martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Caso Nemtsov. La pista islamica e la colpa cecena
Pubblicato il 09-03-2015


Boris-nemtsov-PutinIl caso del delitto di Boris Nemtsov, ex vice ministro e oppositore del presidente Putin, riporta le lancette indietro di almeno un quarto di secolo, tra spie, guerre fredde e delitti dai doppi risvolti. L’omicida ha confessato, si tratta di Zaur Dadayev, ceceno ed ex vice comandante del 46esima brigata operativa delle truppe del ministero dell’Interno. Il motivo sarebbe da ricercarsi nella condanna da parte di Nemtsov alle strage di Parigi e alla fede islamica dell’assassino, anche se sono in pochi a crederlo, inclusa la figlia dell’ex tenente.

Il dito resta puntato su Putin: per molti resta lui il vero mandante e Dadayev solo un capro espiatorio, così come avvenuto con l’omicidio tutt’ora irrisolto della giornalista, Anna Poliktovskaja, i colpevoli vennero trovati, ma il giallo sul caso permane senza dimenticare che anche allora vennero accusati degli uomini di nazionalità cecena. Ramzan Kadyrov, premier ceceno, si è detto sorpreso sia dell’arresto e che della confessione di Zaur Dadayev, il premier aveva conosciuto il reo confesso quando prestava servizio nelle forze di sicurezza di Grozny, e lo ha descritto come “un vero patriota russo”. Sembra un ottimo capro espiatorio quello del terrorismo islamico che non poco sta spaventando anche l’Occidente. Dubbi anche sul fatto che Nemtsov sia stato freddato  proprio accanto al Cremlino, e ciò porta a pensare che l’omicida non avrebbero potuto agire senza il sostegno da parte delle autorità.

Boris-nemtsov-delitto

D’altro canto però resta un vero dilemma sul perché, in caso di una presunta colpevolezza di Putin, il Presidente russo abbia deciso proprio in questo momento di crisi di gettare benzina sul fuoco di una sua già scricchiolante credibilità e voglia, in questo modo, dar modo ai suoi oppositori di tirare acqua al proprio mulino. Senza tirare in ballo l’altra potenza economica oltreoceano, gli Usa, secondo un’altra versione, infatti, potrebbero essere proprio i grandi oligarchi russi e altri oppositori a quello che viene sempre più spesso descritto come uno Zar, i veri manovratori (mandanti) dietro l’omicidio del leader Nemtsov. Non si arriva ad essere l’uomo più potente della Federazione russa senza crearsi dei nemici, oltre che dei consensi e proprio questi ultimi rischiano di venire meno in un periodo in cui la Russia vacilla sotto i colpi dell’inflazione a doppia cifra, con il Pil in calo e il rublo svalutato quasi dell’80%. Ora però la lotta intestina per il controllo del Cremlino finisce però per giocarsi sulla questione cecena e l’eterno fardello che si trascina da anni e che ha interessato non poco Putin.

Al momento la certezza resta una: Dadayev ha confessato e con lui resta in carcere Anzor Gubashev con l’accusa di complicità nell’omicidio. Sono in corso poi accertamenti su altri 3 “sospetti”: Shagid Gubashev, fratello di Anzor (i due a loro volta sarebbero cugini di Dadayev), Khamzad Bakhaev e Temerlan Eskerkhanov. Un sesto indagato, la notizia riportata dall’agenzia di stampa Interfax non è confermata, si sarebbe fatto esplodere poco prima di essere catturato a Grozny, capitale della Cecenia.

Liberato Ricciardi

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