lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Una Repubblica
fondata sulla raccomandazione
Pubblicato il 20-03-2015


Raccomandazioni-tangenti-LupiNon è difficile, se lo si vuole, vedere l’aspetto positivo delle intercettazioni pubblicate in questi giorni sulla scia dell’ennesima inchiesta sulla corruzione. Prendiamo ad esempio lo scambio di battute che riguardava l’‘aiutino’ al nipote di monsignore Gioia, l’ex delegato pontificio per la Basilica del Santo a Padova (non indagato), che ci auguriamo venga convinto a ‘dimissionarsi’ dal Papa così come ha fatto Renzi con Lupi.
La riportiamo anche noi così come si legge sul Corriere della Sera.

“Scrive il giudice: «Il 19 aprile, monsignor Gioia riconosce a Incalza il merito di avergli risolto con successo il problema del posto di lavoro per il nipote Gianluca, grazie al suo «intervento sull’amico Fiorillo» con cui pure lui ormai ha allacciato un rapporto di amicizia «mi hai risolto un problema grosso grosso… Se non c’era il tuo intervento non si muoveva nessuno. Tu fai paura». In seguito ci sono una serie di conversazioni tra Cavallo, Gioia e Perotti che attengono alle iniziative che lo stesso Gioia intende assumere al fine di reperire «voti» per le «Europee, in favore di Maurizio». Gioia: mi dovete far sapere chi porta il “capo” per le Europee perché io non so nulla ancora, ma è urgente che ce lo diciate anche perché se devo poi avviarmi per alcuni istituti religiosi del mio entourage no?”.

E ancora “il 2 febbraio 2014 Perotti chiama il prelato e gli riferisce il messaggio del ministro: «Ti volevo dire che ieri ho visto Maurizio, gli ho detto che tu lo ringrazi tantissimo e mi ha detto che è ben felice di essere stato di aiuto e ha detto che … “mi raccomando monsignore, si ricordi quando ci sarà la battaglia elettorale di stare con noi e non stare con gli altri”». Gioia non si tira indietro: «Lo farò volentieri»”.

Dunque è tutto chiaro? Qualcuno ha dubbi? L’Italia è un Paese fondato sulla raccomandazione, sul nepotismo, sulla mafiosità. Un malcostume di dimensioni ciclopiche, virulento, reso di estrema gravità proprio perché è stato culturalmente accettato da una parte consistente della popolazione, che lo ritiene tutt’al più un peccato veniale.

Tra chi si occupa di politica, vive ‘nella’ e ‘della’ politica, molti ritengono ‘normale’ aiutare gli amici, fare le raccomandazioni. Non vedono in questo comportamento una truffa ai danni di tutti gli altri che non conoscono né prelati né ministri, sottosegretari o semplici parlamentari, consiglieri regionali, comunali, assessori. Neppure un vigile urbano. Non si rendono conto del disprezzo, dell’odio, del rancore che possono suscitare negli altri che non hanno ‘santi in paradiso’. Oppure che non vogliono averli.

Non si accorgono che così facendo producono danni gravi (anche a loro stessi). Il raccomandato difatti interiorizza il rapporto utilitaristico che è alla base della sua fortuna e dunque nell’ordine si convince di due cose: primo, la politica (spesso Chiesa compresa) fa schifo tutta, è marcia. Secondo: oggi do il mio voto a questo qui, domani a un altro; oppure non voto proprio perché forse è meglio.

E difatti qual è lo stato della politica e dei partiti oggi in Italia? Fatta eccezione per gli ultimi arrivati (forse solo per questa ragione), il Movimento 5 Stelle, sono tutti coralmente, unanimemente, disprezzati, sconfitti dal loro malcostume; considerati, nella migliore delle ipotesi, un’inutile spesa per la collettività.

Eppure a leggere commenti, interviste e dichiarazioni, troviamo ancora chi difende l’italica abitudine alla raccomandazione o, peggio, la considera un modo ‘normale’ di fare politica. C’è chi innalza il ‘clientelismo’ a regolare modus operandi dei partiti. “E che sarà mai una raccomandazione …”

Una mancetta qui, una tangentina lì, una piccola raccomandazione e voilà, il gioco è fatto: l’Italia è a pezzi. Ma c’è di peggio perché l’aver ridotto la politica a questo indecente scambio di favori, significa averle sottratto l’ossigeno per vivere, aver tolto a chi davvero crede nella politica, qualunque possibilità di immaginare e progettare un mondo migliore, vuol dire aver provocato nel corpo della democrazia una ferita infetta, assai difficile da far rimarginare.

Senza dimenticare che l’inchiesta rivela ben altro nel ‘sistema’ che ha regolato per decenni gli appalti delle Grandi Opere e allora possiamo anche dire: meno male che ci sono le intercettazioni e che possiamo anche leggerle. Non è (solo) pruderie, gusto morboso nell’osservare il vizio altrui, ma piuttosto il modo più rapido ed efficace per avere un’idea di come e da chi siamo (mal)governati.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Ai dirigenti scolastici è dato il potere di assumere il personale docente. Presto avremo scuole di famiglia se non fissiamo, ogni cinque anni, la loro rotazione nelle diverse sedi della regione

  2. Ci meravigliamo! Le cose in Italia non cambieranno mai perché chi fa cultura è la chiesa e i laici di qualsiasi idea siano sono sistematicamente posti ai margini. Di chi la responsabilità? Del PCI e come al solito i Socialisti si sono accodati. Oggi, infatti, siamo all’epilogo se non ci liberiamo al più presto della repubblica catto-fascio-comunista e torniamo allo spirito della resistenza e della ricostruzione tra poco tempo saremo costretti a rimpiangere i Nenni, De Martino, Amendola e gli altri che hanno riempito la nostra cultura di giovani degli anni ’60 e ’70.

  3. Io ero molto fiero che la Banca che poi mi assunse avesse fatto questo prendendo spunto dai miei voti alla maturità.
    Poi, un giorno, allora ero assessore in Comune, il parroco della “mia” parrocchia, che non frequentavo più da almeno vent’anni, incontrato in una cerimonia mi disse: “sai, alla richiesta della banca, anche se non venivi più da noi, scrivemmo egualmente che eri un bravo figliolo”.
    Ecco il mondo…

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