata ha sentito telefonicamente più volte il ministro Lupi. I casi degli ultimi mesi dal Mose, all’Expo a Mafia Capitale danno l’immagine di un Paese corrotto in cui nulla si muove se non passando per la strada del malaffare. Una visone che il capo del governo ha sempre tentato di combattere con forza e decisione anche quando tra le persone coinvolte sono rimasti impigliati esponenti del suo partito. Ma questa volta è diverso: si parla di un esponente di spicco del governo. Sono solo intercettazioni ovviamente, ma l’opinione pubblica è molto sensibile su questo fronte, e Renzi che ha basato la sua leaderschip sull’immagine e sul vento di novità portato nel Paese cercando di oltrepassare schemi ritenuti vecchi, è a un bivio. Deve decidere sul futuro di Lupi. Un passo indietro di Lupi avrebbe ripercussioni sul governo retto da una maggioranza variegata in cui i parlamentari, soprattutto i senatori, del Nuovo centrodestra sono di basilare importanza. A maggior ragione con le regionali alle porte che costringono i suoi alleati a fare i conti per non finire stritolati dalle urne e a scegliere tra le diverse opzioni, dalla lega a Forza Italia passando ovviamente per il PD. Gli scenari sono i più diversi, con conseguenze che possono essere anche imprevedibili. Anche quella del voto. Che forse più volte ha accarezzato la mente di Renzi ma che probabilmente il presidente del consiglio ha sempre immaginato come extrema ratio. Sarebbe per lui un modo per presentarsi nuovamente, forte della miriade di provvedimenti annunciati, a guidare un nuovo governo. E sarebbe anche un modo per liberarsi di chi disturba il manovratore e in questo anno si è messo di traverso facendo opposizione interna.

Uno scenario respinto da Forza Italia –  come ricorda il Mattinale, la nota politica di FI a Montecitorio – che potrebbe fare da ago della bilancia in un voto sulla sfiducia a Lupi. “Siamo garantisti – si legge nella nota di Fi – ed essere garantisti vale per gli amici (e Lupi lo è), ma ancora di più per chi è avversario (e Lupi lo è). In Parlamento assumeremo un atteggiamento conseguente. Non si può far dettare dai magistrati l’agenda politica e  l’organigramma del governo”. Dunque par di capire che almeno a Montecitorio, in caso di voto di sfiducia a Lupi, i parlamentari azzurri lo respingerebbero.

In una delle intercettazioni diffuse si parla anche del segretario del Psi e viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini che sarebbe stato nominato grazie alla “sponsorizzazione” di Incalza. “Millantato credito o furbizia”. Risponde Riccardo Nencini “anche a volerle prendere sul serio” dice commentando le frasi estrapolate da un’intercettazione tra Incalza e Lupi che lo riguarderebbero, a margine di un’iniziativa a Bologna. “Conoscendo il Presidente del Consiglio – aggiunge Nencini – sembra davvero difficile credere che sia stato un dirigente del MIT, che ho rivisto dopo anni al ministero, a determinare la composizione del suo esecutivo, dove tra l’altro siedono tutti i rappresentanti della maggioranza, io incluso. Quanto a Lupi lo ho conosciuto solo dopo la mia nomina a viceministro. Sono invece orgoglioso – aggiunge – che nelle intercettazioni si dica che sono uno che rompe i coglioni. E’ esattamente – conclude – quello che sono: un uomo libero”. Le stesse considerazione le esprimeva intervenendo in diretta alla trasmissione ‘Piazza pulita’ su La7. Successivamente in un’intervista al quotidiano la Repubblica lo stesso Lupi ha chiarito il senso delle sue parole contenute nell’intercettazione. “Questo è il limite delle intercettazioni – spiega il ministro – che non rendono il tono scherzoso delle conversazioni. Io allora conoscevo poco Nencini e Del Basso De Caro, due persone peraltro bravissime. Sapendo che erano socialisti come Incalza, lo prendevo in giro”. A sua volta Nencini commentava con un tweet: “Ringrazio il Ministro Lupi per aver chiarito il senso della telefonata con Incalza. Il chiarimento sgombra il campo da ogni malevola interpretazione”.

In difesa di Nencini interviene anche Donato Robilotta. “Esprimo solidarietà umana, personale e politica al segretario del Psi e vice ministro, Riccardo Nencini – afferma in una nota- per essere stato messo alla gogna mediatica con la pubblicazione di intercettazioni che non hanno niente a che vedere con l’inchiesta in corso. Spiace ancora una volta vedere che le intercettazioni vengono usate come strumento di lotta politica e soprattutto per indebolire e screditare sempre di più il sistema politico. Spero che non ci sia il tentativo di far pagare a Nencini le battaglie per una giustizia giusta e soprattutto la recente riforma sulla responsabilità civile che ricalca il progetto di legge presentato dai socialisti con il senatore Enrico Buemi”.

Ginevra Matiz

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